Salerno, quindicenne “rimbalzato” tra gli ospedali per 200 km per una frattura alla gamba

Si può definire «sanità» un sistema che trasforma la frattura di un braccio in un viaggio della speranza lungo 200 chilometri? A giudicare da quanto accaduto a un ragazzo di appena quindici anni, originario del Cilento, la risposta è un amaro e rumoroso «no». Quella che doveva essere una banale gestione di un’emergenza ortopedica si è trasformata in un’odissea estiva degna del peggior incubo, una vicenda che solleva un polverone politico e sindacale, mettendo a nudo le crepe della rete dell’emergenza in Campania.

Tutto ha inizio venerdì scorso, intorno alle 22.30. Una caduta, un dolore lancinante al braccio, una diagnosi chiara di frattura scomposta. Da quel momento, per il giovane e la sua famiglia, scatta il «giro d’Italia» degli ospedali. Il primo stop arriva dalla Centrale operativa del 118: «a Sapri e Vallo della Lucania, ci dicono, non ci sono ortopedici disponibili». La rotta punta allora verso il Pronto soccorso di Sapri. Qui, però, la scena è surreale: manovra d’urgenza, ma nessuna radiografia. Il consiglio, quasi un ordine, è quello di correre al Santobono di Napoli. Peccato che, come ben noto, il nosocomio pediatrico napoletano accetti solo pazienti fino ai 14 anni. Nonostante il parere negativo arrivato telefonicamente, il medico di Sapri insiste: «Andate lì».

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Arrivati a Napoli a notte fonda, il muro di gomma diventa realtà. Rifiutato dal Santobono, il quindicenne viene dirottato al Cardarelli. Ma qui il calvario cambia solo registro. Dopo ore di attesa, la proposta è il ricovero in corridoio, su una barella, in promiscuità con pazienti adulti. Una sistemazione che la madre, comprensibilmente, rifiuta, firmando le dimissioni. La domenica mattina, dopo un altro viaggio, tocca all’ospedale di Salerno: radiografia, ingessatura, ma - di nuovo - nessun posto letto.

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La luce in fondo al tunnel arriva solo nel pomeriggio di domenica, quando il ragazzo riesce a raggiungere Vallo della Lucania, dove viene finalmente ricoverato in attesa di operazione. «È inaccettabile - non usa giri di parole Biagio Tomasco, segretario generale del Nursind Salerno - Nel 2026, un minorenne non può essere rimbalzato come un pacco per centinaia di chilometri. Chiediamo che la magistratura accerti le responsabilità di questa catena di errori organizzativi». Il Nursind ha già inviato una formale richiesta di chiarimenti ai vertici dell’Asl, del 118 e alla Regione, pretendendo risposte su un disservizio che brucia.

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«La mamma è stata lasciata sola a gestire spese folli tra taxi e treni, senza un trasporto protetto che doveva essere garantito - rincara la dose Adriano Cirillo, segretario amministrativo del sindacato – È assurdo che l’ospedale di Sapri non abbia trattenuto il paziente pur avendo l’ortopedia». Nel frattempo, il caso travalica i confini della cronaca locale, diventando un caso politico. «È una fotografia impietosa - tuona Severino Nappi, vice coordinatore della Lega in Campania, che punta l’indice contro Palazzo Santa Lucia - Al di là dei proclami di chi governa, resta la realtà. In Campania il diritto alla salute continua a essere negato. È vergognoso che un cittadino debba percorrere 200 chilometri per un’assistenza adeguata». Questa odissea, in ogni caso, non è solo un fatto di cronaca. È l’istantanea di un sistema che scricchiola sotto il peso di una burocrazia che dimentica l’essere umano. Un ragazzo di 15 anni, il suo dolore, la disperazione di una madre. Ecco cosa c’è dietro i numeri e le sigle degli ospedali. Mentre le istituzioni si rimpallano le competenze e le responsabilità, il cittadino resta in balia di un’organizzazione che, troppo spesso, smarrisce la rotta. Resta la rabbia, ma soprattutto resta una domanda che attende risposta: quando si tornerà a mettere la cura del paziente prima di ogni altra logica?