Stress da lavoro, oltre 840mila morti l'anno: il Parlamento Ue vuole nuove tutele
Oltre 840mila persone muoiono ogni anno nel mondo per problemi di salute legati ai rischi psicosociali sul lavoro, secondo un rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo). In Europa, un lavoratore su tre è esposto a un'elevata intensità, tra scadenze serrate e attività che si prolungano anche nel tempo libero. Per affrontare questa situazione, il Parlamento europeo chiede una nuova legge Ue con obblighi vincolanti per prevenire e ridurre stress, burnout e altri danni alla salute mentale e fisica delle persone.
"La diffusione di questi problemi sta aumentando vertiginosamente in tutta Europa ed è aggravata dal crescente utilizzo delle tecnologie digitali e dell'intelligenza artificiale sul posto di lavoro", ha denunciato il relatore del testo, la socialista belga Estelle Ceulemans. "Affrontare questi problemi strutturali legati al lavoro non è solo un obbligo in materia di salute sul lavoro, ma anche una questione economica, poiché la depressione legata al lavoro costa all'Ue 100 miliardi di euro all'anno", ha sottolineato la deputata.
La commissione per l'Occupazione e gli affari sociali dell'Aula ha approvato, con 41 voti a favore, 12 contrari e 4 astensioni, un testo di iniziativa legislativa in cui chiede alla Commissione di proporre un testo le cui misure centrali siano valutazioni periodiche dei rischi psicosociali, piani d'azione obbligatori, regole contro violenze e molestie, valutazioni preventive per riorganizzazioni e sistemi digitali, diritto alla disconnessione e percorsi di rientro per chi si è assentato per problemi legati al lavoro.
L'organizzazione del lavoro
Stress cronico e burnout possono derivare da come il lavoro viene organizzato: carichi eccessivi, ritmi elevati, carenza di personale, insicurezza occupazionale, sorveglianza digitale, disponibilità continua, violenza e molestie.
Il quadro europeo già impone ai datori di lavoro di gestire i rischi per la salute e la sicurezza, ma il Parlamento ritiene che restino lacune specifiche sui rischi psicosociali. La prima novità sostanziale riguarderebbe il modo in cui i rischi dovrebbero essere affrontati. I deputati chiedono obblighi vincolanti per i datori di lavoro, che dovrebbero valutare regolarmente fattori come carichi di lavoro eccessivi e alta intensità lavorativa e adottare piani d'azione con misure concrete.
La logica è preventiva, non limitata alla gestione del problema quando il danno è già avvenuto. Se, per esempio, un'azienda registra carichi di lavoro sistematicamente incompatibili con i tempi disponibili, la valutazione dovrebbe servire a individuare il rischio e a imporre interventi organizzativi, invece di attendere che compaiano stress, burnout o disturbi fisici.
Tutela contro violenza e molestie
Il Parlamento chiede che i datori di lavoro adottino politiche che definiscano e vietino violenza, molestie, bullismo e comportamenti discriminatori capaci di compromettere la dignità o la salute fisica e mentale dei lavoratori. Sono previste anche forme di individuazione precoce dei rischi e protocolli di prevenzione basati sul rischio per la violenza proveniente da soggetti esterni al luogo di lavoro, oltre a un sostegno tempestivo per i lavoratori esposti.
Il lavoro digitale sotto esame
Una delle parti più attuali riguarda riorganizzazioni e tecnologie. Il Parlamento propone che cambiamenti significativi, compresi il telelavoro e l'introduzione di sistemi automatizzati per prendere decisioni o monitorare i lavoratori, siano preceduti da una valutazione dei rischi psicosociali, realizzata insieme ai lavoratori e ai loro rappresentanti.
La richiesta non è di vietare gli algoritmi, ma di impedire che la tecnologia trasferisca sui lavoratori un carico eccessivo o una sorveglianza sproporzionata. I deputati chiedono inoltre che resti sempre garantita una supervisione umana. Nel testo viene ribadito anche il diritto alla disconnessione, cioè il diritto a non essere continuamente raggiungibili o chiamati a lavorare fuori dall'orario.
Il rientro
Il nuovo approccio interviene anche sul rientro dopo l'assenza dal lavoro. Chi è stato lontano per problemi legati ai rischi psicosociali dovrebbe avere diritto a un rientro sostenibile e accompagnato. I datori di lavoro dovrebbero predisporre piani individuali indicando, quando necessario, modifiche all'orario o all'organizzazione del lavoro e adattamenti delle mansioni o del carico.
In concreto, il principio è che tornare al lavoro non debba significare semplicemente riprendere dall'indomani lo stesso ritmo che ha contribuito al problema. Le condizioni di rientro dovrebbero essere adattate alla situazione del lavoratore.
La questione della prova
Il Parlamento propone infine un cambiamento rilevante sul rapporto tra danno alla salute e condizioni di lavoro. Se un lavoratore dimostra di aver subito un danno o una lesione alla salute dopo essere stato esposto a fattori di rischio psicosociale legati al lavoro, il danno dovrebbe essere presunto di origine lavorativa, salvo che il datore di lavoro dimostri che non è collegato alle condizioni di lavoro.
È una previsione che potrebbe rendere più concreta la tutela nei casi in cui il legame tra organizzazione del lavoro e danno alla salute sia difficile da dimostrare. Non significa però che ogni problema psicologico venga automaticamente considerato professionale: la presunzione opera alle condizioni indicate dal Parlamento e può essere superata dal datore di lavoro.
I prossimi passi
La proposta del Parlamento verrà votata dall'intera Aula nella sessione plenaria di ottobre. Se sarà approvata, la Commissione europea avrà tre mesi per rispondere, indicando le misure che intende adottare oppure spiegando perché non intende presentare una proposta legislativa sulla linea indicata dal Parlamento.