Sempio a Porta a Porta: «Non vivo più, sono sotto bombardamento. La macchia di assassino che se l'è cavata non te la levi»
«Non è attribuibile a me né a nessun altro»: così Andrea Sempio, intervistato a Porta a Porta, torna a parlare dell'impronta 33 sul muro della casa di Garlasco in cui è stata uccisa Chiara Poggi.
«Qualora non riuscissimo a convincere un giudice di questa cosa, e quindi diventa 'la 33 è di Sempio', va bene - aggiunge l'indagato nella nuova inchiesta - ma è su un muro in un punto in cui ci sono impronte di altre persone. Oggi, da quello che ho visto dall'ultima consulenza» dei pm «non si arriva a dire che è insanguinata. Si arriva a dire che non si può escludere che non ci fosse il sangue». «A me non serve sapere però cosa non si può escludere, serve una certezza».
La scarpa numero 42
Per quanto riguarda invece l'impronta insanguinata della scarpa trovata nella villetta dei Poggi, considerata una taglia 42, «tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44», spiega Sempio. «Noi la prova l'abbiamo fatta anche con le scarpe del 42 e non mi stava» ha aggiunto.
E per quanto riguarda il dna sotto le unghie di Chiara ha sottolineato che «la conclusione della perizia Albani è stata che con quella traccia non possiamo farci nulla. Non è una traccia solida, non è replicata, è mista, è degradata. Ogni volta che l'analizzavano, sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto».
Il rapporto con Chiara Poggi
Sempio ha poi detto di avere parlato due volte con Chiara e «se ci fosse stato qualcosa di particolare in quelle chiamate ad esempio un disturbo, probabilmente l'avrebbe riferito o al fidanzato o al fratello o alla famiglia dicendo 'guardate che ha chiamato tizio'.». Invece, «non c'è nessuno che possa dire che io gli abbia mai parlato di Chiara o che Chiara abbia mai parlato di me quindi anche questa idea che ci potesse essere un interesse - ha sottolineato - non c'è da nessuna parte». E i video intimi della ragazza, «non li ho mai visti, ho scoperto della loro esistenza attraverso i media».
Il carcere e la vita
Per Sempio il carcere rappresenta un'eventualità. «Per quanto tu puoi sentirti sicuro su certi elementi e dire ok secondo me questa cosa si può spiegare, comunque poi dovrei riuscire a spiegarla in aula e non è così automatico». «Quindi il pensiero che ci possa si possa arrivare al carcere c'è. Francamente - ha concluso - cerco di non pensarci cerco proprio di non immaginarmi quell'eventualità". In questi due anni per Sempio la giornata peggiore è stata «l'ultima volta che è andata in ospedale mia mamma» ha detto spiegando che i genitori sono preoccupati per lui. «Ovviamente, chi non avrebbe paura in questa situazione - ha aggiunto - è scontato».
Per quanto riguarda Stasi, la condanna è giusta, ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente, alcune cose che vengono sollevate non mi convincono», dice.