Risposte giuste. Ma l’erede di Jhon farà la differenza

Non sarà come guardare l’eclissi senza i dovuti occhiali, ma la difesa del Bologna senza Jhon Lucumi si espone a un grosso rischio. Rischio ampiamente calcolato, per carità, visto che la cessione del colombiano era come i disagi per i cantieri del tram: praticamente scontata. A Casteldebole speravano che il doppio investimento fatto un anno fa con Heggem e Vitik fosse una polizza sul futuro. Speranza smontata presto, tanto che strada facendo è stato preso Helland. Ad oggi si partirebbe con il duo norvegese: basterà? Il primo viene da un signor Mondiale, certo, ma non ha i piedi per impostare dal basso come ama Tedesco. L’altro ha ventuno anni, pochi gettoni in serie A e spalle forse non ancora così larghe per caricarsi il reparto. Per farla breve, un centrale con le peculiarità di Lucumi non c’è. E trovarlo farebbe tutta la differenza del mondo. Cabal più che l’uomo giusto, può essere il compromesso giusto, tra la necessità tecnica e gli ostacoli finanziari. Già, perché il Bologna s’affacciava a questo mercato da una porta secondaria, non avendo gli introiti delle coppe per alimentare le ambizioni. Con queste premesse, a Casteldebole - sulla carta - hanno fatto un grande lavoro. Certo, un sacrificio grosso s’aveva da fare e si è fatto, con Castro: ma Dovbyk è una delle risposte migliori che si potessero dare. Un potenziale capolavoro del fare di necessità virtù: perché l’ucraino ha già dimostrato di aver tanti gol nelle gambe. Così come aver preso Piccoli - e magari recuperare quello di Cagliari - è un upgrade notevole sull’irrecuperabile Dallinga. E aggiungiamoci Amondarain che arriva con l’endorsement di un certo Veron. Con le conferme di Orso, Bernardeschi e soprattutto Rowe, il Bologna è un competitor credibile per l’Europa. Ma l’erede o il non-erede di Lucumi fa tutta la differenza del mondo, soprattutto perché la difesa è un passaggio strategico nell’impianto di Tedesco e le crepe della pre-season lo confermano. E’ chiaro che servirebbe probabilmente uno sforzo extra, quello - per capirci - che la piazza si aspettava nell’estate della Champions. Non arrivò quel colpo, ma arrivò una Coppa Italia. Per tornare in Europa, però, non bastano i precedenti.