Salari bassi, cambiare si può. Ecco come
Dal 1990 al 2026 le retribuzioni lorde italiane sono diminuite in media del 6%. Il vero nodo è un sistema produttivo sempre più frammentato

Lavoro manifatturiero in una fabbrica italiana

Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su Google
Roma, 23luglio 2026 – Ufficio parlamentare di bilancio certifica ciò che da anni si preferisce ignorare: dal 1990 al 2026 le retribuzioni lorde italiane sono diminuite in media del 6%. Mentre le altre economie industrializzate hanno registrato incrementi compresi fra il 15 e il 30%, l’Italia ha imboccato la corsia opposta. Non è una statistica qualsiasi. È la radiografia di un declino produttivo che la politica continua a coprire con slogan, bonus, microtagli fiscali e l’immancabile benaltrismo.
Si abbaia alla luna evitando il cuore del problema. I salari non precipitano per cattiveria del destino. Seguono la forza competitiva delle imprese. E qui emerge il vero nodo italiano: un sistema produttivo sempre più frammentato, incapace di raggiungere dimensioni adeguate, investire con continuità in innovazione e presidiare i mercati globali.
Bassa produttività, bassi salari
Alla perdita di peso dell’industria si è affiancata la crescita di un terziario spesso povero di specializzazione e dominato dalla stagionalità. Il risultato è inevitabile: bassa produttività, bassi salari. Dove invece esistono imprese internazionalizzate, tecnologicamente avanzate e specializzate, gli stipendi sono più alti.
È la prova che sviluppo, innovazione e qualità del lavoro restano gli unici moltiplicatori del reddito. Per questo occorre rafforzare il legame tra salario, produttività e merito, investendo nella formazione dei lavoratori.
La politica deve cambiare agenda
La politica cambi agenda. Le cure cosmetiche servono solo a guadagnare qualche titolo. Occorre una strategia industriale fondata su crescita, innovazione e analisi delle filiere produttive.
Anche le parti sociali abbandonino vecchi riflessi ideologici: promuovano la contrattazione aziendale legata ai risultati, diffondano le migliori pratiche, analizzino i fabbisogni professionali e utilizzino meglio i fondi dello 0,30 per una formazione qualificante. Potrebbero anche promuovere un solo fondo tfr per lo sviluppo. Questo è il loro mestiere che se praticato bene farà il bene d’Italia.
© Riproduzione riservata