Sfera Ebbasta allo stadio con dieci ragazze: "Lui davanti, loro dietro". Perché quelle immagini fanno discutere

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Redazione 07 settembre 2026 07:22

Sabato 5 settembre, stadio San Siro. In campo si sfidano Inter e Napoli, ma per qualche minuto lo spettacolo si sposta fuori dal terreno di gioco. Sul maxischermo compare Sfera Ebbasta: accanto al rapper ci sono quattro ragazze, mentre altre sei sono sedute nelle poltrone immediatamente dietro. Tutte vestite di nero.

Le immagini dell'arrivo chiariscono ancora meglio la costruzione della scena: Sfera davanti e le dieci ragazze che lo seguono. Il video finisce rapidamente sui social e diventa virale. C'è chi applaude il rapper chiamandolo "King", chi scherza sulle ragazze definendole le sue "bodyguard" e chi invece osserva: "La vera aura era entrare con la madre dei suoi figli".

Perché Sfera Ebbasta si è presentato a San Siro con 10 ragazze 

Dietro quella apparizione potrebbe esserci una precisa operazione promozionale. Sfera Ebbasta ha un nuovo progetto discografico in arrivo e la presenza delle dieci ragazze a San Siro è stata interpretata come un possibile indizio legato al lancio. Una delle giovani coinvolte, Elisa Mazzucchelli, ha raccontato che la richiesta era arrivata alla sua agenzia: servivano dieci ragazze per partecipare all'iniziativa.

Ma proprio il successo dell'operazione ha aperto una discussione che va ben oltre il marketing musicale.

A sollevarla è stato, tra gli altri, lo psicoterapeuta Alberto Pellai. Il punto, secondo Pellai, non è scandalizzarsi perché un cantante si presenta allo stadio circondato da dieci donne. È interrogarsi sull'immagine costruita e soprattutto sul pubblico al quale quell'immagine arriva.

"Un uomo con dieci ragazze, lui davanti, loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome", ha scritto Pellai.

Il paradosso indicato dallo psicoterapeuta riguarda soprattutto i più giovani. Da una parte scuole e famiglie cercano di spiegare ai ragazzi cosa siano gli stereotipi di genere e perché sia necessario superarli. Dall'altra, la cultura mainstream continua a proporre modelli nei quali il successo maschile viene rappresentato anche attraverso il numero e l'aspetto delle donne che circondano l'uomo. "Non riesco a capire la celebrazione e la magnificazione di un'immagine di questo tipo", ha spiegato Pellai al Corriere della Sera.

Il paragone scelto dallo psicoterapeuta riporta indietro di quasi vent'anni, al documentario "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo, diventato uno dei simboli della critica alla rappresentazione femminile nella televisione italiana. Allora sotto accusa erano soprattutto i programmi della tv generalista, nei quali agli uomini spettava spesso la parola mentre alle donne veniva affidata una funzione prevalentemente estetica e decorativa.

Cambiano i mezzi, sembra suggerire Pellai, ma il meccanismo rischia di rimanere lo stesso. Solo che oggi al posto della televisione ci sono Instagram, TikTok e i video virali.

La domanda che riguarda gli adulti

La vicenda è entrata anche in casa Pellai. Uno dei suoi quattro figli, ventenne, sabato era proprio a San Siro e aveva notato Sfera Ebbasta sul maxischermo. Padre e figlio ne hanno discusso il giorno successivo.

Ed è forse questo l'aspetto più interessante della polemica. Non stabilire se Sfera Ebbasta avesse o meno il diritto di presentarsi allo stadio con dieci ragazze — questione che nessuno mette seriamente in discussione — ma capire perché quell'immagine abbia funzionato così bene.

Se l'obiettivo era attirare l'attenzione, l'operazione è riuscita perfettamente: telecamere, fotografie, video, meme, articoli e centinaia di migliaia di interazioni. Proprio la viralità dimostra però quanto sia ancora potente uno dei codici più antichi della rappresentazione del successo maschile: l'uomo al centro e una schiera di donne intorno a lui.

Per Pellai la risposta non può essere semplicemente vietare o censurare queste immagini. Bisogna invece insegnare a leggerle. "L'unico modo che abbiamo noi adulti è continuare a fare educazione e sviluppare il pensiero critico", sostiene lo psicoterapeuta.