Sesto e l’allarme sicurezza, il Rondò diventa zona rossa: “Speriamo in un cambio concreto. Stanchi di risse, pusher e vandali”

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Commercianti e residenti del Comune milanese accolgono positivamente la drastica misura: “Servirebbero più pattugliamenti, il degrado urbano porta criminalità”. Il sindaco soddisfatto dopo la decisione della prefettura

Una manifestazione del comitato di quartiere per chiedere sicurezza

Una manifestazione del comitato di quartiere per chiedere sicurezza

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Sesto San Giovanni (Milano), 1 ottobre 2026 – Da oggi il Rondò diventa zona rossa. Lo ha deciso il prefetto. Il sindaco brinda (“Era la nostra proposta”), l’opposizione la prende come “la certificazione di un’emergenza”, la città spera in una svolta dopo tre anni di escalation. “L’auspicio è di avere più presidio da parte delle forze dell’ordine - commenta Fabio Savorelli, residente nella zona di piazza Trento e Trieste -. Nelle ultime settimane i pattugliamenti sono aumentati e la situazione è diventata più tranquilla, ma gli episodi di questi anni non si contano”.

Risse, accoltellamenti, spari, spaccio. “Nel mio condominio ci sono state varie incursioni, abbiamo trovato più volte nelle cantine e negli spazi comuni gente che dormiva. Dalle finestre abbiamo visto, invece, malviventi con le catene distruggere le auto in sosta”.

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Andrea Riva di Gelart

Commercianti con chiusure anticipate

La paura c’è. E anche i commercianti ne fanno le spese, come Andrea Riva di Gelart, che da 10 anni è in via Marconi, quasi a due passi da via Breda e da piazza IV Novembre. “Zona rossa fa tanto epoca Covid, ma non ci vedo nulla di male. Anzi, spero sia di aiuto e soprattutto sia sufficiente. Le persone sono sature. Ho sempre abbassato la saracinesca più tardi: quest’anno ho dovuto accorciare l’orario”.

Non per il timore di chiudere l’attività a notte fonda, ma per mancanza di clienti. “Soprattutto quest’estate è venuto a morire il movimento che abbiamo sempre avuto - confessa Riva -. Probabilmente, dopo una certa ora, la gente torna a casa, come se ci fosse un coprifuoco. Manca un contesto sociale e commerciale che spinge a restare fuori. Si viene da noi a prendere un gelato e basta. Tuttavia, quest’anno abbiamo perso un’ora al giorno di lavoro. In settimana chiudiamo alle 22 e nel weekend abbiamo accorciato alle 22.30”.

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Elisa Gelmi di Biosballo

Segnalazioni continue

Poco più in là in via Marconi, nell’isola pedonale, c’è Elisa Gelmi di Biosballo. “Facciamo parte di un gruppo WhatApp con circa 180 membri tra negozianti e abitanti del quartiere. Le segnalazioni sono continue: scippi, liti, vandalismi. A cadenza regolare ci sono gruppi di volontari che vanno a pulire aiuole e piazze. Una volta abbiamo trovato uno zaino con un coltello sotto un cespuglio. Ben vengano più controlli e pattugliamenti”.

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Fausto Gelmi

Il padre di Elisa, Fausto, fondatore e anima della storica e omonima galleria d’arte, è la memoria del quartiere. “Abbiamo visto passare i decenni e cambiare volto più volte a una zona che ha sempre avuto i suoi problemi. Oltre alla sicurezza, c’è anche una questione di degrado da affrontare e di lavori pubblici. Aspettiamo ora la nuova pavimentazione del Rondò e la riconversione dell’ex Cinema Elena”.

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