Roma, droga via Telegram e pagamenti in Bitcoin, presa la “Gorilla Gang”

Un gorilla come logo del canale Telegram al quale erano iscritti oltre 4500 clienti. I pagamenti in cripto-valute per comprare la droga che arrivava dall'estero, America inclusa. È così che era organizzata la "Gorilla Gang", una banda di trentenni romani scoperta dai carabinieri della Compagnia di Frascati che ieri hanno smantellato il gruppo. Per tre degli indagati sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e per uno l'obbligo di firma. Tutti e quattro sono accusati, a vario titolo, di spaccio, detenzione ai fini di spaccio e auto-riciclaggio.

Sviluppata tra dicembre 2022 e novembre 2023, anche con la collaborazione della Sezione Criptovalute dell'Arma, l'indagine ha consentito di ricostruire l'intera rete criminale che spacciava hashish e marijuana in diverse zone di Roma e provincia. Tutto era organizzato nei minimi dettagli: dall'arrivo della droga nella Capitale fino alla consegna agli acquirenti. I ruoli della "Gorilla Gang" erano ben definiti e i componenti parlavano tra di loro con nomi in codice per non farsi scoprire. Inclusi quelli degli appartamenti dove nascondevano le sostanze che venivano chiamati "La retta".

La struttura

Al vertice del gruppo c'era un trentunenne romano che, si legge nell'ordinanza, aveva «contatti con il fornitore» e conosceva «in anticipo la data e la modalità di consegna» dei carichi che arrivavano da Spagna e Stati Uniti per poi essere depositati temporaneamente nei punti di ritiro Indabox sparsi per la Capitale. Era lui dunque il «referente che aveva diretti contatti con personaggi di elevata caratura criminale e forniva direttive» agli altri.

Ad aiutarlo c'erano dunque altri coetanei «deputati a organizzare il trasporto dello stupefacente fino al destinatario finale». Nello specifico, un ragazzo «riceveva gli ordini di stupefacente» nella chat di Telegram. Una giovane, che viene indicata come «scafista», confezionava le dosi e faceva da corriere. A coordinarli, un altro trentenne, riconosciuto dagli investigatori per via di un vistoso tatuaggio sulla nuca raffigurante un gorilla. Lo stesso animale usato per il loro canale di vendita dove chi voleva comprare la droga poteva pagare in due modi: Bitcoin o ricariche Postepay. Modalità di pagamento che, secondo la banda, avrebbero reso più difficile la loro identificazione. Ma così non è stato perché i militari, tramite intercettazioni telefoniche e ambientali, sono riusciti a incastrarli e smantellare la loro attività illecita.

L'allarme

Un commercio, scrive il gip, «non episodico, ma continuativo e di notevole allarme sociale». Un commercio che avrebbe consentito ingenti guadagni se non fossero intervenuti i militari che hanno anche sequestrato circa 53 chili di marijuana e quasi 8 chili di hashish. Gli affari, stando a quanto emerso dall'indagine, andavano bene visto che il gruppo, con il denaro guadagnato illecitamente, ha anche comprato un immobile a San Cesareo. Nonostante le loro capacità, però, i quattro indagati sarebbero solo «la parte terminale» di «una certamente più complessa organizzazione» sulla quale infatti proseguono le indagini dei carabinieri. Alla ricerca dei "pezzi grossi".

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