Sal Da Vinci, per sempre sì: mezzo secolo di nozze ma con la canzone
Ha voluto la bicicletta e mo’ pedala, eccome. Se i tre concerti all’Arena Flegrea che si chiudono stasera sono la celebrazione davanti al pubblico di casa di cinquant’anni di carriera, dell’exploit sanremese, di un periodo scintillante iniziato con «Rossetto e caffè» e passato per l’«Eurovision song contest», destinato prima di fine anno ad aggiungere uno show personale su Rai1 e un album natalizio, quello che più colpisce è la voce che Sal Da Vinci mette in campo, come sempre ricca di veracità, ma anche di attenzione al repertorio internazionale. Sa di ieri e di oggi, è capace di far convivere echi di «vutate» e di canto soul, ma potente come forse mai, alla stregua di un Tom Jones napulegno. L’overdose di impegni degli ultimi mesi non l’ha intaccata, anzi, forse coach, cure, attenzione, esercizi la fanno sentire persino più importante, mai in affanno, e si che non la risparmia di certo.
Una band di 13 elementi affidati alla guida di Pino Perris, un corpo di ballo che lo circonda pensando al modello Las Vegas ma anche a certi tour di Massimo Ranieri, qualche battuta ed aforisma consegnati al pubblico entusiasta, servono a dare la necessaria cornice professionale ad un cantante, anzi diciamo ad uno showman ormai entrato nel gotha del mainstream nazionalpolare, nonostante Cazzullo e cazzullate varie. Ma c’è lui, SDV al centro di tutto, che a 57 anni celebra il primo mezzo secondo di carriera, con mamma Anna commossa in platea, papà Mario che lo benedice in immagine da un video, il figlio Francesco (avant’ieri) e il fratello Gino (ieri) pronti a duettare con lui come in una serata di famiglia.
In fondo, proprio di serate in famiglia si tratta, e non solo perché la conclusione di «Per sempre sì» celebra la coppia, sposata o meno, con la cerimonia-coreografia dell’anello diventata un tormentone anche nei gesti.
Ma perché l’americano di Napoli Salvatore Michael Sorrentino sente il palco come casa sua, e gli spettatori - molti lo seguono praticamente da sempre, anche se non mancano le nuove generazioni - come una famiglia allargata. E loro ricambiano, alcuni perché l’hanno avuto - tanti anni fa - protagonista dei loro matrimoni, battesimi e cerimonie varie, i più perché lo hanno visto rincorrere il successo senza mai montarsi la testa, ma anche senza mai abbattersi, nonostante le discese ardite e le (faticose) risalite.
Così non è un caso, nemmeno una polemica, ma meriterebbe di esserlo, se tutto inizia con «Non riesco a farti innamorare», con cui arrivò terzo al Sanremo 2009, e si conclude con la canzone regina del Festival 2026. In mezzo 17 anni in cui, nonostante lui ci abbia provato ogni anno, nessuno l’ha ritenuto degno dell’Ariston. Vuoi mettere con Emanuele Filiberto, Pupo e Luca Canonici (2010)? Con Sarah Toscano (2025)? Con Il Tre (2024)? E perché mai sceglierlo per l’edizione 2017 con quella canzone, «Nanà» scritta con un tal Renato Zero di fronte alle poderose prove artistiche che quell’anno regalarono Lodovica Comello e Alessio Bernabei?
Sal(uti) da Sanremo, allora. In mezzo ai due estremi festivalieri della sua carriera, Da Vinci piazza il suo canone personalissimo, compresa naturalmente la canzone scritta dal re dei sorcini, compresa «Voce ‘e notte» ed un medley di classici napoletani, compresi i suoi cavalli di battaglia personali da «Un mercante di sogni» a «Cercami». E Sal(uti) a Sanremo, dove Franco Ricciardi e Valentina Stella non sono mai andati in gara, ma straripano nella prima serata dell’Arena Flegrea, quando il protagonista divide col primo la postmelodica «Primmavera» e con la seconda la veteromelodica «Passione eterna». Ieri Mavi e Neffa gli ospiti, stasera si attendono Gigi Finizio e Andrea Sannino.
Anche nella scelta dei suoi «friends», e così promette di fare nel varietà per Rai1, Sal non cerca sdoganamenti, giustificazioni, consacrazioni. Canta, condivide il palcoscenico, come ha imparato a fare da quando aveva 7 anni. In questi cinquant’anni ha imparato parecchio, gli piaceva la bicicletta e pedala con ostinata passione. Ma non ditelo a Cazzullo.