Rocco Casalino, risarcimento di 75mila euro da Dagospia: «Mi hanno diffamato, con i soldi farò un party»
Rocco Casalino vince il primo round della battaglia giudiziaria contro Dagospia e il suo direttore Roberto D'Agostino. L'ex portavoce di Giuseppe Conte ha ottenuto in primo grado un risarcimento di 75mila euro per diffamazione, al termine di una vicenda che affonda le radici negli anni più difficili della pandemia.
Una decisione che Casalino accoglie con soddisfazione, ma senza festeggiare subito. D'Agostino ha infatti annunciato il ricorso in appello e l'ex spin doctor preferisce aspettare: se il verdetto sarà confermato e il risarcimento effettivamente versato, allora arriverà anche il momento del party.
Casalino e la causa contro Dagospia
«Durante il Covid sono stato molto diffamato», racconta Casalino al Corriere ripercorrendo l'origine dello scontro. Nonostante i numerosi articoli critici pubblicati in quegli anni, spiega di aver scelto di non portare sistematicamente i giornali davanti ai giudici. Con Dagospia, però, sostiene che sia stata superata una linea: «Ho sempre pensato che la politica non debba trascinare i giornalisti in tribunale.
Ma Dagospia era andato troppo oltre».
Al centro della causa ci sono contenuti che, secondo Casalino, avrebbero colpito non soltanto la sua immagine pubblica ma anche la sua reputazione professionale, proprio mentre ricopriva uno dei ruoli più delicati nella gestione della comunicazione del governo Conte durante l'emergenza Covid.
Tra gli episodi che Casalino ricorda come più dolorosi c'è quello relativo alle chiusure in Lombardia. All'epoca gli sarebbe stata attribuita la responsabilità di aver anticipato il contenuto di un Dpcm, provocando la corsa di numerose persone alla stazione Centrale di Milano nel tentativo di lasciare la regione prima dell'entrata in vigore delle restrizioni. Una ricostruzione che Casalino respinge ancora oggi: «Io non c'entravo assolutamente nulla». E sottolinea che i Dpcm non transitavano dal suo ufficio, bensì dall'ufficio legislativo. È proprio qui, secondo l'ex portavoce, che passa il confine tra una critica anche durissima e la diffamazione: contestare il lavoro di un professionista è legittimo, sostiene, mentre diverso è attribuirgli comportamenti che non avrebbe commesso.
Casalino allarga poi il discorso al rapporto tra politica e informazione, criticando un sistema nel quale, a suo giudizio, indiscrezioni e insinuazioni rischiano di essere trasformate in notizie senza verifiche sufficienti. «Un pettegolezzo diventa una notizia senza che nessuno si preoccupi di verificarlo», sostiene, parlando di una «macchina del fango» che da eccezione rischierebbe di trasformarsi in una pratica sempre più frequente. Una dinamica che, secondo Casalino, finisce per danneggiare tutti: chi governa, l'opposizione e lo stesso giornalismo, erodendo la fiducia del pubblico nelle istituzioni e nell'informazione.
Cosa farà con i 75mila euro
Roberto D'Agostino ha già annunciato l'intenzione di ricorrere in appello. Per questo Casalino non considera ancora definitivamente chiusa la partita. Racconta persino la sorpresa del suo avvocato Tommaso Gioia davanti alla sua reazione contenuta dopo la decisione favorevole. La prudenza, almeno per ora, prevale sull'entusiasmo: prima vuole conoscere l'esito del secondo grado e vedere concretamente il risarcimento. Solo allora arriveranno i festeggiamenti. «Voglio prima aspettare il giudizio di secondo grado e assicurarmi che Dagospia paghi davvero; solo dopo farò festa».
Nell'intervista Casalino parla anche delle condizioni di Alessandro Di Battista, ricoverato all'Avana. Racconta di averlo sentito pochi giorni prima del malore e di essere rimasto profondamente colpito quando ha saputo cosa era accaduto. «È stato uno shock», dice. Per Casalino l'ex parlamentare dovrebbe rientrare in Italia appena le condizioni lo permetteranno e definisce positiva la decisione di inviare a Cuba i medici del Gemelli. Poi il messaggio all'amico: «Credo che sia una persona speciale e pura», circondata, a suo giudizio, da un affetto particolare da parte degli italiani. Casalino critica infine le polemiche sull'eventuale utilizzo di un volo di Stato per riportarlo in Italia, sostenendo che l'assistenza ai connazionali in grave difficoltà all'estero non debba essere considerata un privilegio.
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