Gli Usa a corto di missili intercettori stoppano le nuove forniture all'Ucraina. A Kiev rimangono i Samp-T, ma non bastano contro i raid russi
La carenza di missili intercettori non sta influenzando solo la strategia americana in Medio Oriente, ma mette a rischio anche le capacità difensive dell’Ucraina. Volodymyr Zelensky lo ha ripetuto fino allo sfinimento continuando a lanciare appelli al presidente Donald Trump anche dopo che i rapporti tra i due si erano molto raffreddati. Lo ha poi ribadito nel corso della trasferta a Washington, alla fine rivelatasi fallimentare, nel corso della quale ha cercato di strappare agli Usa il permesso di co-produrre il munizionamento per i sistemi difensivi Patriot. Mercoledì, il presidente ucraino è tornato a fare pressione, questa volta mettendo sul tavolo il numero di morti causati dagli ultimi raid russi: “Sarebbero vivi se avessimo avuto missili intercettori”, ha detto. Ma i dati circolati negli ultimi giorni sulle scorte americane lasciano presagire un calo del supporto militare americano alla causa ucraina. Ipotesi che trova conferma nell’ultima decisione di Trump: non saranno forniti altri missili per armare i Patriot di Kiev.
“Non abbiamo abbattuto un singolo missile russo”
Le dichiarazioni del governo ucraino, al termine di una notte di attacchi russi che hanno provocato almeno 15 morti e oltre 50 feriti, trasmettono sconforto. Le prime evidenze delle difficoltà ucraine emergono dal rapporto quotidiano dell’aeronautica militare: non è stato possibile abbattere nemmeno uno dei 28 missili russi sparati nell’ultimo attacco notturno, mentre 98 droni su 115 sono stati neutralizzati prima che riuscissero a colpire gli obiettivi. Così, anche Zelensky è intervenuto nella mattinata di mercoledì sostenendo che queste morti sono dovute alla mancanza di missili intercettori: “Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari – ha scritto – Si è trattato di un attacco di grande portata, 24 missili balistici, 4 missili Zircon/Oniks e altri 115 droni, molti dei quali a reazione. Gli obiettivi principali dell’attacco erano magazzini appartenenti ad aziende civili. Sono stati colpite anche infrastrutture e una stazione ferroviaria. Queste strutture non avevano nulla a che fare con la guerra, un birrificio, depositi di materiali edili e strutture logistiche civili. Gli intercettori per missili balistici avrebbero potuto salvare le vite delle persone morte oggi. È molto importante che i nostri partner comprendano che i ritardi nella fornitura di questi sistemi o la mancata volontà di fornire sistemi anti-balistici portano direttamente a vittime e distruzioni così terribili. I partner che non sono ancora pronti a svolgere un ruolo più attivo nella fornitura di intercettori possono contribuire imponendo nuove sanzioni“.
Trump dice ‘no’ ai Patriot
C’è un problema, però. Non è solo una questione di volontà politica o interessi economici. La decisione di fornire o meno missili intercettori, in un contesto che vede Russia e Ucraina in guerra da ormai quattro anni e mezzo e con un nuovo fronte aperto in Medio Oriente, ha soprattutto un valore strategico e di sicurezza. E dagli ultimi dati circolati informalmente sulle scorte ancora a disposizione di Washington, si capiscono i motivi dietro alla riluttanza dell’amministrazione Trump. Come riporta Cnn, gli Stati Uniti hanno esaurito l’80% dei propri missili intercettori, utilizzati in gran quantità per proteggere gli alleati e le proprie basi nel Golfo nelle varie fasi della guerra scatenata contro l’Iran. Già alla fine di luglio, due funzionari americani avevano riferito che nella guerra contro la Repubblica islamica le forze americane stavano scegliendo quali missili intercettare e quali, invece, lasciar passare attraverso le proprie difese allo scopo di salvaguardare le scorte.
