Stop all’accordo Comune-Tim per sostituire 468 vecchie cabine telefoniche: servirà una gara d’appalto
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L’idea era quella di trasformarle in nuovissime stazioni digitali ma per il Consiglio di Stato quel patto viola la concorrenza e serve una gara d’appalto

Due delle 468 cabine telefoniche di Milano

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MIlano, 26 luglio 20’26 – Il progetto è (o era?) ambizioso e pure necessario, visto che ormai quei parallelepipedi di plastica e metallo sparsi per la città sono ruderi vandalizzati e in abbandono, che nella migliore delle ipotesi si sono trasformati in muri per affissioni abusive di manifesti. T
uttavia, per i giudici il piano concordato da Comune e Tim (con il coinvolgimento successivo di Urban Vision per la pubblicità) per rimpiazzare 468 cabine telefoniche inutilizzate da anni con altrettante “stazioni intelligenti in modalità touch screen” ha violato la concorrenza, non prevedendo una competizione aperta anche alle altre agenzie di marketing e comunicazione.

Un'altra cabina abbandonata in Largo Cairoli
La sentenza
Nei giorni scorsi, il Consiglio di Stato ha disposto l’annullamento dell’accordo siglato da Palazzo Marino e Telecom Italia spa, nonché la delibera di Giunta che il 22 dicembre 2023 ha dettato le linee d’indirizzo per la collaborazione. Nelle intenzioni dei promotori, la sostituzione delle vecchie cabine con le nuove avrebbe dovuto permettere non solo l’utilizzo tradizionale per i servizi di telefonia, ma anche la diffusione di informazioni istituzionali, la promozione delle bellezze culturali di Milano, la creazione di un sistema di alert sul territorio e la personalizzazione dei messaggi pubblicitari sulla base delle informazioni captate dai cellulari dei passanti.
Il ricorso
Nel 2025, però, Digital Vox, Igpdecaux e Vox Communication hanno presentato ricorso al Tar. In primo grado, la loro istanza è stata respinta: il Tribunale amministrativo ha innanzitutto dichiarato il difetto di interesse a ricorrere da parte delle aziende, sostenendo che nessuna delle tre avesse contratti di partenariato con compagnie telefoniche in possesso della tecnologia necessaria per sviluppare un programma simile. In secondo luogo, i giudici hanno sottolineato che Tim opera in regime di monopolio nella gestione e nella proprietà delle cabine, “rendendo perciò impossibile una selezione pubblica per la loro sostituzione”.
Il Consiglio di Stato
Una linea ribaltata in toto dal Consiglio di Stato, che è partito da una premessa: c’è molta differenza tra l’originario provvedimento di concessione che ha assegnato a Tim le vecchie cabine e quello che promette (o prometteva) di tradursi in “un arricchimento di quel primigenio contenuto, perché affianca alla facoltà di tenere su suolo pubblico la singola cabina (seppure molto diversa da quella classica) per scopi collegati alla telefonia pubblica, anche la facoltà di servirsi della nuova installazione per fornire i servizi di utilità pubblica connessi alla realizzazione del progetto”.

Una cabina telefonica abbandonata in corso di Porta Vittoria
Da qui la decisione preliminare di riconoscere alle ricorrenti il diritto a impugnare l’accordo. Nel merito, i giudici hanno ritenuto “accertata la violazione del principio di concorrenza, dei principi generali in materia di assegnazione di spazi e aree pubbliche, nonché del divieto di disparità di trattamento e, in definitiva, della regola per cui la scelta del partner privato va effettuata secondo un modulo procedimentale svolto in forma competitiva e comparativa”. Fuori dal legalese: serve una gara. Nell’attesa, è tutto da rifare. E le 468 cabine restano al loro posto. Malinconicamente superate dai tempi.
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