Segnali da Gelsenkirchen: la costruzione dell’1-0, un tridente già intoccabile e… Scalvini
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10 agosto 2026 | 06:35

Foto Andrei Eduard Huiala
Maurizio Sarri torna dalla Germania con un carico di certezze in più, ma anche con numerosi appunti su cosa non sta ancora funzionando. Ci vorranno tempo, pazienza e… mercato. Oggi gli esami di Kamaldeen
Se il test match di Rotterdam era stato un passaggio interlocutorio, quello di Gelsenkirchen per l’Atalanta ha fornito risposte significative e su cui lavorare. No, non è una questione di risultato. In fondo che fosse 3-0 o 3-3 poco sarebbe cambiato. E con un po’ di precisione in più da parte degli attaccanti dello Schalke il pareggio non sarebbe stato poi così impensabile. Ciò che conta in queste partite è altro: capire a che punto è il lavoro, mettere in campo i concetti provati in allenamento, capire cosa va bene e cosa va male, chi può stare dentro al progetto e chi invece no.
Maurizio Sarri in campo ha visto una squadra in crescita, che sta interiorizzando i concetti del suo calcio. Che Scamacca sappia fare gol è assodato, così come che Gaetano abbia qualità nei piedi o che Krstovic abbia quella giusta cattiveria, per non parlare del talento di Samardzic: la giocata estemporanea del raddoppio è un lampo di classe che ha ricordato quella di Marsiglia. Resta negli occhi, aumenta la fiducia, ma nel complesso è decisamente meno significativa della costruzione che porta alla rete del vantaggio.
Carnesecchi, Bellanova, Ahanor, Raspadori, Scalvini, Kossounou, Bellanova, De Ketelaere, Bellanova, Samardzic, Gaetano, Kossounou, Scamacca, Ederson, Raspadori, Ederson, Raspadori, De Ketelaere, Scamacca, Ederson, Scamacca, Samardzic, De Ketelaere, Bellanova, Kossounou, Samardzic, Gaetano, Bellanova, Samardzic, De Ketelaere, Samardzic, Gaetano, Scamacca. Da 28’08”, con la palla tra i piedi del portiere nerazzurro dopo una precedente fase di costruzione, a 29’31”. 83 secondi, 32 passaggi, tutta la squadra coinvolta.
Palla dentro e palla fuori, con un solo passaggio alto, il cambio di gioco da sinistra a destra di Raspadori per De Ketelaere a metà della lunga azione, e un solo giocatore che con la palla tra i piedi effettua più di quattro tocchi, ovvero Bellanova dopo che riceve inizialmente da Carnesecchi. C’è anche un mezzo rimpallo favorevole dopo un dribbling forse un po’ improvvido tentato da Samardzic, prontamente sistemato da Gaetano, pronto e in posizione per dargli copertura e, quindici secondi dopo, pronto a ricevere al limite dell’area per mandare Scamacca al tiro tutto solo davanti al portiere.
Un saggio di quello che Sarri vorrebbe vedere dalla sua squadra: il possesso palla, il fraseggio corto, la ricerca del terzo uomo e la formazione sulle catene di quei ‘triangoli’ su cui il suo gioco ha costruito le migliori fortune. Scarico e movimento, come fa benissimo Ederson per portare via tre uomini e permettere a Raspadori di mettere la palla sulla corsia opposta. Certo, poi ci vogliono la qualità di Gaetano nell’ultimo passaggio (e il passato da trequartista si vede tutto) come anche il movimento coi tempi giusti di Scamacca. Collegamenti ben fatti tra le linee, movimenti giusti. “Le distanze strette tra i giocatori e il modo in cui viene aperto il gioco rende molto complicato anticipare le giocate” aveva detto Gosens nella nostra intervista. Preciso preciso.
Sprazzi importanti e significativi che si inseriscono in un contesto nel quale altre difficoltà strutturali sono comunque evidenti — ed è una cosa assolutamente normale. Perché digerire una nuova idea di calcio non è semplice per nessuno e richiede tempo e pazienza, come evidenziato dallo stesso Sarri. Il gruppo lavora in campo da un mese, ma è al completo soltanto da una settimana.
Per cui vedere alcune trasmissioni di palla improvvide e rischiose, soprattutto in prima impostazione contro squadre aggressive quasi a tutto campo, fa parte del percorso. Come alcuni lanci a vuoto di Carnesecchi, soprattutto quando le due punte dello Schalke si sono strette per non dare l’uscita diretta sul regista. Oppure verticalizzazioni non necessarie e forzate anziché l’opzione dello scarico per muovere ulteriormente la palla. O anche vedere le mezzali avversarie prendere alle spalle il trio mediano, con Gaetano a volte un po’ troppo alto e con quei metri di campo alle spalle che non dovrebbero esserci. Automatismi e distanze che si troveranno nel corso del tempo con il lavoro, assimilando giornalmente nuovi concetti.
Queste amichevoli servono per questo e anche per consolidare i punti fermi su cui Sarri sta costruendo. Come Giorgio Scalvini, unica certezza della linea a quattro che è cambiata nel corso del match (i due terzini al 45’, la sua spalla dopo un’ora), mentre lui è rimasto tutto il tempo in campo, saltando solo gli ultimi 40 secondi e giocando sia sul centro-destra che sul centro-sinistra. Come il tridente titolare composto da De Ketelaere, Scamacca e Raspadori, provati insieme anche nell’allenamento aperto allo stadio. O come Gaetano ed Ederson (con una significativa fascia di capitano al braccio) in mediana, a cui andrà aggiunto un completamento tra Samardzic e Pasalic, ugualmente validi ma con caratteristiche diverse, alternabili a seconda di ciò che la partita richiede.
Ecco (anche) perché quella di Gelsenkirchen sa proprio di prima prova generale in vista delle gare ufficiali, a cui seguirà il trofeo Bortolotti di venerdì sera contro l’Athletic Club alla New Balance Arena. Una serata che potrà dire molto altro sulle idee di Sarri e sulle prime gerarchie su cui sta costruendo la sua Atalanta. Mercato permettendo, visto che sono attesi un difensore centrale al posto di Djimsiti, un centrocampista che allunghi le rotazioni (una volta che usciranno Ibrahim Sulemana e probabilmente Zalewski) e almeno un’esterno d’attacco dopo le uscite di El Bilal e Maldini. “Almeno”, sì, perché nella giornata di lunedì Kamaldeen Sulemana si sottoporrà ad accertamenti al ginocchio dopo il trauma distorsivo accusato a inizio secondo tempo. Gli esiti degli esami potrebbero indirizzare gli obiettivi in una o nell’altra direzione, spingendo la società ad accelerare per portare rinforzi al tecnico.