Se in Italia avesse vinto la Monarchia, l'altra storia raccontata in un libro
Quale Italia sarebbe risorta dopo la guerra se al referendum del 2 e 3 giugno 1946 avesse vinto la Monarchia? Se oggi la nostra nazione non fosse una Repubblica in quale scenario socio-economico, culturale e geopolitico internazionale vivremmo? Dopo 80 anni il dibattito su quella fase cruciale della storia propone valutazioni nuove, considerazioni interessanti e interpretazioni originali. Sullo sfondo spuntano perfino trattative segrete e incontri misteriosi tra emissari di grandi potenze nel contesto di un racconto ucronico che stimola riflessioni e alimenta curiosità. Cosa accadde prima, durante e dopo le votazioni? Le risposte sono contenute nel libro "Se avesse vinto la Monarchia - 2 giugno 1946 - Una storia controfattuale" (Solferino Editore, 311 pagine, 19,90 euro) di Marco Patricelli, storico, giornalista, saggista, docente universitario di Storia dell’Europa contemporanea, autore di numerose pubblicazioni da cui sono stati tratti docufilm e fiction Rai, Mediaset e Zdf.
LA RICOSTRUZIONE
Nel volume vengono ricostruite e approfondite in maniera esaustiva e rigorosa tutte le vicende di quegli anni con dettagli inediti e suggestivi. Patricelli evidenzia, grazie a una scrittura fluida, chiara, incalzante e avvincente, sostenuta da riferimenti puntuali e circostanziati, risvolti talora inquietanti e imbarazzanti che avrebbero potuto modificare il corso della storia. Descrizioni analitiche e intrecci diplomatici che per la prima volta ribaltano la prospettiva: si ipotizza la sconfitta del fronte repubblicano dopo un'azione occulta di Stati Uniti e Gran Bretagna che temono una deriva a sinistra, lo spettro comunista, l'ingerenza e l'espansione dell'Urss nel Mediterraneo. E sorgono perplessità sui leader del Cln e sul ruolo di Palmiro Togliatti, rientrato dall'Unione Sovietica, in perfetta sintonia con Stalin. Si va oltre: per contribuire al successo della Monarchia gli alleati danno vita all'operazione sotto traccia White Cross (Croce Bianca, stemma araldico dei Savoia) puntando sul voto dei prigionieri di guerra con appositi seggi nei campi e la promessa di un rientro rapido in Italia. Voci, commenti, dietrologie su schede scomparse e riapparse, immaginando brogli e ingerenze straniere nell'ombra. Giorni convulsi raccontati con dovizia di particolari. Può prevalere la Monarchia sabauda dopo due anni di guerra civile considerato che, secondo alcuni esperti, il divario di voti non è netto? Qualcuno cerca di creare i presupposti perché avvenga.
Intrusioni dirette e indirette ma molto riservate che fanno leva principalmente sull'ambasciatore Usa a Roma Alexander Comstock Kirk, ben introdotto negli ambienti della Capitale e particolarmente legato al nostro Paese al punto che può agire su Falcone Lucifero, ultimo ministro della Real Casa, per ottenere il placet da Umberto, luogotenente del Regno, non ancora Re, affinché assicuri un bel pacchetto di consensi. Ma quando interviene forse è troppo tardi. Si parla perfino del ruolo del Presidente Usa Harry Truman e del direttore dell'Intelligence, il contrammiraglio Sidney William Souers. Una domanda sorge spontanea: e se fosse realmente accaduto? Al referendum non votano tutti. Si calcola che un milione di aventi diritto non si reca alle urne. Non si vota in Trentino e nell'Italia orientale, non votano i detenuti di guerra, gli sfollati, i senzatetto. Non si tratta, in sostanza, di un referendum universale.
I RISULTATI
La vittoria della Monarchia di stretta misura avrebbe però complicato la situazione. E la storia ricorda che la Repubblica s'impone con un margine di due milioni di voti. Il 10 giugno 1946 la Cassazione rende noti i risultati provvisori. Il 13 giugno Umberto lascia l'Italia, non riconosce la forma di governo, non va in esilio ma si allontana, mentre il 18 giugno la Suprema Corte proclama ufficialmente la nascita dello Stato repubblicano. Altro elemento che genera discussioni e polemiche è l'inciso contenuto nel decreto legislativo che parla di "maggioranza degli elettori votanti". La Corte di Cassazione dà l'interpretazione di "maggioranza dei voti validi" (contrario il presidente Pagano) che forse cambia per sempre numeri e proporzioni. Si poteva rinviare l'appuntamento elettorale? No, perché bisognava presentare una nuova Italia al Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947. L'operazione White Cross, in definitiva, non ha e non poteva avere base documentale, ma è lettura interpretativa di assoluta verosimiglianza con stimolanti inserimenti romanzeschi nella intrigante trama storica. Nel testo non figurano personaggi di fantasia, né troviamo citazioni inventate. Emerge con intelligenza una ricostruzione alternativa per illustrare in modo brillante e incisivo il periodo della transizione istituzionale italiana che non è stato né semplice né molto chiaro. Ma sempre attuale e coinvolgente.
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