Storia di Maria Macrina Grillo, la ragazza mummificata nel 1843
In epoca di notizie a quattro dimensioni siamo abituati a una fruizione della realtà che ci illude di essere creature semi-divine. Con un giro di pollice sullo schermo del telefono possiamo vivere momenti salienti da ogni parte del pianeta: dettaglio di evento sportivo con tweet e aggiornamenti live, esplosione durante una guerra con il POV dagli aggressori e dalle vittime, cataclismi naturali conditi di dati millimetrici, il bacio rubato dal vip di turno con annessa intervista fatta pochi minuti dopo e così via.
Esistono però tanti eventi invisibili e parzialmente misteriosi, che emergono poco a poco dalla storia e che vanno svelati un pezzetto alla volta, senza rush dopaminico da smartphone. Il recente ritrovamento di una donna mummificata a Prata di Principato Ultra è uno di questi eventi.
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Storia di una ragazza di 183 anni
Non esiste la video reaction del tecnico che per primo ha posato gli occhi su questa ventiseienne morta 183 anni fa. Non era una statua, non era semplicemente un cadavere, ma i resti mummificati quasi alla perfezione di Maria Macrina Grillo. La donna è stata sepolta con veli bianchi, fiori sul petto e sulla fronte, sandali leggeri ed eleganti, le mani composte e la testa inclinata. Deve essere stato un colpo al cuore quasi sovrannaturale.
La scoperta è stata fatta pochi giorni fa durante un’operazione di rinforzo antisismico delle fondamenta alla Chiesa dell’Immacolata in questa frazione nella provincia di Avellino. Grazie all’epigrafe collocata a lato della sepoltura e alla ricostruzione dell’archeologa Albina Moscariello, si è arrivati a tracciare un profilo della defunta. Essa apparteneva a una famiglia nobile e in vista, ed era stata destinata (o forse lo aveva scelto?) a una forma di consacrazione laica vissuta in ambito domestico, con una vita improntata alla devozione e alla carità, senza però clausura monastica.
I discendenti della ragazza sono stati allertati e hanno risposto con enorme emozione e sorpresa. Il pro nipote ha affermato: “Mia cugina è stata contattata tre mesi fa, prima dell’avvio dei lavori per avere il permesso della traslazione delle ossa dei nostri familiari che da secoli sono sepolti nella chiesa dell’Immacolata. Ma da qui a rinvenire la mummia della nostra antenata ce ne passa. E lo stupore è stato innanzitutto nostro. Sapevamo della sepoltura di Maria Macrina, testimoniata dalla lapide, ma mai e poi mai ci saremmo aspettati di ritrovarne il corpo praticamente intatto”. Ora il corpo verrà conservato con il massimo delle cure e delle tecnologie disponibili.