Sanità, la Regione Calabria punta sulla qualità dei dati per governare i Lea

Pubblicato il: 06/09/2026 – 19:00

CATANZARO Non solo conti e bilanci. Nel Piano di rientro della sanità calabrese entra anche la qualità dei dati, considerata uno degli strumenti necessari per capire dove il sistema funziona e dove, invece, occorre intervenire. Al centro ci sono gli indicatori NSG Core, il sottoinsieme di indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia utilizzato per valutare sinteticamente l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Gli indicatori NSG Core sono parametri attraverso i quali il sistema sanitario viene misurato sulla base di dati relativi alle prestazioni e ai servizi erogati. Il Nuovo Sistema di Garanzia, introdotto dal Ministero della Salute dal 2020, monitora l’erogazione dei Lea nelle diverse regioni, valutandone qualità, appropriatezza, efficacia ed efficienza. Il sottoinsieme Core consente di trasformare questi dati in punteggi, confrontando i risultati raggiunti con valori di riferimento e restituendo una fotografia delle performance regionali. È quindi un sistema di misurazione che può incidere concretamente sulla programmazione sanitaria: più i dati sono completi, tempestivi e affidabili, più è possibile individuare le criticità e orientare gli interventi.

Le criticità della Calabria

Il documento regionale individua però alcune criticità. La prima è la disomogeneità nella raccolta dei dati: alcune aziende sanitarie presentano ritardi o informazioni incomplete. Un problema che rischia di rendere meno precisa la fotografia della sanità calabrese. C’è poi la questione dell’equità di accesso. Secondo il piano, le fasce più vulnerabili – in particolare anziani, donne e persone con livelli di istruzione più bassi – risultano maggiormente penalizzate. Da qui la necessità di aggiornare periodicamente gli indicatori, in modo che continuino a riflettere l’evoluzione delle condizioni epidemiologiche e dell’organizzazione dei servizi sanitari.

Un gruppo regionale per monitorare i dati

Il piano prevede la costituzione di un gruppo di lavoro regionale dedicato al NSG, con una definizione più precisa delle responsabilità tra assessorato, aziende sanitarie e uffici statistici. Sono previsti incontri trimestrali di monitoraggio e una reportistica condivisa. L’obiettivo è garantire che i dati destinati al Nuovo Sistema informativo sanitario (NSIS) siano completi, corretti e trasmessi nei tempi previsti. La Regione punta inoltre a integrare informazioni provenienti da medicina generale, pediatri, assistenza domiciliare e Rsa, così da avere una lettura più completa dell’assistenza nei tre grandi ambiti dei Lea: prevenzione, territorio e ospedale.

Più controlli e meno ritardi

Tra le azioni previste ci sono procedure automatiche per la validazione dei dati e scadenze interne più stringenti per ridurre i ritardi nella trasmissione. Il personale sarà inoltre formato sugli standard nazionali di codifica. Il monitoraggio non riguarderà soltanto la quantità dei dati, ma anche alcuni aspetti oggi considerati particolarmente rilevanti per valutare la qualità dell’assistenza: aderenza alle terapie dei pazienti cronici, rinuncia alle cure ed equità sociale, con dati disaggregati per età, genere e livello di istruzione. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità della Regione di monitorare i Lea e, soprattutto, ridurre le differenze territoriali nell’accesso ai servizi.

La sanità diventa anche digitale

Una parte importante del piano riguarda la digitalizzazione. La Regione punta a potenziare le piattaforme di business intelligence, automatizzare i flussi di dati e creare dashboard interattive per consentire un’analisi più tempestiva delle performance. Il principio è semplice: avere dati aggiornati e leggibili per poter intervenire più rapidamente sulle criticità. La strategia prevede anche una maggiore trasparenza. Il piano indica la pubblicazione semestrale dei punteggi Nsg Core regionali, la condivisione delle informazioni con cittadini e associazioni e l’introduzione di sistemi di feedback.

Il cronoprogramma

Gli interventi sono articolati su tre orizzonti temporali. Nel primo anno sono previste l’attivazione dei flussi informativi, la validazione automatica dei dati e la formazione del personale. Tra 12 e 24 mesi dovrebbero arrivare l’integrazione dei dati territoriali, le piattaforme di business intelligence e la pubblicazione dei report. Nel periodo successivo, oltre i 24 mesi, il piano prevede il consolidamento della governance, la revisione degli indicatori Core e un’azione più strutturata per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure. A coordinare il percorso sarà Azienda Zero, mentre alle Aziende sanitarie provinciali spetteranno raccolta e trasmissione dei dati. Il gruppo di lavoro Nsg avrà invece il compito di monitorare e rendicontare i risultati.

La sfida è trasformare i numeri in decisioni

Il successo del piano sarà misurato attraverso alcuni indicatori: la percentuale di flussi trasmessi nei tempi previsti, il numero di indicatori Core effettivamente coperti, la riduzione delle differenze territoriali nei punteggi Nsg e l’aumento della trasparenza percepita dai cittadini. Il nodo, dunque, non è soltanto raccogliere più dati. È riuscire a trasformarli in uno strumento stabile di governo della sanità. Per una regione alle prese con il Piano di rientro, la sfida è fare in modo che i numeri non servano soltanto a fotografare le criticità, ma diventino la base per decidere dove intervenire, misurare i risultati e verificare se i servizi garantiti ai cittadini stanno realmente migliorando. (a. c.)

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