Storia del Grand Hotel di Riccione, dalla mondanità alla bancarotta

Perché è stato sequestrato il Grand Hotel di Riccione
Ai turisti, del tutto ignari dei guai che stava attraversando la struttura dove avevano deciso di passare le vacanze, gli uomini della Guardia di finanza hanno comunicato la mattina del 28 luglio che avrebbero dovuto lasciare immediatamente l’albergo. È quanto successo a Riccione, quando le Fiamme Gialle si sono presentate nello storico Grand Hotel della riviera romagnola per apporre i sigilli, così come richiesto dalla Procura di Rimini, che ha disposto il sequestro penale dell’immobile. Un’inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sei persone, compreso l’ex amministratore Gianni Andreatta, 75enne originario del Trevigiano ma formalmente residente a Cuba e considerato il ‘dominus’ dell’intera organizzazione. Tutti sono accusati di bancarotta fraudolenta. La Procura ha posto sotto sequestro immobili e disponibilità finanziarie per 29 milioni di euro, riconducibili alle recenti gestioni dell’hotel che in apparenza era chiuso da circa tre anni, ma dove in realtà continuavano ad arrivare ospiti, che pagavano in contanti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la società di gestione del Grand Hotel di Riccione, fallita da anni, avrebbe dovuto, per tramite del suo amministratore, consegnare l’immobile al curatore fallimentare nominato dal Tribunale, e invece avrebbe continuato la gestione in ’nero’ della struttura che il prossimo 23 settembre sarà messa all’asta pare per 24 milioni di euro.
La storia del Grand Hotel di Riccione: dalle origini alla Belle Époque romagnola
Quasi un secolo dopo la sua inaugurazione, il Grand Hotel di Riccione vive il capitolo più difficile della sua storia. Simbolo della Belle Époque romagnola, delle estati della Dolce Vita e dell’ospitalità di lusso, oggi si ritrova al centro di una complessa vicenda giudiziaria, resa ancora più intricata dalla lunga e a tratti misteriosa storia del Grand Hotel.
La storia del Grand Hotel inizia agli inizi del Novecento, in un periodo in cui Riccione stava trasformandosi da tranquillo borgo marinaro a rinomata località balneare. La crescente diffusione delle vacanze al mare tra la borghesia italiana rese necessario realizzare strutture alberghiere all’altezza delle nuove aspettative. Nacque così un albergo destinato a distinguersi per la raffinatezza dell’architettura, l’eleganza degli ambienti e l’attenzione al comfort degli ospiti. Progettato dall’architetto Rutilio Ceccolini, e costruito in uno stile liberty imponente e sontuoso, fu inaugurato ad agosto del 1929. Era stato commissionato dall’imprenditore milanese Gaetano Ceschina, personaggio molto influente a inizio secolo, che contribuì attraverso iniziative sociali e investimenti alla crescita economica e turistica della riviera romagnola. Alla cerimonia d’inaugurazione partecipò Edda Mussolini, figlia di Benito, che aveva una villa lì vicino e negli anni successivi soggiornò spesso in quell’albergo.
Nei decenni successivi al Grand Hotel ci furono incontri importanti, vi trascorsero le vacanze politici, militari, aristocratici e celebrità sia italiane che straniere, vennero organizzati spettacoli ed eventi che contribuirono alla sua notorietà: alla serata di Capodanno del 1965 partecipò Mina, in un’altra occasione il regista teatrale Giorgio Strehler. Negli anni del boom economico, Riccione divenne una delle mete simbolo delle vacanze italiane. Il Grand Hotel visse quella stagione da protagonista, accogliendo una clientela sempre più internazionale e contribuendo a consolidare l’immagine della città come destinazione esclusiva ma al tempo stesso accogliente, capace di unire ospitalità romagnola e servizi di alto livello. Per qualche anno la gestione dell’albergo passò al figlio di Gaetano Ceschina, Mario, imprenditore noto soprattutto nel settore sanitario che nel 1976 fu rapito in circostanze mai del tutto chiarite, forse dalla ’ndrangheta, e che non fu mai più ritrovato. L’albergo fu quindi ereditato dalla vedova di Ceschina, Nora Molinari, che lo lasciò dopo la sua morte proprio ad Andreatta (non si sa bene quale fosse il legame tra i due). Fu soprattutto con la sua gestione che il Grand Hotel divenne un simbolo della vita mondana romagnola negli anni Ottanta.
Il declino del Grand Hotel: dai fasti degli Anni Ottanta al fallimento
Il declino iniziò negli anni Novanta, complice il cambiamento del turismo, ma soprattutto una gestione economica poco accorta. Si accumularono debiti, e dopo varie vicissitudini nel 2023 venne dichiarato il fallimento della Marebello e dei locali che possedeva: oltre al Grand Hotel anche il Deja Vu, il Paco Beach e la piadineria Oasi. Da quel momento in poi in teoria Andreatta avrebbe dovuto consegnare la struttura al curatore fallimentare nominato dal tribunale, ma non lo fece. Andreatta lunedì sera con una sedia e con i suoi due storici pappagalli si è piazzato davanti all’ingresso principale del Grand Hotel, convinto di trascorrere così la notte. Poi ha ceduto, ma ieri è tornato sul posto. “Sono dispiaciuto di quanto è successo anche per tutti coloro che non possono più lavorare – commenta – l’anno scorso nelle varie attività erano impegnate una quarantina di persone. Sono convinto che quanto sta accadendo sia frutto di un complotto cominciato nel 2022”. Tra coloro che gli dimostrano solidarietà c’è la principessa Chiara Immordino Doria. “È stato ucciso un pezzo di storia, doveva essere tutelato, invece l’hanno fatto morire – ha detto a Il resto del Carlino –. Quest’inverno avrei voluto venire a vivere qui in affitto con i miei tre levrieri, ma niente”. Niente da fare per la principessa e i suoi levrieri, che però possono sperare in un nuovo acquirente, o magari candidarsi loro: la data dell’asta è stata fissata per il 23 di settembre.
