Sapere qual è il nuovo mercato dorato dell’automotive? Quello delle kei car. Così la Cina punta a dominare il settore (anche in Europa) - News - Automoto.it
Le kei car sono il nuovo terreno di conquista dell’automotive e la Cina ha già iniziato l’assalto. BYD sfida i giganti giapponesi con una piccola elettrica pensata per il mercato locale. E ora il modello delle micro-auto potrebbe arrivare anche in Europa, aprendo una nuova partita per i costruttori
29 agosto 2026
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Se c’è un segmento dell’automotive che sembrava destinato a rimanere una specialità giapponese, era quello delle kei car. Piccole, strette, economiche e pensate per muoversi nelle strade congestionate e negli spazi ridotti delle città nipponiche, queste vetture rappresentano circa il 40% delle nuove immatricolazioni in Giappone. La loro forza sta proprio nella semplicità: dimensioni contenute, costi di acquisto e gestione più bassi e una praticità che le rende perfette per gli spostamenti quotidiani. Ma adesso anche la Cina ha capito il potenziale di questo mercato.
Il caso più evidente è quello di BYD, che il 28 luglio 2026 ha lanciato in Giappone la Racco, la prima kei car elettrica di un costruttore straniero. La vettura viene proposta a partire da 2,145 milioni di yen, con versioni più accessoriate e batterie differenti. La scelta di BYD è tutt’altro che simbolica: significa entrare direttamente nel cuore dell’industria automobilistica giapponese, sfidando marchi come Suzuki, Honda, Nissan e Toyota sul terreno in cui hanno costruito una delle loro principali fortune. Per la Cina, dunque, le kei car non sono più una curiosità nipponica, ma un possibile nuovo prodotto globale.
La Cina all’assalto del settore delle kei car
La scommessa era già emersa nel 2025. Il Financial Times, del resto, già nel 2025 aveva raccontato l’intenzione di BYD di entrare nel segmento giapponese delle kei car e di sfruttare la crescente domanda di veicoli piccoli, economici ed elettrici. L’azienda aveva individuato un mercato dal valore stimato di circa 18 miliardi di dollari e un’occasione per mettere in discussione il dominio storico dei costruttori giapponesi. Oggi quella strategia è diventata realtà. Secondo Reuters, BYD punta a vendere 10mila Racco entro la fine del 2026, un obiettivo ambizioso considerando che la casa cinese aveva venduto in Giappone poco più di 7.400 vetture complessivamente dal suo ingresso sul mercato nel 2023.
La sfida, tuttavia, non è semplice: i consumatori giapponesi sono tradizionalmente fedeli ai marchi nazionali e le automobili straniere rappresentano una quota molto ridotta del mercato. Ma BYD ha dalla sua parte una caratteristica decisiva: la capacità di sviluppare veicoli elettrici competitivi e di produrli a costi contenuti. La Racco, inoltre, viene fabbricata in Cina e beneficia quindi dell’enorme ecosistema industriale costruito da Pechino attorno alle auto elettriche. È esattamente questo il punto della strategia cinese: prendere un formato nato per rispondere alle esigenze specifiche del Giappone, industrializzarlo su scala cinese e trasformarlo, potenzialmente, in un prodotto esportabile.
Obiettivo Europa?
Proprio qui entra in gioco l’Europa. Le kei car, nella loro configurazione normativa giapponese, non possono semplicemente essere importate nel mercato europeo: le regole, le dimensioni e le categorie di omologazione sono differenti. Ma il concetto alla base della kei car — una vettura elettrica molto compatta, efficiente e relativamente economica — potrebbe avere un enorme potenziale anche nel Vecchio Continente, dove il costo delle automobili è aumentato e le città stanno cercando di ridurre traffico, emissioni e occupazione dello spazio pubblico.
BYD ha già dimostrato di voler puntare sulle piccole elettriche europee con la Dolphin Surf, versione europea della Seagull, mentre la stampa specializzata francese ha riportato l’interesse per una possibile adattazione della Racco alle normative europee. Non significa che domani vedremo le kei car cinesi nei concessionari europei: BYD non ha ancora ufficializzato il lancio della Racco in Europa. Ma la direzione è interessante. Se la Cina riuscisse a trasformare la filosofia delle kei car in una nuova generazione di piccole elettriche adatte alle norme europee, potrebbe aprire un altro fronte nella conquista dell’automotive occidentale. Dopo SUV, berline, ibride ed elettriche, la prossima battaglia potrebbe quindi giocarsi sulle auto più piccole di tutte: vetture semplici, economiche e progettate per una città che ha sempre meno spazio per le automobili.