Sfigurato col machete a Crescenzago, uno dei due aggressori di 17 anni confidò a un amico: “Sono stato io, ora vado dai carabinieri”

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La chiamata a un conoscente per raccontargli tutto. Poi la decisione la mattina successiva di presentarsi in caserma con il complice. Sono stati affidati a una comunità per minorenni

Ferito coi machete a Crescenzago Uno dei due aggressori di 17 anni si confidò con un amico poco dopo Minorenni identificati dai carabinieri e messi in comunità: pervicace inclinazione all’attività delittuosa Accoltellato dimesso con una prognosi di 40 giorni: li conosco di vista, mai avuto problemi con loro

Ferito coi machete a Crescenzago Uno dei due aggressori di 17 anni si confidò con un amico poco dopo Minorenni identificati dai carabinieri e messi in comunità: pervicace inclinazione all’attività delittuosa Accoltellato dimesso con una prognosi di 40 giorni: li conosco di vista, mai avuto problemi con loro

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Milano, 17 luglio 2026 – I passamontagna indossati prima del raid. I colpi sferrati per uccidere. La confessione prima a un amico e poi agli investigatori. A poco più di un mese dall’assalto coi machete di via Civitavecchia, i carabinieri della Compagnia Monforte hanno identificato i due aggressori del ventinovenne egiziano M.K., entrambi diciassettenni nati a Milano rispettivamente da genitori egiziani e romeni: il giudice del Tribunale dei minorenni Antonella De Simone ha disposto il collocamento in comunità sia per Y.M. che per M.M., già sottoposto alla misura cautelare del collocamento in casa (l’equivalente dei domiciliari per i maggiorenni) per un altro reato. 

Cos’è successo 

La ricostruzione del tentato omicidio premeditato ci riporta alle 22 del 3 giugno, quando il nordafricano viene colpito con un machete a due passi dalla stazione Crescenzago della M2: quando arriva al Niguarda in stato di incoscienza, i medici lo operano d’urgenza per le profonde ferite a spalle, volto e collo; verrà dimesso con una prognosi di quaranta giorni.

La sera stessa, si scopre ora dall’ordinanza del gip, M.M. chiama un ragazzo con il quale da qualche tempo ha instaurato un rapporto di fiducia e gli confida quello che ha fatto: spiega di aver agito con un amico e di aver colpito “ripetutamente la parte offesa, per pregressi contrasti, anche in parti del corpo particolarmente delicate come il collo, dandosi poi alla fuga”. Poco dopo, i due si vedono anche di persona. 

La decisione di costituirsi 

La mattina dopo, i diciassettenni si presentano alla stazione dei carabinieri di Crescenzago per costituirsi. I due saranno riconosciuti sia dal conoscente di M.M. (che ha scattato una foto che ha consentito agli inquirenti di confrontare l’abbigliamento che il minorenne aveva addosso quella sera con quello di uno degli accoltellatori ripresi dalle telecamere) sia dalla vittima, che a verbale racconta: “Nel corso della serata, mi trovavo in zona quando sono stato avvicinato da due ragazzi che conosco di vista. Uno di loro è conosciuto con il nome di M., mentre l’altro si chiama Y. Li conosco perché frequentano da tempo la zona delle cosiddette ’Case blu‘. Mi trovavo nei pressi della fermata Crescenzago e dei giardini quando sono stato aggredito. Non so indicare il motivo dell’aggressione, non avevo avuto litigi o problemi particolari con loro in precedenza (la parte del racconto, ribadita più volte, che differisce dalla versione degli aggressori, ndr). Entrambi avevano con sé dei machete. È stato M. a colpirmi con il machete, mi ha colpito alla spalla destra, mentre Y. mi ha colpito alla spalla sinistra, al volto”.

Per il giudice, “gli indagati hanno mostrato pervicace inclinazione all’attività delittuosa – persistendo nell’attuazione di una condotta particolarmente violenta e insidiosa per la vita stessa della vittima, aggredendola con un’arma da taglio e in superiorità numerica – nonché mancato rispetto della legge e delle regole del vivere civile”.

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