Roma, svolta sicurezza nei ristoranti. I defibrillatori sono obbligatori
L'ultima scossa salvifica è stata in piazza dei Gerani, a Centocelle, meno di due mesi fa, quando un settantenne ha avuto un infarto mentre guidava. Si è fermato, ha aperto la portiera e si è accasciato a terra mentre i due figli, seduti nel sedile posteriore, si sono messi a urlare disperati. Se non fosse stato per un defibrillatore installato a due passi, a portata di mano, sarebbe morto. Il defibrillatore, se usato nei primi dieci minuti consecutivi al malore cardiaco, può fare la differenza e per questo il Campidoglio vuole introdurlo in maniera massiccia a Roma.
C'è stato il primo via libera della Commissione Commercio che ha approvato l'obbligo di avere un dispositivo salvavita nei ristoranti più ampi, quelli dai 250 metri quadrati in su. Una volta approdata, e votata, in Aula Giulio Cesare la proposta sarà legge e verrà inserita nella delibera 35 del 2010, cioè il Regolamento quadro sulle somministrazioni.
Qualità
«È un provvedimento innovativo. Non va a letto come un peso per i commercianti ma come la possibilità di prestare un soccorso sanitario di prossimità in luoghi dove ci sono tante persone. Avere un defibrillatore in un ristorante può salvare una vita. Ed è giusto che l'amministrazione la ponga come condizione qualitativa per che vuole fare impresa», ha spiegato il presidente della Commissione Commercio Andrea Alemanni che ha sottoscritto in prima persona la proposta.
«L'obiettivo è diffondere la cultura della rianimazione cardiopolmonare», ha spiegato durante la Commissione Sandro Petrolati, cardiologo di professione e firmatario insieme ad Alemanni e al collega dem Lorenzo Marinone.
«Con questa iniziativa contiamo di raggiungere circa 1.800 attività di somministrazione. L'obiettivo è far diventare Roma una città cardioprotetta», ha detto Marinone. I consiglieri di opposizione hanno preferito non partecipare al voto e rimandare il proprio parere in Assemblea.
Potrebbe ricevere un'ampia convergenza: la battaglia per installare i defibrillatori nelle piazze e nelle vie è stata una delle battaglie storiche di Francesco Figliomeni, ex consigliere capitolino di Fratelli d'Italia nella scorsa consiliatura.
Alta frequenza
Che ci sia un'ampia sensibilità lo dimostra anche che le associazioni di categoria sono favorevoli alla proposta. «Ritengo che l'installazione dei defibrillatore in luoghi ad alta frequenza di pubblico come i ristoranti e i bar di grandi dimensioni sia un atto di civiltà e di grande senso di responsabilità», ha promosso l'idea Sergio Paolantoni, presidente di Fipe Confcommercio Roma (la federazione dei pubblici esercizi).
«Sono molto d'accordo sulla proposta fatta in consiglio comunale e come presidente di Fipe Roma la appoggerò. Come presidente del gruppo Palombini le posso dire che già abbiamo installato il defibrillatore nel nostro storico Caffè Palombini all'Eur così da essere da esempio per i miei colleghi», ha aggiunto. Quanto costerà agli imprenditori questo obbligo? Il dispositivo di ultima generazione, manovrabile anche da una persona sprovvista di competenze specifiche, ha un costo che si aggira sui 1.800 euro. «Ci sarà comunque una gradualità per permettere un adeguamento capillare», promette il presidente Alemanni.
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