Stretto di Hormuz, in Sardegna il confronto Usa-Emirati - L'Unione Sarda.it
Il Pentagono proroga la permanenza delle truppe americane in Medio Oriente fino al 2027, concedendo a Donald Trump la flessibilità necessaria per valutare le prossime mosse sull'Iran.
Il presidente - secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal - è tentato dal dichiarare finita la guerra e ne ha parlato con i suoi consiglieri più stretti ma l'estensione della permanenza dei suoi 50mila soldati nel Golfo gli lascia mano libera, anche in termini di pressing su Teheran. La morsa economica sugli ayatollah, è la convizione del commander-in-chief, alla fine farà crollare il regime spingendolo a smantellare il suo programma nucleare.
Finora però l'Iran non ha mostrato segnali di cedimento continuando con i raid contro le basi americane in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. E alimentando la tensione nel Golfo dove 13 soldati yemeniti sono rimasti uccisi negli scontri con gli Houthi, non lontano dallo stretto strategico di Bab al-Mandab.
Le acque del Golfo sono state al centro dell'incontro fra il consigliere alla sicurezza di Abu Dhabi con Steve Witkoff, l'inviato di Trump. Il faccia a faccia in Sardegna qualche giorno fa, riporta Axios, è stato concentrato sullo Stretto di Hormuz, che il commander-in-chief vuole aperto a tutti i costi per cercare di rallentare la galoppata dei prezzi del petrolio. Trump è consapevole che una escalation ora del conflitto metterebbe le ali alle quotazioni del greggio, compromettendo le chance dei repubblicani alle elezioni di metà mandato. Ma dopo il voto di novembre non esclude nulla: varie opzioni gli sono già state presentate nelle scorse settimane, e fra queste una ripresa massiccia degli attacchi.
Proprio in quest'ottica, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha optato per estendere il dispiegamento delle forze americane in modo che siano pronte a rispondere a qualsiasi scenario, che sia di guerra oppure di mantenimento della pace. La decisione di Hegseth ha suscitato molte polemiche in un momento in cui è nell'occhio del ciclone per la sua raffica di siluramenti e mentre una froda crescente di repubblicani ne chiede la testa. Da un lato ci sono gli ingenti costi di mantenimento delle apparecchiature e delle soldati dispiegati. Dall'altro c'è l'eccessivo stress a cui i militari sono sottoposti in una missione così lunga.
L'estensione del dispiegamento, e quindi la possibilità che la guerra di prolunghi al prossimo anno, fa temere anche per lo stato delle scorte di armi e munizioni americane, che secondo indiscrezioni sono ridotte al lumicino. Trump ha rassicurato al riguardo: «Abbiamo quantità praticamente illimitate di munizioni di fascia medio-alta e ne stiamo producendo a ritmi mai visti, preparandoci a qualsiasi eventualità». Il commander-in-chief ha quindi spiegato che, per ora, le nuove armi e munizioni resteranno agli Stati Uniti. «Le vendite agli alleati riprenderanno presto».
(Unioneonline)
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