Savio, la farmaceutica oltre gli affari: “Più valore alle cure, non ai risparmi”

Il gruppo pavese punta a 1.850 tonnellate di prodotto entro il 2028 e chiede incentivi agli investimenti

Monica Stefanelli, membro del board Savio e figlia del fondatore (e guida operativa) Emilio

Monica Stefanelli, membro del board Savio e figlia del fondatore (e guida operativa) Emilio

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Pavia – Un sito produttivo acquisito 11 anni fa quando era in fase di dismissione, è rinato. Oggi ha raddoppiato il personale e triplicato la produzione diventando il ‘cuore’ produttivo e tecnologico del Gruppo Savio, una delle Fab 13, le storiche imprese della farmaceutica a capitale italiano, campionesse in export e occupazione. Forte di quattro sedi (Pomezia, Pisa, Pavia e Ronco Scrivia), vanta numeri importanti. Nell’ultimo decennio (2016-2025) il fatturato è passato da 75 a 110 milioni di euro, un +46% nonostante le tante crisi che si sono succedute. E l’impulso maggiore arriva dai 61.500 metri quadrati di Pavia. In via Emilia, infatti, dove sorgeva Merck Sharp & Dohme ora si trova lo stabilimento di Savio Industrial, tecnologicamente avanzato e dedicato alla formulazione, al confezionamento primario e secondario di solidi e liquidi orali.

La svolta

Il passaggio di mano ha segnato una svolta per la struttura, anche grazie a un piano di investimenti massicci che ha trasformato lo stabilimento in un polo all’avanguardia. “La capacità massima dei moduli produttivi dello stabilimento pavese è più che raddoppiata in quattro anni, passando dalle 600 tonnellate del 2021 a una traiettoria già tracciata che punta a 1.850 tonnellate entro il 2028”, spiega Monica Stefanelli, avvocato civilista e corporate, membro del board del Gruppo Savio e figlia del fondatore Emilio, tuttora attivo e alla guida del Gruppo, inserita fra le 100 donne di successo del 2026 da Forbes Italia. Oggi gli stabilimenti, specializzati nella realizzazione di farmaci liquidi e solidi orali e dispositivi medici, registrano un volume di 35 milioni di confezioni all’anno, con un trend in rapida crescita verso l’ambizioso obiettivo di 1,5 miliardi di compresse. Il 50% della produzione Savio è destinato alla cura dei pazienti cronici in Italia, mentre il resto è indirizzato ai mercati di tutto il mondo.

Sguardo al futuro

“Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo e si stima che i malati cronici supereranno i 28 milioni nei prossimi anni – aggiunge Stefanelli –. La vera sfida adesso non è più solo aggiungere anni alla vita, bensì vita agli anni. Il nostro gruppo si occupa fin dal 1981 di patologie croniche e i farmaci hanno fatto molto sul fronte della longevità, ma l’efficacia di qualsiasi cura crolla senza l’aderenza terapeutica”. Guardando al futuro, Stefanelli è cautamente ottimista: “Per il 2027 ci stiamo concentrando molto sul rafforzare gli asset esistenti e sull’internazionalizzazione, attraverso la valutazione di acquisizioni mirate e lo sviluppo di partnership globali. Per consentire alle realtà medio-grandi come la nostra di continuare a crescere e investire è indispensabile adottare una visione industriale di lungo termine: snellire la burocrazia, incentivare gli investimenti e valorizzare la cura in termini di costi evitati, superando logiche orientate al mero ribasso dei prezzi, che generano solo risparmi apparenti e pesanti ricadute per la collettività”.

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