Manchester United-Manchester City 1-6: il derby che cambiò tutto

Il primo gol arriva al 22’. Mario Balotelli riceve al limite dell’area, apre il destro e manda il pallone nell’angolo basso. Poi solleva la maglia del Manchester City e ne mostra un’altra, bianca, con tre parole stampate sopra: “Why Always Me?”. È il 23 ottobre 2011 e a Old Trafford si sta giocando il derby di Manchester.

In quel momento nessuno può ancora sapere che la partita finirà 6-1. Né che, sette mesi più tardi, City e United termineranno la Premier League con gli stessi punti e saranno separati dalla differenza reti. Per il momento c’è Balotelli immobile davanti ai tifosi, le braccia leggermente aperte e una domanda che diventerà una delle immagini più riconoscibili di quella stagione.

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Due giorni prima l’attaccante era finito sui giornali per un incendio nella sua abitazione, causato da fuochi d’artificio. Mancini lo schiera comunque dal primo minuto. La scelta viene ripagata, ma per capire quanto pesi quel gol bisogna tornare indietro di due anni.

Dai “noisy neighbours” al primo posto

Nel settembre 2009 Manchester aveva già vissuto uno dei derby più folli della sua storia recente. Lo United aveva battuto il City 4-3 a Old Trafford con il gol di Michael Owen nel recupero. Carlos Tévez aveva appena attraversato la città passando dallo United al City e il nuovo proprietario dei Citizens, lo sceicco Mansour, stava finanziando una campagna acquisti destinata a cambiare le ambizioni del club.

Dopo quel derby Alex Ferguson aveva definito il Citynoisy neighbours”, vicini rumorosi. La frase funzionava perché descriveva bene la distanza tra le due squadre in quel momento. Il City faceva parlare di sé, investiva e provava ad avvicinarsi. Lo United continuava a vincere.

Nella primavera del 2011 qualcosa aveva già iniziato a cambiare. Il City aveva battuto proprio lo United nella semifinale di FA Cup a Wembley, prima di superare lo Stoke City in finale e conquistare il primo trofeo dopo 35 anni.

Quando le due squadre tornano a incontrarsi in Premier League, cinque mesi più tardi, la situazione è ancora diversa, il City arriva a Old Trafford da primo in classifica: sette vittorie e un pareggio nelle prime otto giornate, 27 gol segnati. Lo United campione d’Inghilterra lo segue a due punti.

Questa volta il vicino rumoroso suona direttamente alla porta.

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Balotelli, Agüero e un City costruito per attaccare

La partita inizialmente non lascia presagire il tracollo che arriverà: lo United parte forte e prova a tenere il City nella propria metà campo. La squadra di Mancini resiste senza abbassarsi troppo e al 22’ trova il vantaggio. David Silva apre per James Milner, il pallone arriva a Balotelli e l’italiano calcia di prima intenzione.

0-1. Poi arriva la maglia: “Why Always Me?”.

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Mario Balotelli del Manchester City festeggia dopo aver segnato un gol per renderlo 0-1 Mostra off a shirt saying "Why Always Me?" (Photo by Sam Bagnall/AMA/Corbis via Getty Images)

Il City va all’intervallo avanti di un gol. È nei primi minuti della ripresa che il derby cambia. Jonny Evans perde il duello con Balotelli e lo trattiene mentre l’attaccante sta andando verso la porta. Cartellino rosso. Lo United resta in dieci.

Mancini ha davanti una possibilità che il City non spreca; al 60’ Silva trova Milner dentro l’area e il centrocampista serve un pallone rasoterra sul quale Balotelli arriva praticamente davanti alla porta. Secondo gol dell’italiano, 0-2.

Nove minuti dopo tocca a Sergio Agüero. Micah Richards entra sulla destra e mette il pallone al centro. L’argentino anticipa tutti e firma lo 0-3, a Old Trafford il derby sembra chiuso, ma non lo è ancora.

Dal 3-1 al 6-1 in pochi minuti

Darren Fletcher segna all’81’ con un destro preciso che termina all’incrocio dei pali. 1-3. Mancano meno di dieci minuti. Per lo United è il gol che rende meno pesante una giornata già compromessa; per il City potrebbe essere il momento di amministrare il risultato. Succede l’opposto, all’89’ Edin Džeko segna l’1-4. Poco dopo David Silva trova il quinto. Lo spagnolo, che verrà scelto come migliore in campo, aveva già partecipato alla costruzione del gioco del City per tutto il pomeriggio e adesso mette anche il proprio nome sul tabellino.

