Spari misteriosi a San Michele, perquisita la casa degli Shota: denunciato il figlio ventenne
SACILE (PORDENONE) - Nuovi guai per la famiglia Shota. Dopo le condanne di primo grado arrivate a metà della scorsa settimana per padre e figlio al termine del processo per l’omicidio di Vladimir Topjana, avvenuto a Fontanafredda nell’aprile 2025, ieri una nuova tegola. È scattata la perquisizione domiciliare dei carabinieri del Nucleo operativo Norm della Compagnia di Sacile, con l’unità cinofila per la ricerca di armi di Torreglia (Padova). Una visita che si è conclusa con la denuncia del più giovane della famiglia, A.S., ventenne, indagato per «Esplosioni pericolose».
Il blitz in casa dopo gli spari
Ieri all’alba i carabinieri hanno bussato alla porta dell’appartamento della famiglia albanese, dove il papà è ai domiciliari. Abitano in una palazzina di 3 piani in via Chiaradia 12, quartiere di San Michele. Il militari hanno proceduto alla perquisizione dell’abitazione. La famiglia si è affidata all’avvocato Guido Galletti, che ha seguito passo passo la procedura. «Non è stato rinvenuto nulla di significativo dal mio punto di vista», spiega l’avvocato Galletti.
Ad ispezione completata i carabinieri hanno trovato e sequestrato una pistola scacciacani.
I colpi esplosi
La denuncia è nata dai misteriosi colpi sparati in zona (un fascicolo d’indagine che non c’entra nulla con l’inchiesta sull’omicidio ndr). Il primo episodio la sera del 25 luglio 2025. Numerosi sacilesi residenti in via Peruch, la strada principale di San Michele, avevano segnalato spari nella notte esplosi da un’auto in corsa. Episodio avvenuto pochi minuti dopo le 22 e, data la bella stagione e le finestre aperte, non era passato inosservato. In particolare, i colpi erano stati sparati verso l’alto, un braccio fuori dall’automobile, dalla persona che ne era alla guida, apparentemente l’unico a bordo e descritto da un testimone come «Un giovane, probabilmente tra i 20 e i 30 anni» che dopo la pericolosa bravata aveva puntato verso Caneva e la Pedemontana. Poi un nuovo episodio avvenuto il 19 febbraio scorso sempre in zona San Miche, questa volta in via Strada Interna.
Il quartiere
La visita dei militari dell’Arma di ieri mattina in via Chiaradia è passata quasi del tutto inosservata. «Dormiamo ancora con il clima acceso, viste le temperature, quindi con le finestre chiuse e non ci siamo accorti di nulla» racconta uno di loro. Alcuni colgono l’occasione per rimarcare i problemi in zona. «Già abbiamo qui vicino i movimenti del parco» commenta un giovane papà, anche lui di origini straniere, in pensiero per il figlio adolescente. Non vuole essere citato, ma non racconta nulla di nuovo: il parco di San Michele è da tempo attenzionato dalle pattuglie sia dei carabinieri che della polizia locale. Attenzioni che solo qualche giorno si sono spostate anche alla zona di via Chiaradia. I militari hanno fatto sgomberare il muretto dove alcuni ragazzi si erano radunati, proprio di fronte alla palazzina degli Shota e soprattutto sopra quello che è il confine dell’asilo comunale. «I carabinieri ne hanno allontanato uno e all’altro hanno chiesto di rientrare a casa» racconta uno dei vicini.
Solo qualche giorno fa la sentenza per l’omicidio dell’albanese 43enne Vladimir Topjana, ucciso con 2 colpi di pistola dopo un litigio, in un bar di Fontanafredda. L’omicidio avvenne il 6 aprile, la “bravata” degli spari 4 mesi dopo. L’appartamento degli Shota e il luogo dove furono esplosi i colpi distano non più di un paio di chilometri l’uno dall’altro.