Sos al Pronto soccorso di Lecco, tra violenti e ubriachi: “Lavorare così è difficile”
Dopo l’ultimo episodio di un sedicenne che ha preso a calci la dottoressa, l’allarme del primario: “Difendiamo il servizio, è un patrimonio di tutti”

Luciano D’Angelo, primario del Pronto soccorso di Lecco

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Lecco – La sala d’attesa del Pronto soccorso dell’ospedale di Lecco trasformata in un dormitorio per senzatetto, che al polso tengono un vecchio braccialetto di accettazione per non essere cacciati.
I pazienti e i loro accompagnatori sempre più insofferenti e irascibili. Le aggressioni sono all’ordine del giorno. Come sabato sera della passata settimana: un paziente problematico di 16 anni come una furia ha preso a calci in pancia la dottoressa di turno, tirato una testata in fronte a una oss e assalito anche due infermiere. I colleghi a fatica sono riusciti a bloccarlo prima che picchiasse altri operatori sanitari e in pochi minuti sono arrivati i poliziotti già nei paraggi. Oramai però era tardi.
Adesso chi lavora in reparto ha davvero paura: medici, infermieri e oss. Si sentono soli, abbandonati, non protetti, alla mercè di esagitati, ubriachi, tossici, squilibrati. Il pulsante d’emergenza per lanciare l’allarme alla centrale operativa delle forze dell’ordine non basta, come non bastano gli addetti all’accoglienza e alla vigilanza che sono disarmati e non hanno alcun compito di sicurezza.
“Continuare a lavorare dopo l’ultimo episodio non è facile – conferma il primario Luciano D’Angelo –. Non lo è per chi purtroppo lo ha subito e avrebbe potuto riportare gravi conseguenze, non lo è per nessuno di noi. Abbiamo la sensazione di doverci guardare costantemente le spalle o che ci accada qualcosa di spiacevole da un momento all’altro. Il nostro mestiere è complicato di per sé, senza bisogno di altre preoccupazioni”.
Ma come difendere operatori e gli altri pazienti del Pronto soccorso del Manzoni e di altri ospedali? “È un problema di cui devono farsi carico soprattutto quanti si occupano di sicurezza e ordine pubblico, come il prefetto e il questore – risponde il primario –. Ci vuole la presenza fissa di operatori di forze dell’ordine. Aiuterebbe pure qualcuno che controlli chi entra in Pronto soccorso e magari una sorta di allarme sonoro come quello antincendio quando si verificano aggressioni in modo che tutti i presenti aiutino subito i colleghi. Il Pronto soccorso è un patrimonio di tutti, è l’unico presidio sanitario dove tutti possono accedere sempre e liberamente: difendiamolo per favore e tuteliamo chi ci lavora”.
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