Resta ancora il tempo per un’ultima azione: Silva riceve nella propria metà campo e lancia Džeko con un pallone che attraversa la difesa dello United. Il bosniaco corre verso David de Gea e segna ancora: 1-6. Tre dei sei gol del City arrivano negli ultimissimi minuti ed è un dettaglio che Ferguson non lascia passare inosservato. Dopo la partita parlerà del peggior risultato della propria carriera e criticherà soprattutto la gestione del finale: con la squadra in inferiorità numerica e il risultato ormai compromesso, troppi giocatori avevano continuato ad attaccare lasciando spazio alle ripartenze avversarie.

Lo United non subiva sei gol a Old Trafford dal 1930. Una sconfitta casalinga così pesante non arrivava dal 5-0 subito proprio contro il City nel 1955. Il tabellone resta fermo su un risultato difficile da confondere con un normale derby perso.

Manchester United 1, Manchester City 6.

Mancini non festeggia un passaggio di consegne

Fuori da Old Trafford, però, Roberto Mancini evita di trasformare immediatamente quella vittoria in qualcosa di più grande. Il City ha cinque punti di vantaggio in testa alla Premier League, ha appena segnato sei gol in casa dei campioni d’Inghilterra e sembra avere l’occasione perfetta per dichiarare concluso l’inseguimento.

Mancini frena. Lo United, spiega, rimane ancora un gradino sopra. Per cambiare davvero la gerarchia bisogna vincere il campionato. È una cautela comprensibile. Ferguson aveva già attraversato sconfitte pesantissime senza perdere il titolo: lo United aveva incassato cinque gol dal Newcastle nel 1996 e cinque dal Chelsea nel 1999, vincendo la Premier League in entrambe le stagioni. Il 6-1, da solo, non assegna niente. La stagione finirà per renderlo molto più importante di quanto si potesse immaginare quel pomeriggio.

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MANCHESTER, INGHILTERRA - 6 AGOSTO: L'allenatore Roberto Mancini (al centro) posa con i nuovi acquisti (da sinistra a destra) Aleksandar Kolarov, David Silva, Yaya Touré e Jerome Boateng durante una sessione di allenamento del Manchester City al City of Manchester Stadium, il 6 agosto 2010 a Manchester, Inghilterra. (Foto di Clint Hughes/Getty Images)

Quei sei gol tornarono a pesare a maggio

Manchester City e Manchester United arrivano all’ultima giornata della Premier League appaiate. Il City ospita il Queens Park Rangers. Lo United gioca a Sunderland.

Quello che accade all’Etihad diventerà uno dei finali più celebri della storia della Premier League: il City è sotto 2-1 entrando nel recupero, Džeko pareggia e Sergio Agüero segna il 3-2 che consegna il campionato alla squadra di Mancini. La classifica definitiva mette entrambe a 89 punti. Il City chiude con una differenza reti di +64, lo United con +56: otto gol separano le due squadre.

A ottobre il City era entrato a Old Trafford con un +2 sul tabellone a pochi minuti dalla fine. Ne era uscito con un +5. Il campionato non si decide in una singola partita e la differenza reti è il risultato di 38 giornate. Quel pomeriggio, riletto attraverso la classifica di maggio, assume però un peso che va oltre l’umiliazione inflitta ai rivali.

Il City conquista il suo primo campionato inglese dopo 44 anni e lo fa precedendo proprio lo United per differenza reti. Con il tempo quel derby sarebbe rimasto nella memoria dei tifosi anche con un nome semplicissimo: “The Six One”. Non servono avversario, stadio o data. Basta il risultato.

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MANCHESTER, INGHILTERRA - 3 MAGGIO: Striscioni per Sir Alex Ferguson visti nello stand che porta il suo nome all'Old Trafford durante la partita di Premier League tra Manchester United e Liverpool all'Old Trafford il 3 maggio 2026 a Manchester, Regno Unito. (Foto di Robbie Jay Barratt - AMA/Getty Images)

Due anni prima Ferguson aveva trovato un’espressione perfetta per descrivere ciò che stava accadendo dall’altra parte di Manchester. I noisy neighbours facevano rumore. Il 23 ottobre 2011 entrarono a Old Trafford e alzarono il volume, sei volte.