Settembre, di nuovo in piazza: "Sarà un evento nazionale"
Gli attivisti lanciano l’appuntamento: "Dobbiamo creare un grande movimento"

La marcia popolare al Pilastro

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Le mobilitazioni per chiedere "verità e giustizia" per Abderrahim Fakir non si sono concluse con la "marcia popolare" che ha attraversato il Pilastro domenica, a una settimana dal suo decesso. Ma si prendono una ’pausa’, nella quale "pregheremo per nostro fratello, assassinato dallo Stato", per tornare a settembre con un evento di carattere nazionale. Come già annunciato in piazza Lucio Dalla nel corso dell’assemblea pubblica dello scorso mercoledì, sono gli attivisti scesi nel rione anche l’altro giorno a fissare un nuovo appuntamento per il 42enne marocchino scomparso: "A metà settembre – ha gridato un attivista al microfono –, faremo un’assemblea a cui tutta Italia e tutto il mondo devono partecipare", dalla risonanza quindi nazionale.
L’evento è fissato per sabato 12 settembre, che non sarà "un momento vero: non di propaganda partitica, ma di organizzazione di soggetti in lotta. Contro qualsiasi chiamata che usi la morte di Fakir per biechi fini elettoralistici".
Il messaggio, dalle strade del rione, è rivolto alla politica: "A chi pensa di venire già a chiamare manifestazioni nazionali, senza passare prima dalla gente del Pilastro, rimandiamo tutto al mittente". Perché "noi, da lì, con gli arabi e la gente del Pilastro, con quella che vive sulla propria pelle ogni giorno il razzismo e la violenza dello Stato – ha detto sempre l’attivista –, decideremo come si va avanti per difendere nostro fratello. Nessuno mangia su Abderrahim, noi lo difendiamo". L’obiettivo è, quindi, quello di "riunirsi per dire a tutti i passi successivi che faremo. Dobbiamo creare un grande movimento".
Al termine del corteo in via Svevo, poi, è stato affisso un cartello plastificato sulla ringhiera che affaccia sul corsello dei garage, dove è avvenuto il fermo di polizia durante il quale Fakir ha perso la vita: "Vertià e giustizia per Abderrahim Fakir. Ucciso dallo Stato", con la data della scomparsa. Un gesto che rafforza la proposta avanzata durante la sfilata tra le vie del rione: ""Chiediamo al sindaco di cambiare la via dove è stato assassinato nostro fratello, in un omicidio di stato, e intitolarla con una targa a Fakir", ha detto un uomo al microfono, suo amico, dopo aver ricevuto la chiamata della moglie del 42enne. Dal Marocco, la donna ha chiesto "verità" per la morte del marito e ha ringraziato i presenti per la mobilitazione.
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