Ritorno a Buenos Aires, recensione: la tragedia dei desaparecidos argentini raccontata attraverso le testimonianze e le cicatrici dei sopravvissuti | Spettacolo.eu

Ritorno a Buenos Aires - Adriano Giannini (foto Fandango)
Ritorno a Buenos Aires - Adriano Giannini (foto Fandango)

La nostra recensione di Ritorno a Buenos Aires, dove Marco Bechis si confronta di nuovo con la storia dell’Argentina degli anni ’70 portando lo spettatore nell’anima e nella psiche di un sopravvissuto a quell’orrore indicibile. Con protagonista Adriano Giannini, riesce a trasmettere tutta la violenza e il dolore di quella terrificante epoca senza la necessità di spettacolarizzare il racconto o di sfociare nel macabro.

Il dramma dei desaparecidos è una cicatrice indelebile nella storia dell’Argentina, ancora oggi le atrocità compiute dal regime militare di Jorge Rafael Videla hanno necessità di trovare una voce per tutte le vittime, siano essere scomparse o riuscite a sfuggire al loro triste destino. Con Ritorno a Buenos Aires, in concorso alla 83esima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il regista Marco Bechis riprende in mano questo tema a lui molto caro e con cui già si era confrontato in altre pellicole come Garage Olimpo e Figli/Hijos.

Ritorno a Buenos Aires - Adriano Giannini (foto Fandango)
Ritorno a Buenos Aires – Adriano Giannini (foto Fandango)

Il dramma di essere dei sopravvissuti

Sono passati più di trent’anni ma per Mariano Guerra (Adriano Giannini) l’essere un sopravvissuto è una condanna più che un riscatto, di cui ancora porta le profonde cicatrici nel profondo del suo animo. Nel 2008 però il passato torna a bussare alla sua porta e il governo argentino gli chiede di testimoniare contro alcuni generali del regime di Videla. Il nostro protagonista è infatti uno dei pochi prigionieri scampati dal Garage Olimpo, uno dei centri di detenzione più brutali all’epoca, che possa raccontare le condizioni di vita del carcere e avere anche la possibilità di accusare i suoi aguzzini ancora in vita.

Deve quindi tornare a Buenos Aires, un posto che per lui cela orribili ricordi che preferirebbe non rivivere, ma deve trovare il coraggio per farlo e ridare la dignità a chi invece non ce l’ha fatta. Quando raggiunge la capitale argentina il nostro protagonista non è solo, insieme a lui partecipano al processo anche altri ex-detenuti di altre prigioni come Amalia Mendez (Ana Celentano), già testimone in altre udienze e che ha accettato le violenze subite in passato, cercando di ottenere giustizia per sé e le altre vittime dell’ex-regime fascista.

La donna è diametralmente opposta a Mariano, lei riconosce di aver subito abusi dai militari mentre l’uomo si vede come un carnefice, un traditore che ha venduto i suoi amici e compagni pur di rimanere in vita. Entrambi però incarnano la tragedia di essere due sopravvissuti, anime profondamente ferite che sebbene siano riuscite a scappare dall’inferno portano ancora addosso delle insanabili cicatrici che non potranno mai scomparire del tutto.

Ritorno a Buenos Aires - Ana Celentano (foto Fandango)
Ritorno a Buenos Aires – Ana Celentano (foto Fandango)

Vittime e carnefici

Ritorno a Buenos Aires trova il suo perno nel protagonista interpretato da Adriano Giannini, che riesce nel difficile intento di trasmettere nello spettatore tutto il dolore e l’angoscia del personaggio di Mariano attraverso il suo corpo, emaciato e tremante ogni volta che i suoi ricordi lo riportano a quei giorni di prigionia. Lo vediamo vagare per le strade della capitale argentina alla continua ricerca di certezze e risposte, si sofferma sui volti dei passanti nel tentativo di riconoscere qualcuno a lui familiare.

E’ il caso della giovane Evelyn (Verónica Gerez), figlia di una sua vecchia amica e dissidente finita prigioniera del Garage Olimpo insieme a lui; o del temibile Doctor K (Adrian Fondari), eminenza grigia del centro di detenzione riuscito a sfuggire alla cattura senza dover pagare per i suoi orrendi crimini. Questi due personaggi rappresentano per Mariano le facce della stessa medaglia, con la prima che fa emergere la sua condizione di vittima, mentre il secondo lo pone di fronte alle sue colpe di traditore e carnefice per aver tradito i suoi stessi compagni e amici.

Ritorno a Buenos Aires - Verónica Gerez (foto Fandango)
Ritorno a Buenos Aires – Verónica Gerez (foto Fandango)

Ricordare senza spettacolarizzare il dolore

La forza del film di Marco Bechis risiede nella sua capacità di parlare al pubblico senza la necessità di mostrare la violenza e le barbarie compiute dal regime militare durante gli anni della dittatura, grazie anche all’ottima prova attoriale di Adriano Giannini nel restituire il dramma di chi ha vissuto sulla sua pelle quell’ignobile dittatura. Viviamo il suo dolore non solo attraverso i ricordi ma osservando da vicino le sue interazioni con gli altri testimoni della vicenda, facendoci avvicinare alla tragedia di chi deve convivere per il resto della sua vita con il trauma di aver visto morire migliaia di persone senza aver potuto far nulla.

Il costante richiamo ai desaparecidos e al loro destino è un modo per combattere la volontà dei loro persecutori di far perdere ogni identità umana alle vittime, dimostrando come i sopravvissuti possono con la loro voce riuscire a dargli dignità onorandone la memoria durante i vari processi. Non vediamo mai le punizioni o le angherie che i prigionieri hanno subito, bastano le testimonianze dei vari personaggi per farci capire l’inferno a cui sono stati sottoposti. Una rinuncia alla spettacolarità per dar posto alla presa di coscienza collettiva, affinché sia viva e forte la speranze che simili eventi non si ripetano più nel corso della storia.

TITOLO Ritorno a Buenos Aires
REGIA Marco Bechis
ATTORI Adriano Giannini, Ana Celentano, Marcelo Chaparro, Paula Cohen, Adrian Fondari, Verónica Gerez
USCITA 15 settembre 2026
DISTRIBUZIONE Fandango

VOTO: