Silenzi: "Mancano i controlli, il modello da seguire è quello del 1997"

"La terra trema gratis. La ricostruzione costa miliardi. E dove circolano miliardi, se le istituzioni non sanno organizzarsi come invece...

"La terra trema gratis. La ricostruzione costa miliardi. E dove circolano miliardi, se le istituzioni non sanno organizzarsi come invece...

"La terra trema gratis. La ricostruzione costa miliardi. E dove circolano miliardi, se le istituzioni non sanno organizzarsi come invece...

Google

Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su Google

Seguici

"La terra trema gratis. La ricostruzione costa miliardi. E dove circolano miliardi, se le istituzioni non sanno organizzarsi come invece fu fatto con la ricostruzione del terremoto del 1997, prima o poi qualcuno trova il modo di farli circolare nella direzione sbagliata". Lo sostiene Giulio Silenzi (nella foto), che da assessore regionale ai Lavori pubblici si occupò del sisma ’97. "La cronaca giudiziaria – ragiona l’ex presidente della Provincia di Macerata – farà il suo corso. Ma sarebbe un errore considerare questa vicenda soltanto una storia di imprenditori disonesti e politici compiacenti. Perché il problema non riguarda solo chi avrebbe violato le regole. Riguarda le regole stesse. Il problema comincia quando chi acquisisce i lavori non possiede la struttura per eseguirli e li trasferisce ad altri attraverso la catena dei subappalti. Il subappalto è legittimo. Anzi, spesso è necessario. Ma quando diventa il principio organizzativo dell’intero sistema, la domanda cambia. Non è più soltanto chi costruisce, ma chi incassa, chi anticipa, chi trasferisce, chi controlla. E soprattutto chi dispone della liquidità necessaria per tenere in movimento la macchina. La criminalità organizzata, come sappiamo, non difetta precisamente di liquidità".

Silenzi ricorda "l’esperienza della ricostruzione degli anni Duemila, conclusasi senza un solo caso di corruzione o di infiltrazione criminale. Non certo per caso, ma per il modo in cui fu organizzata la ricostruzione: il modello Marche, basato su un impianto normativo diverso da quello adottato per il terremoto del 2016". La questione, dunque, "da giudiziaria diventa politica. Perché un sistema di controlli non dovrebbe limitarsi a scoprire le anomalie quando arriva la Finanza. La domanda più scomoda, allora, non è soltanto chi abbia preso le mazzette. È chi abbia progettato, governato e controllato un sistema nel quale simili condotte avrebbero potuto trovare spazio. Ci sono domande che chiamano in causa l’intera architettura della ricostruzione, dagli uffici tecnici alle strutture commissariali, dalla Regione agli organismi preposti alle autorizzazioni".

Silenzi invoca trasparenza sulle priorità. "Perché, se non è immediatamente comprensibile perché un edificio venga finanziato prima di un altro, perché un intervento costi una certa cifra o perché un’autorizzazione arrivi più rapidamente, la discrezionalità della politica si trasforma in potere. E il potere discrezionale diventa anche uno strumento di consenso elettorale. Lo abbiamo visto nelle ultime elezioni regionali con le liste civiche di Castelli. Come mai il presidente della Regione e il commissario alla ricostruzione, che oggi cadono dal pero, si sono impegnati in prima persona nella battaglia elettorale per trasformare i finanziamenti della ricostruzione in occasioni di consenso elettorale?".

© Riproduzione riservata