Sorella del boss offende Giancarlo Siani: «Basta, cucitevi le bocche». Don Ciro Cozzolino: «Mai»
«Ciro Cozzolino ma dite sempre le stesse cose ci avete rotto il ca... voi e Giancarlo Siano ma queste bocche non vele cucite mai». Con un italiano sgrammaticato sotto un post social di don Ciro Cozzolino, ex referente dell’associazione Libera, un post tra l’altro datato settembre 2025, è intervenuta ieri sera l’ottantenne Carmela Gionta, nota alle cronache con l’appellativo di «zì Carmela», sorella del boss ergastolano Valentino, capo dell’omonima cosca. Lei, con un curriculum penale degno della famiglia: l’ultima condanna un decennio fa per usura ed estorsione, mentre si ricorda anche l’aggressione subita dalla cognata Gemma Donnarumma, moglie del boss Valentino, e dalle nipoti per divergenze sulla gestione della cassa del clan.
IL POST
Il post del parroco che per anni è stato rettore della chiesa della Trinità ricordava la figura del cronista del Mattino nel giorno della sua barbara uccisione nel 1985. La replica alla domanda mal formulata da Carmela Gionta è arrivata da don Ciro in maniera telegrafica: «Mai! Il cognome di Giancarlo è Siani». Raggiunto a telefono, don Ciro ha ribadito l’importanza del ricordo: «La memoria è l’unica arma che abbiamo a disposizione per costruire un futuro diverso e per un cambiamento della società. Se non facciamo memoria e dimentichiamo ci troviamo sempre di fronte al male che dobbiamo subire. La memoria non è solo campata in aria, ma si fa impegno di tante donne e uomini di buona volontà che cercano di vivere nel ricordo di tanti che non ci sono più, altrimenti la loro morte sarebbe invano».
Premio Letterario Nazionale “Agrorinasce”: in finale il libro “Giancarlo Siani. Terra nemica” di Pietro Perone
A sostegno di don Ciro Cozzolino, sotto il post è intervenuta anche Tania Sorrentino, vedova di Maurizio Cerrato, l’uomo ucciso in strada a Torre per aver difeso sua figlia. «Non sarà un commento - ha detto - a cancellare un simbolo di verità e giustizia come lo è stato Giancarlo Siani. Abbiate rispetto per chi ha dato la vita per questa città. Se non vi piacciono questi post, potete tranquillamente non leggerli». L’associazione locale di Libera ha espresso sostegno a don Ciro, condannando «con fermezza le parole intimidatorie rivolte. La risposta (di don Ciro, ndr) è anche la nostra, perché restituire a una vittima innocente il proprio nome, contro chi prova a deformarlo, è il primo gesto di una memoria che non si lascia intimidire. Chi prova a zittire una persona che ha dedicato tanta parte della propria vita alla memoria delle vittime della camorra intende intimorire l’intera comunità, e per questo l’intera comunità ha il dovere di stringersi attorno a lui. Quel commento dimostra quanto il ricordo di Giancarlo dia ancora fastidio a chi vorrebbe una città muta e rassegnata».