Saraceni salta nel futuro: "La sfida è contro di me"

Per mesi, quei gesti quasi connaturati al suo essere (hop, step e jump) non ci sono più stati. Non era mai rimasta così a lungo ferma, la triplista milanese Erika Saraceni, operata a inizio anno per ernie inguinali. Poi l’atleta classe 2006, campionessa europea U20, è prima tornata agli Assoluti di Firenze conquistando il titolo, quindi agli Europei di Birmingham, dove ha siglato nelle qualificazioni il personale a 14,50, chiudendo però dodicesima in finale. Non si è data per vinta ed è tornata centrando l’oro ai Giochi del Mediterraneo. Ora la studentessa di Scienze motorie (sette esami a giugno per pensare solo all’atletica) si è concessa un po’ di relax in Indonesia, prima di tornare in pista sotto gli occhi del suo gatto Bolt, chiamato così dopo l’ultima gara dello sprinter giamaicano.

L’oro ai Giochi del Mediterraneo è una rivalsa? "Sì, già il giorno dopo l’Europeo sono andata ad allenarmi: non volevo finire la stagione con l’amaro in bocca. Fare la finale, dopo tutto quello che è successo, è stata una rivincita. Ma dato come sono andate le cose, non volevo chiudere l’annata, iniziata male, allo stesso modo".

A Taranto c’era anche una leggenda come Spanovic... "Già a Tokyo, ai Mondiali, avevo fatto la prima gara con le più forti al mondo ed era stato quasi uno shock. Quest’anno ho avuto più consapevolezza, ho cercato di guardare più a me e alle mie misure che alle altre. Vedere lei, Mitrovic o la turca Danismaz mi ha galvanizzata, ma ho pensato a me".

Cosa le ha insegnato la gara dell’Europeo? "Ho imparato che non si deve mai dare nulla per scontato. Arrivando da un 14,41 agli Italiani e un 14,50 in qualifica, se mi fossi riconfermata su quelle misure, probabilmente avrei preso anche una medaglia e magari la stagione 2026 mi sarebbe sembrata troppo semplice. Ho lavorato solo due mesi quest’anno: la finale mi ha fatto capire quanto mi siano mancati certi allenamenti, la ritmicità e quanto non sia riuscita a essere lucida".

Di positivo cosa rimane? "Partecipare a una rassegna del genere, o vedere Dariya (Derkach, ndr) con l’oro, dopo tutto quello che ha passato, mi fa comprendere quanto lo sport possa gratificare il nostro sudore, tutto ciò che facciamo durante l’anno. Spero, in futuro, di non sprecare più occasioni, utilizzando tutte le mie forze. A differenza di altri sport, abbiamo poche gare in cui è importante andare forte. Bisogna mettere nel mirino le competizioni giuste ed essere sicuri di sé".

È stata l’estate degli altri sport. C’è qualcuno per cui è davvero contenta? "Ci sono state le vittorie nei tuffi, nel nuoto e poi i Giochi del Mediterraneo dove abbiamo stracciato tutti. Penso che l’Italia stia raggiungendo livelli stratosferici e tutti si impegnino spinti da una sorta di spirito di emulazione. Ad esempio, Larissa Iapichino è solo quattro anni più grande di me e vedendo i suoi risultati penso di poter fare lo stesso. Poi, sono stata contenta per i fratelli Inzoli con cui da piccola mi allenavo insieme a mia mamma (Rosa Anibaldi, ndr). Dopo vari infortuni hanno ottenuto bei traguardi. Penso anche a Celeste Polzonetti che ha fatto una grande stagione".

Guardando alla prossima annata: obiettivi? "Ci sono gli Europei indoor a Valencia per cui ho fatto il minimo. Poi ci sarà la rassegna continentale U23, l’ultima trasferta giovanile per me e un’occasione per riconfermarmi in queste categorie. Infine, i Mondiali Assoluti per cui per poco, almeno nelle date prestabilite, non ho fatto il minimo. Vedremo".

Continua a leggere tutte le notizie di sport su