Sparò e uccise la cognata, chiesto l'ergastolo
«Giusy la mente, Adamo e Alessandro il braccio»

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martedì 27 ottobre 2026, 13:13 - Ultimo aggiornamento: 13:19
Il carcere a vita e l'isolamento diurno di sei mesi sonop stati chiesti per Adamo Sardella, 59 anni di Brindisi, con l'accusa di avere ucciso il 26 maggio di due anni fa la ex cognata Irene Margherito e di avere cercato di ammazzare il compagno Franco Acquaviva. Sono state le conclusioni della requisitoria di questa mattina 27 ottobre 2026 del pubblico ministero Mauron Gallone nel processo in corso davanti alla Corte d'Assise di Brindisi (presidente Maurizio Saso, a latere il giudice togato Ambrogio Colombo e la giuria popolare).
Litigi familiari il motivo scatenante
L'accusa ha insistito sulla sussistenza dei motivi futili per sostenere la richiesta di condanna all'ergastolo: la spaccatura creatasi fra Irene Margherito e il suo compagno con la famiglia dell'ex cognato. Dagli anni '90 in cui Adamo Sardella, suo fratello marito di Irene Margherito e la stessa donna vivevano e lavoravano a Bologna, fino a tempi più recenti con i litigi insorti soprattutto via chat per partecipazioni e mancate partecipazioni a feste e matrimoni, per la presunta mancata assistenza di Alessandro, figlio di Irene, nel mentre non versava in buone condizioni di salute e altro ancora. «Giusy la mente, Adamo e Alessandro (figlio della vittima, ndr) il braccio», ha sottolineato il pubblico ministero riferendosi alla moglie dell'imputato e sorella della vittima.
Esecuzione ripresa dalle telecamere
Il rappresentante dell'accusa ha poi rilevato numerose contraddizioni nella testimonianza resa in aula da Adamo Sardella: «Ha detto di averlo fatto per difendere la sua famiglia, durante l'interrogatorio di convaloida dell'arresto sostenne invece di essersi dovuto difendere da Acquaviva».
Rilevato anche che il migliore testimone sia stato l'impianto di videosorveglianza dell'0azienda della zona industruiale di Mesagne dove poco dopo le 13 giunsero Irene Margherito e Acquaviva a bordo di una Nissan Juke bianca e Adamo Sardella con il nipote Alessandro su una Volkswagen Golf: l'omicidio fu ripreso momento per momento.
«Risolutore delle controversie»
«Adamo Sardella si intestò il ruolo di risolutore delle controversie familiari, con la scelta di arrivare sul luogo dell'apputamento con una pistola con il colpo già in canna», ha sostenuto il pubblico ministero sottolinenando che Acquaviva deve la vita all'inceppamento dell'arma.
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