Scende spesa sanitaria pubblica in Italia, ultimo Paese del G7

Introduzione

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di uscite nettamente inferiori al valore del 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse sia quella dei Paesi europei. La distanza da questi ultimi, in termini di spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, è stimata in più di 36 miliardi. Sono le conclusioni a cui è arrivata un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. Il nostro Paese è al 15esimo posto tra i membri dell’Ue e ultimo tra quelli del G7.

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Quello che devi sapere

Il servizio sanitario nazionale indebilito

Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, ha evidenziato che “il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale”. La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra infatti come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. 

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La spesa sanitaria pubblica pro capite

Anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite, il nostro Paese è tra gli ultimi. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei. “Nel confronto europeo l'Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell'Europa dell'Est e meridionale", ha spiegato Cartabellotta.

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Quando è iniziato il distacco dell’Italia riguardo alla spesa sanitari

Guardando allo storico, il lavoro Gimbe mostra come il distacco dell'Italia dagli altri Paesi europei abbia cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non sia stato più ricomposto. "Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore", ha commentato Cartabellotta che, in vista dell'avvio della discussione sulla legge di bilancio, ha invitato a "cambiare rotta". "Servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull'erogazione uniforme dei Lea” ha aggiunto Cartabellotta.

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Chi paga il conto del sottofinanziamento alla sanità

Secondo il presidente Gimbe, il sottofinanziamento alla sanità mette in difficoltà tutte le Regioni, “strette tra l'obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza e quello di mantenere i conti in ordine”. “Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini”, ha aggiunto. Le conseguenze di questa situazione sono infatti “liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10”. 

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L’appello sugli esiti della riforma dell’assistenza territoriale

Fondazione Gimbe ha posto l’attenzione all’urgenza di “conoscere gli esiti della riforma dell'assistenza territoriale finanziata dal Pnrr”. “Al 1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità”, hanno fatto sapere. Il ministero della Salute ha precisato che sono ancora in corso le verifiche e l'acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. "Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile - ha affermato Cartabellotta - rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino delle 'scatole vuote': target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”. 

Il commento del sindacato dei medici ospedalieri

Commentando l'analisi Gimbe sulla spesa sanitaria pubblica, il segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, ha specificato che “siamo di fronte a due problemi”. “Da una parte gli investimenti in sanità sono insufficienti, dall'altro però c'è il tema dell'appropriatezza nell'utilizzo risorse: si stima che fino al 25% siano impiegate in modo inappropriato, per esempio per prestazioni legate a consumismo sanitario”. Il sindacato mantiene le distanze dai dati dell’analisi sottolineando che “con i numeri percentuali non si risolvono i problemi di salute. Bisogna comprendere quali siano le esigenze dei cittadini e dare loro risposte”.

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La risposta del Governo

Dal Governo, intanto, sono arrivate delle rassicurazioni. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha assicurato che “ci sarà un aumento del Fondo sanitario, in coerenza con quanto fatto negli ultimi tre anni", che hanno visto in totale lo stanziamento di “18 miliardi in più”. “Soltanto per quest'anno ci saranno 6,3 miliardi in più”, ha aggiunto il sottosegretario.

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