Sequestrata in garage per giorni, il racconto della vittima in aula: “Mi hanno picchiata e stuprata”

Reggio Emilia, 8 settembre 2026 – Le feste di Natale si trasformarono per lei in un inferno: “Sono stata tenuta chiusa dentro un garage, picchiata e violentata ripetutamente per tre giorni”. Separata da un paravento dallo sguardo dei suoi presunti aguzzini, una donna nigeriana di 30 anni ha raccontato in tribunale per tre ore l’incubo vissuto dal 24 al 27 dicembre 2024 dentro un’autorimessa in via Melato 11.

La giovane, con l’aiuto di un’interprete, è stata ascoltata ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Matteo Gambarati, in un incidente probatorio richiesto dai pubblici ministeri Dario Chiari e Denise Panoutsopoulos.

Tre indagati tra i 25 e i 39 anni

È scoppiata più volte a piangere durante l’udienza, che ha permesso di raccogliere il suo racconto in forma anticipata come prova in vista di un eventuale processo. All’esito degli accertamenti svolti dalla squadra mobile della questura, sono stati indagati tre uomini: due marocchini - un 38enne e un 25enne - e un ghanese 39enne. Si trovano tutti in custodia cautelare in carcere per altra causa mentre per questa vicenda non sono stati raggiunti da misure; il 25enne è indagato anche per il tentato omicidio del 15 gennaio 2025 in via Tondelli, dove un marocchino 24enne fu accoltellato e ricoverato in Rianimazione.

Sono indagati per sequestro di persona, perché l’avrebbero costretta a stare nel garage “dopo averla aggredita e stordita con sostanze narcotiche e stupefacenti”, rubandole il cellulare e sbarrando la porta. Poi per violenza sessuale e lesioni: approfittando del suo stato di debolezza, l’avrebbero immobilizzata per i polsi, colpita più volte sul fianco e al volto, anche usando un coltello, costringendola a subire rapporti completi. Figura anche la rapina del telefonino. La vicenda si è consumata in un contesto di marginalità, tra le presenze-fantasma che sopravvivano in zona tra espedienti e criminalità.

Il racconto della 30enne

La 30enne, assistita dall’avvocato Fulvio Orlando, ha raccontato che si trovava in zona stazione quando il suo cellulare si è scaricato: si è rivolta a negozianti che le hanno negato aiuto, e poi a una sudamericana che conosceva di vista e che si è offerta di accompagnarla in un garage, dicendo che lì c’era energia elettrica. Giunta in via Melato, qui avrebbe incontrato i suoi presunti aguzzini, che ha detto di non conoscere. La donna ha addebitato gli stupri esclusivamente a due persone: il marocchino 25enne (difeso dall’avvocato Gisella Mesoraca) e un uomo, pare nordafricano, non indagato e di cui non si conosce l’identità.

Secondo il suo racconto, il ghanese, assistito dall’avvocato Rossella Zagni, le avrebbe preso il telefono e sarebbe andato via. L’altro indagato 25enne l’avrebbe violentata per tre giorni e costretta a prendere le pastiglie per addormentarsi. Il terzo indagato è assistito dall’avvocato IVan Esposito. Poi avrebbe sentito un’auto che parcheggiava: le urla hanno richiamato un residente che allertò la polizia di Stato. “Gli agenti hanno aperto il garage. Dentro c’era la donna con lividi sul volto e sulle braccia: piangeva e ringraziava i poliziotti per averla salvata”, raccontò allora uno studente. La donna fu accompagnata all’ospedale Santa Maria Nuova, dove sono state refertate lesioni multiple al viso. Dai tamponi è emerso che lei ebbe rapporti sessuali.

L’inchiesta

L’inchiesta della squadra mobile è stata approfondita: sono stati sentiti testimoni, il garage è stato repertato palmo a palmo e vi sono stati accertamenti sulle tracce biologiche. La 30enne ha identificato i presunti responsabili in sede di ricognizione fotografica. La donna risulta sott’inchiesta per false dichiarazioni agli investigatori: a differenza di quanto da lei sostenuto, avrebbe conosciuto il 25enne che teneva nel cellulare foto di lei, risultate disponibili online. Ora la 30enne vive in una struttura protetta ed è assistita da uno psicologo. Chiuso l’incidente probatorio, i pm potranno fare ulteriori verifiche a cui seguirà l’avviso di fine indagini.