Sei già WOKE oppure dormi?
Orione Lambri 22 agosto 2026 20:59
Ma alla fine chissenefrega di sto woke? E che significa poi?
Lo sappiamo o, come dice mio figlio diciassettenne, siamo dei boomer deficienti che discutiamo di un termine bollito da anni che ormai usano solo i politici per darsi addosso?
La simpatica abiura di fine agosto di Alexandria Ocasio Cortèz, portabandiera della sinistra democratica americana e simbolo del wokismo neo socialista, non poteva che trovare una sponda da questa parte dell'Atlantico nell'amico del giaguaro. Il buon Giuseppi s'è affrettato a mettersi al timone di tutta la ciurma russo-bruna, la vecchia sinistra ulcerosa che ha sempre mal tollerato 'sta fighetteria liberale di culi nudi in parata e menate da maestrina.
Del tipo che ci tiene a farsi dipingere come l'Ocasio Cortèz italiano, Zampolli, ufficiale di collegamento in Italia dell'aspirante invasore dell'Oman e della Groenlandia, dice:
«Le dirò che piace anche al presidente Trump. Conte è di sinistra? Ne è sicuro?»
Sulla cosiddetta “cultura woke” non vedeva l'ora di sfoderare il randello e denunciare i celeberrimi eccessi del politicamente corretto che, con otto femminicidi solo nell'ultimo mese e migliaia di morti nell'estate più calda dall'inizio delle misurazioni, sono di certo la priorità che richiede cinquanta righe di articolo su Repubblica.
L'avvio con una bussata sul re di coppe al tavolo da gioco delle primarie del campo largo, che si annunciano appassionanti come il mondiale dell'Italia.
In tutto ciò il termine woke continua a possedere un significato letterale ed è stato uno spartiacque politico proprio nella sua prima comparsa pubblica, oggetto ora della presa di distanze di Ocasio Cortèz: non battere la fiacca, non girarsi dall'altra parte di fronte alle ingiustizie, al razzismo, al senso d'impotenza, svegliarsi, essere consapevoli, reagire.
Non solo per i diritti lgbtq+ e per tutto il balletto delle consonanti con cui abbiamo deciso di intrappolare la nostra libertà di essere, amare, scopare chiunque, in ogni nostro mutevole momento della nostra vita, l'autosovranismo del corpo come ultimo bastione, unica realtà su cui abbiamo piena sovranità.
Non solo Pride, djset e asterischi, ma salari e diseguaglianze: tutto si tiene.
Le ingiustizie vanno combattute tutte insieme e le fesserie che hanno appesantito il “brand” sono una caricatura della destra che, a forza di insistere, ha fatto breccia nei vari giuseppini che molto svegli (“woke”) non sono mai stati.
Certo ci sono forzature, ma quando mai non ci sono quando si cerca di cambiare le cose?
La borghesia liberale e radical chic che ha capitanato il cambiamento non è simpatica come Ciccio e Franco?
Perché quella francese che tagliava le teste ai nobili o quella russa che ammazzava i kulaki erano più di compagnia?
Adesso che annusano l'aria, i profittatori parolai attaccano a spaccare il capello in quattrocento, in un dibattito che interessa solo a chi è costrett* a starli a sentire.
È la specialità preferita dei politici boomer, che così possono evitare di spiegare come faranno a vincere le elezioni e, nel caso, a ridurre il divario tra i nostri stipendi e quelli francesi e tedeschi, più alti del trenta per cento e passa, oppure – esagerando – a mettersi d'accordo con gli alleandi su che pesci pigliare con la Russia, l'Europa e il tizio coi capelli arancioni.
Meglio un po' di taglia e cuci sul woke, poi si vedrà.
“Sei già WOKE oppure dormi?
Giochiamo insieme, dai!
Da quando non ti vedo più, mi sento giù
Mi manchi molto sai!
Noi siamo tanto amic*...
o forse no?
Che cosa ti ho fatto mai?”
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“Brilla” è l'opera di @apotropaike ispirata a Santa Brigida.
È stata realizzata come birra d'autrice triple malt per il birrificio Hype Brewing e prodotta da Lance Libere, parte del cui ricavato va per l'azione quotidiana a favore delle donne contro la violenza del Centro Veneto Progetti Donna.