Sostegno alle imprese in Puglia, il bando Pia non riapre: «Ma 2 miliardi di aiuti»

Tutte le domande presentate e in possesso dei requisiti nell’ambito dei programmi Pia, MiniPia, Pia Turismo e MiniPia Turismo saranno finanziate e portate a conclusione. Però, la sospensione degli strumenti decisa a marzo scorso dalla Giunta regionale resta almeno sino a fine anno, se ne riparla nel 2027. La spiegazione è arrivata ieri nella seduta congiunta in Consiglio regionale delle commissioni I e IV dall’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, ascoltato insieme ai dirigenti Gianna Elisa Berlingerio e Antonio De Vito.

Al momento è stato istruito circa il 40% delle domande, con una accelerazione rispetto ai mesi scorsi che punta, nelle intenzioni dell’assessorato, a concludere il ciclo entro la fine dell’anno per avere numeri certi in modo da valutare se «riaprire una finestra di finanziamento nel 2027». L’assessore ha rivendicato la scelta politica di stoppare nuove domande, per mancanza di coperture certe. Al momento della sospensione, infatti, il fabbisogno delle imprese ammontava a 2 miliardi e 700 milioni a fronte di una disponibilità di 1 miliardo e 900 milioni. Ottocento milioni di sbilancio che avrebbero reso impossibile continuare.

«È importante spiegare come funziona il meccanismo – ha spiegato Di Sciascio – un bando a sportello consente infatti di raccogliere progettualità, istruirle e definire il quadro delle iniziative ammissibili, anche in una fase nella quale la dotazione finanziaria disponibile non consente ancora di soddisfare tutte le richieste. La sospensione interviene proprio per consentire di riallineare la programmazione finanziaria alle domande ricevute, senza cancellare le progettualità presentate. C’è una regola europea molto precisa, nota agli operatori, che riguarda il cosiddetto principio di incentivazione: l’investimento può essere avviato dopo la presentazione della domanda di agevolazione, mentre non sono ammissibili le spese sostenute prima. Questo significa che le imprese che hanno presentato la domanda, hanno ottenuto il Cup e hanno avviato l’investimento successivamente alla presentazione della domanda, nel rispetto delle condizioni previste, non vedranno vanificato il proprio progetto. L’impegno della Regione è quello di garantire il finanziamento delle domande ammesse».

Nel frattempo, si sta lavorando a una rimodulazione dei fondi Fsc (non residuo ma di programmazione vigente) che consenta di attraversare l’ultimo anno di programmazione e arrivare al nuovo ciclo con numeri e dati certi. «Devono esserci i mezzi, non ci potremo permettere, in caso di riapertura, questi livelli di cofinanziamento», ha specificato l’assessore. Per il presidente della prima commissione Ubaldo Pagano, «Il grande lavoro fatto in questi mesi dagli uffici regionali ha permesso di sbloccare migliaia di pratiche e investimenti. L'accelerazione sulla chiusura delle istruttorie ci fa ben sperare: l'obiettivo è chiudere entro il 2026 tutte le domande in sospeso e aprire il 2027 con la massima chiarezza verso le imprese e la piena efficienza nell'impiego delle risorse pubbliche».

Critici i consiglieri di opposizione coinvolti nella commissione. Per FdI ci sono ancora poche certezze: «Lo denunciammo allora e lo ribadiamo oggi: bloccare quei bandi è stata una ghigliottina sui progetti di migliaia di imprenditori. Le risorse non bastavano a soddisfare le domande: questa la ragione per cui i bandi furono sospesi. Ma non fu un incidente di percorso: quel vuoto di cassa fu il risultato del mancato monitoraggio della spesa della precedente Giunta, o peggio della promessa elettorale che tutte le domande sarebbero state finanziate al 60%. Gli imprenditori si sono fidati, ci hanno creduto, ci hanno messo i risparmi di una vita pagando caparre, chiedendo prestiti e investendo di tasca propria. Sentiamo parlare di rimodulazione, e nell’incertezza, moltissimi stanno rinunciando ai loro progetti». Per Marcello Lanotte (FI): «Da marzo le imprese pugliesi non possono più presentare nuove domande per Pia, MiniPia, Pia Turismo e contratti di programma e, dopo sette mesi, hanno bisogno di sapere quali siano le prospettive concrete. Nessuno chiede alla Regione di impegnare risorse che non ci sono, ma le imprese non possono programmare investimenti, assumere personale o ordinare macchinari sulla base di un forse».