Zelensky aveva già dichiarato, poco dopo la nuova escalation del 28 febbraio, che la guerra all’Iran avrebbe sottratto risorse a Kiev. E così è stato. Ha sempre ripetuto che senza il sostegno americano la causa ucraina avrebbe conosciuto la sconfitta. E con questa premessa si è recato, nei giorni scorsi, a Washington per incontrare il presidente Trump. Con un unico obiettivo: ottenere il via libera per la co-produzione delle munizioni con le quali vengono equipaggiati i sistemi missilistici Patriot. Uscito dall’incontro aveva dichiarato di aver ottenuto l’ok del tycoon, tanto da aver tenuto subito dopo un meeting con una delegazione della Lockheed Martin che produce i Patriot. Ma dopo la frenata del presidente Usa dei giorni scorsi, mercoledì è arrivata la notizia che ha congelato l’entusiasmo di Kiev: secondo il Financial Times, che cita “fonti vicine ai colloqui”, Donald Trump ha respinto la richiesta di Zelensky di fornire centinaia di nuovi missili intercettori Patriot perché questi sono necessari agli Usa per difendere i propri interessi in Medio Oriente.
Scorte americane in esaurimento
I dati diffusi da Cnn giustificano l’accortezza mostrata da Trump. Secondo due fonti a conoscenza dell’ultimo rapporto sulle scorte, l’esercito statunitense ha consumato quasi i quattro quinti dei 452 missili Thaad che aveva prima dello scoppio del conflitto e circa la metà dei suoi 2.200 Patriot. Informazioni che vanno ad aggiungersi a quelle fornite il 4 agosto da Reuters, secondo cui l’esercito ha esaurito gran parte delle sue scorte di missili a lungo raggio ad alta precisione durante i cinque mesi di guerra con Teheran, soprattutto i sistemi terra-terra noti come Army Tactical Missile Systems (Atacms) e Precision Strike Missiles (PrSM). Secondo due delle tre fonti interpellate, l’America ha utilizzato “praticamente tutte” queste armi. E per ricostituire le scorte serviranno anni.
Consapevole della situazione, non solo l’esercito ha iniziato a centellinare l’uso dei missili intercettori nel contesto mediorientale, ma, riporta sempre Cnn, ha consigliato, con successo, al presidente americano di fermare i raid contro l’Iran previsti per il fine settimana scorso, evitando così di dover impiegare ulteriore munizionamento in risposta a una quasi certa rappresaglia da parte dei pasdaran.
Quali carte ha in mano Kiev?
Oltre la linea del fronte ucraino, invece, il flusso di munizioni d’attacco dovuto alla produzione nazionale e al sostegno degli alleati continua a garantire scorte che permettono di tenere alta la pressione esercitata dai russi. A rafforzare la posizione di Mosca, in questo senso, arriva anche la notizia diffusa da Andrii Cherniak, della Direzione principale dell’intelligence ucraina, sulla volontà dell’esercito del Cremlino di dislocare un’unità missilistica composta da circa 90 nordcoreani nella regione russa occidentale di Voronez, all’interno della sua 112ª Brigata missilistica. Pyongyang ha già inviato in Russia un nuovo lotto di 40 missili KN-23 e KN-24 e relativo personale, ma la configurazione del dispiegamento e il numero totale di missili saranno definiti nei colloqui di alto livello del mese prossimo. Le previsioni, però, parlano di 120 missili balistici nordcoreani e sei lanciatori.
Con la riduzione del numero di Patriot e Thaad a disposizione di Kiev, questo ulteriore incremento della forza offensiva russa rischia di colpire duramente gli ucraini. Se agli attacchi con i droni possono essere contrapposti altri piccoli velivoli ‘intercettori’, non si può dire lo stesso dei missili balistici che, invece, richiedono sistemi difensivi ben più sviluppati e potenti. E tra questi il più avanzato è senza dubbio il sistema Patriot, già in dotazione all’esercito ucraino ma che, appunto, rischia di vedere il suo impiego molto ridimensionato a causa delle restrizioni americane. Venendo meno il pieno supporto di Patriot e Thaad, entrambi prodotti da Lockheed Martin, l’unico altro sistema anti-missile a disposizione di Kiev sono i Samp-T di produzione franco-italiana. Ma si tratta di quantitativi ben inferiori: i sistemi attualmente in possesso dell’esercito ucraino sono due, ognuno capace di avere 48-64 missili pronti al fuoco, mentre rimane ignota la quantità di munizionamenti fornita. Numeri, comunque, decisamente inferiori rispetto a quelli dei Patriot e dei Thaad, con il comparto industriale europeo che, tra l’altro, ha capacità di produzione ben inferiori a quello americano. Questo vuol dire che, in tali condizioni, una massiccia campagna di bombardamenti russi con missili balistici potrebbe diventare insostenibile per le difese ucraine. E dare slancio all’invasione russa.