«Sanità, Cgil insoddisfatta: serve un assessore»  - L'Unione Sarda.it

Cambiano i nomi, non la linea. Simona Fanzecco, da due giorni segretaria della Cgil sarda, riprende il confronto con la Regione dagli stessi temi (e dalle stesse frecciate) cari al suo predecessore, Fausto Durante: pugliese arrivato in Sardegna quattro anni fa per ricucire gli strappi interni, ma capace di interpretare pienamente il ruolo di leader sindacale. «Fausto ha fatto un lavoro molto importante», lo saluta Fanzecco all’indomani della propria elezione, «anche di ricomposizione, ma soprattutto sul merito delle questioni di rilievo per la Cgil».

Prima segretaria donna: ma non è strano che la Cgil ci arrivi vari anni dopo Cisl e Uil?

«Beh, dipende anche dalla politica dei quadri che viene portata avanti dal basso. Io sono stata anche la prima donna segretaria regionale di categoria, a 34 anni, e la prima alla guida della Camera del lavoro di Cagliari. Ma anche stavolta il riconoscimento di genere non era scontato».

Nella sua relazione è tornata sul nodo delle servitù militari. Ultimamente a sinistra non se ne parlava molto.

«Per noi è un tema centrale. Ci sono grandi parti del nostro territorio utilizzate per attività belliche: noi contestiamo le politiche di riarmo del Governo e rivendichiamo la restituzione di quelle aree, per destinarle allo sviluppo della nostra terra».

Lei collega questa rivendicazione a quelle sull’insularità. Possiamo dire che gli effetti dell’inserimento di quel principio nella Costituzione sono deludenti?

«Sono deludenti perché, dopo quattro anni, non si è intervenuti sugli svantaggi insulari. È necessario che il Governo, di concerto con la Regione, attui una politica perequativa che dia risposte alle tante emergenze di un’Isola che offre poche prospettive per una vita dignitosa, e che nel giro di un decennio potrebbe non avere più neanche le risorse per garantire il welfare minimo».

A proposito: voi siete da tempo molto critici con la Regione per la gestione della sanità.

«Non siamo assolutamente soddisfatti. La presidente Todde ricopre il ruolo di assessora ad interim, ma credo che dovrebbe affidare la sanità a un assessore che ripensi l’organizzazione del servizio su tutto il territorio regionale. La prossimità è un elemento cruciale per frenare lo spopolamento: case della comunità, medicina territoriale. Invece su questi aspetti non c’è una visione prospettica, che punti sulle risorse Pnrr per creare quelle condizioni».

Avete preannunciato una mobilitazione. Potrebbe sfociare in uno sciopero generale?

«Se facessimo oggi una valutazione sugli impegni a suo tempo sottoscritti e sulle aspettative che avevamo, ci sarebbero le condizioni per manifestare anche subito. Noi però ora avvieremo un confronto con Cisl e Uil, in cerca di una rivendicazione unitaria per l’attuazione del protocollo firmato con la Giunta il 4 agosto 2025. Se vedremo che quegli impegni vengono disattesi, dialogheremo con i territori, con gli altri sindacati e con la società civile per scegliere la giusta forma di mobilitazione. Se ci sono le condizioni per uno sciopero generale, lo verificheremo. Ma deve partire dal basso, dalle persone che noi rappresentiamo. Proclamare uno sciopero in modo autoreferenziale non è nel nostro Dna».

Sul fronte del lavoro, invece, in Sardegna l’occupazione è in crescita.

«È vero, ma cresce in modo precario e stagionale. Un modo che penalizza soprattutto i giovani, costretti a cercare prospettive altrove, e le donne: il part time involontario, di cui l’Isola ha il tasso più alto in Italia, spesso riguarda loro. E poi abbiamo numerosissime crisi industriali aperte: da Portovesme allo stallo sulla chimica verde di Porto Torres, fino alle vertenze Sanac, Fluorsid, Bekaert».

Ma c’è ancora qui un futuro per l’industria? O dobbiamo rassegnarci a vivere, o sopravvivere, di turismo?

«Abbiamo potenzialità enormi nell’industria. Penso al rilancio dei processi di riconversione di alcune attività, alla cantieristica navale e alla nautica da diporto, all’economia circolare, giusto per fare qualche esempio. Abbiamo opportunità legate alle terre rare e alle materie prime critiche. L’Einstein Telescope è una grande speranza per creare indotto nelle zone interne».

Transizione energetica: qual è la vostra posizione?

«Noi diciamo molto chiaramente che abbiamo anche qui delle potenzialità, abbiamo sole e vento, però i progetti sulle fonti energetiche rinnovabili devono essere concertati con i Comuni, con i territori. Non può esserci una speculazione: l’energia prodotta dev’essere destinata al nostro territorio, non possiamo diventare una servitù energetica. Crediamo nelle comunità energetiche e chiediamo anche che venga portato a termine il processo di metanizzazione: non per rimandare l’abbandono del fossile, ma per mettere in sicurezza anche i territori a vocazione industriale».

Capitolo trasporti: come valuta l’operato della Giunta sulla continuità territoriale aerea e marittima?

«Credo che avremmo potuto fare molto di più, dal punto di vista dei bandi e degli accordi con le società che gestiscono la mobilità in Sardegna».

E della fusione degli aeroporti cosa pensa?

«Gli aeroporti rientrano tra quelle infrastrutture su cui il perimetro pubblico non deve arretrare di un millimetro. Siamo nettamente contrari alla privatizzazione di Cagliari-Elmas, per noi è inspiegabile come la Regione metta 30 milioni a disposizione di un progetto che vede protagonisti vari fondi d’investimento su infrastrutture che dovrebbero restare a controllo pubblico. Non è una questione ideologica, ma di opportunità per la nostra Regione».

Da neo segretaria, come primo atto ha chiesto l’attuazione del Patto di Buggerru per la sicurezza sul lavoro.

«Sì, l’ho detto in riferimento alla morte del giovane Fabrizio Pittalis in un ecocentro, ma anche a tutti gli incidenti che si verificano quasi ogni giorno. Il tema del lavoro sicuro per noi è una priorità assoluta. Buggerru è un protocollo firmato con la Regione per promuovere la cultura della salute e della sicurezza: anche lì per ora siamo rimasti alle parole, attendiamo i fatti».

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