Sit-in contro il ddl antisemitismo, sotto al Parlamento italiano bandiere e cori pro-Hamas e Hezbollah
Una manifestazione contro il cosiddetto "ddl antisemitismo" si è svolta oggi, mercoledì 9 settembre 2026, sotto il Parlamento italiano.
Davanti a Montecitorio, il sit-in, definito "presidio maratona" dagli organizzatori, ha radunato diverse centinaia di persone e oltre 250 sigle tra associazioni, sindacati, realtà della scuola e dell'università, movimenti per la Palestina e organizzazioni della società civile.
Al centro della protesta, la definizione di antisemitismo adottata dal testo, quella dell'International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), contestata come una "norma-bavaglio" che, secondo i manifestanti, rischierebbe di equiparare le critiche alle politiche del governo israeliano a forme di odio antiebraico, limitando così la libertà di espressione e il diritto al dissenso.
Fatto sta che la manifestazione ha suscitato clamore per la presenza di alcune bandiere dei gruppi terroristici di Hamas e Hezbollah oltre che per alcuni cori ineggianti a queste organizzazioni dell'estremismo islamista.
Cori a favore di Hamas e Hezbollah, cosa è accaduto sotto Montecitorio
Nel corso della giornata, la manifestazione è stata segnata da momenti di forte tensione, anche tra gli stessi partecipanti, per la presenza di simboli e cori riferiti a organizzazioni designate come terroristiche da diversi Paesi.
Davanti alla Camera sono apparse bandiere di Hezbollah, di Hamas e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, accanto a vessilli iraniani e palestinesi.
Alcuni manifestanti, poi, hanno intonato cori come questo:

Viva Hamas, Hezbollah, gloria eterna a Nasrallah
mentre altri hanno provato a rimuovere le bandiere di Hezbollah, innescando scontri verbali e fisici.
La presenza di questi simboli ha alimentato polemiche immediate. Il sit-in, convocato per contestare il ddl antisemitismo, si è trasformato in una vetrina per posizioni apertamente solidali con gruppi armati coinvolti nel conflitto israelo-palestinese.
C'è da dire in ogni caso che alcuni parlamentari del Pd e del M5S, presenti nella prima parte della mobilitazione, si sono allontanati prima dell'esposizione delle bandiere di Hamas e Hezbollah, prendendo le distanze.
Chi partecipava alla manifestazione contro i ddl Antisemitismo
Alla mobilitazione hanno aderito oltre 250 sigle, prevalentemente di sinistra e del cosiddetto Campo largo, insieme ai movimenti per la Palestina e alle organizzazioni per i diritti civili.
Tra i promotori e gli aderenti figurano Amnesty International, Arci, BDS Italia, la Cgil di Roma e Lazio e quella di Napoli, la Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana), la Rete #NoBavaglio, Anpi e Potere al Popolo.
Hanno preso parte al presidio anche esponenti politici, tra cui parlamentari e rappresentanti dei Giovani del Partito democratico, oltre ad associazioni partigiane e realtà del mondo dell'informazione, della scuola e dell'università.
Secondo gli organizzatori, la protesta ha mirato a difendere la possibilità di criticare le politiche di Israele senza essere automaticamente accusati di antisemitismo: il rischio è che la definizione Ihra, inserita nel ddl, possa essere utilizzata per limitare il dibattito pubblico sul conflitto a Gaza e in Medio Oriente.
Nello stesso momento però, i rappresentanti delle comunità ebraiche e altri rappresentanti politici hanno criticato aspramente la manifestazione, accusando alcuni partecipanti di legittimare, di fatto, discorsi e simboli che alimentano odio e violenza contro gli ebrei.