Sopravvivere nel deserto: la pianta che si crea un condizionatore naturale

La Death Valley, tra la California e il Nevada, è uno dei luoghi più estremi della Terra. Questo enorme deserto non è famoso solo per essere il punto più basso del Nord America, ma soprattutto per il caldo incredibile che lo caratterizza. Durante l'estate le temperature superano spesso i 49 °C e in alcuni casi raggiungono i 56,7 °C.

In un ambiente così difficile quasi nessuna pianta riesce a vivere, eppure esiste una specie che sembra aver trovato un modo davvero sorprendente per resistere.

La pianta che resiste al caldo estremo

Si chiama Tidestromia oblongifolia, una pianta adattatisi alle zone desertiche che ha attirato l'attenzione degli scienziati per una caratteristica speciale: riesce a mantenere le proprie foglie molto più fresche dell'aria che la circonda. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla piattaforma scientifica bioRxiv, questa capacità potrebbe permetterle di sopravvivere anche quando la temperatura esterna arriva vicino al limite massimo che gli organismi complessi possono sopportare.

L'esperimento degli scienziati

Per capire come ci riesca, i ricercatori hanno raccolto i semi di oltre duecento piante selvatiche provenienti da diverse aree del deserto. Successivamente hanno fatto crescere più di 1.200 piantine e le hanno sottoposte a un esperimento davvero impegnativo: dopo un periodo di adattamento, le hanno esposte a una temperatura di 60 °C per diverse ore al giorno, per più di una settimana.

I risultati hanno mostrato che non tutte le piante erano uguali. Alcune sono morte quasi subito, mentre altre sono riuscite a sopravvivere, segno che esistono differenze genetiche che rendono alcuni esemplari più resistenti al caldo estremo. Grazie a telecamere a infrarossi, gli studiosi hanno scoperto che le piante sopravvissute riuscivano ad abbassare la temperatura delle foglie anche di oltre 10 °C rispetto all'aria circostante. In alcuni casi la differenza arrivava addirittura a 13 °C.

Come funziona il raffreddamento delle foglie

Questo effetto rinfrescante dipende soprattutto dagli stomi, minuscoli pori presenti sulle foglie. Quando rimangono aperti, permettono all'acqua di evaporare e di raffreddare la superficie della pianta, un po' come accade quando il sudore evapora dalla pelle umana. Per verificare questa ipotesi, gli scienziati hanno chiuso artificialmente gli stomi e hanno osservato che le foglie non riuscivano più a raffreddarsi in modo efficace, rendendo molto più difficile la sopravvivenza delle piante.

Base genetica e misteri ancora aperti

Le analisi del DNA hanno inoltre individuato tre regioni genetiche collegate alla capacità di resistere alle alte temperature. Anche se gli esperti non hanno ancora identificato i geni responsabili, questi risultati fanno pensare che il sistema di raffreddamento abbia una precisa base genetica. Rimane però un mistero capire come questa pianta riesca a procurarsi tutta l'acqua necessaria per mantenere attivo il processo di evaporazione in un deserto dove l'acqua è così preziosa. Gli studiosi ipotizzano che possieda radici molto efficienti e un sistema capace di distribuire rapidamente l'acqua in tutta la pianta.

I ricercatori ricordano che gli esperimenti sono stati eseguiti su giovani piantine coltivate con abbondante acqua, quindi serviranno altre ricerche per capire se le piante adulte si comportano allo stesso modo nelle condizioni reali della Death Valley.

Possibili applicazioni per l'agricoltura

Questa scoperta potrebbe tuttavia avere conseguenze importanti anche per il futuro dell'agricoltura. Con il cambiamento climatico e le ondate di calore sempre più frequenti, capire come questa pianta riesca a raffreddarsi potrebbe aiutare gli scienziati a sviluppare colture più resistenti alle temperature estreme, proteggendo così una parte della produzione alimentare mondiale.

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