Rischio Super El Niño, il clima fuori controllo: tutti i disastri già in atto

Roma, 21 ottobre 2026 – L’Indonesia è colpita dai peggiori incendi nelle foreste degli ultimi decenni a causa di livelli di siccità e temperature record, e da settimane l’aria è diventata irrespirabile in tutto il sud est asiatico. Oppure il Pacifico orientale interessato da una stagione dei cicloni senza precedenti, con già 22 tempeste e 12 uragani che si sono sviluppati in pochi mesi, quando, al contrario, sull’Atlantico settentrionale si sta verificando un periodo insolitamente calmo, con formazioni sotto la media e in tempi anomali, come Isaias che ha colpito la Florida e l’Alabama a inizio ottobre ‘in ritardo’ di oltre un mese rispetto alla normale stagione degli uragani. In India i monsoni hanno avuto un’intensità in media inferiore del 13% causando una grave siccità soprattutto negli Stati settentrionali e meridionali con conseguenti danni all’agricoltura, oppure nella Cina orientale e in Giappone si sono formate tempeste come Maysak e Dujuan che hanno recentemente causato inondazioni e frane diffuse, e si sono formati 10 cicloni tropicali nel Pacifico occidentale, il numero più alto in una singola stagione dal 1966.

Sono cinque situazioni riconducibili a El Niño in corso, cinque modi presentati in un’analisi meteorologica pubblicata dalla Bbc in cui si sta manifestando il fenomeno climatico legato al riscaldamento delle acque superficiali dell’oceano Pacifico centro-meridionale e che, secondo l'Organizzazione meteorologica mondiale dell'Onu, quest’anno ha un potenziale da record e si rafforzerà ulteriormente e persisterà almeno fino al 2027. Ma intanto già ora El Niño fa sentire i suoi effetti globali tra siccità, alluvioni, uragani e ondate di calore e, in generale, eventi sempre più estremi come nei cinque casi selezionati dagli esperti della Bbc.

L’Indonesia brucia

A partire dal caso dell'Indonesia che sta vivendo la peggiore stagione degli incendi dal 2015, con almeno 895.657 ettari di foreste bruciate dall'inizio dell'anno, oltre il doppio dell'anno scorso. E sono milioni le persone a Sumatra e nel Borneo costrette a respirare una fuliggine tossica tanto che sono circa 175.000 i casi di persone che hanno sviluppato patologie respiratorie, dalla tosse alla bronchite fino alla polmonite, e oltre 40.000 casi riguardano bambini molto piccoli. In molte zone vengono chiuse le scuole mentre gli effetti dei fumi degli incendi si sono diffusi in tutta l’area, fino a Singapore, Malesia e Filippine.

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Aumentano gli uragani nel Pacifico

Nel Pacifico orientale invece l’effetto di El Niño favorisce gli uragani, grazie a oceani più caldi e venti deboli in quota. Finora si contano 22 tempeste e 12 uragani, di cui 10 di alto livello, numeri che hanno già superato quelli di una stagione media quando però mancano ancora due mesi alla conclusione. Inoltre si sono verificati due volte casi tre uragani simultani: l’ultimo e quello dell'uragano Polo che si è intensificato rapidamente, con raffiche fino a 285 km/h, insieme agli uragani Odalys e Nolo, mentre a settembre si erano verificati gli uragani Lowell, Karina e Marie.

L’Atlantico, insolitamente tranquillo

Sul fronte opposto, l'Atlantico è insolitamente tranquillo. Un effetto di El Niño è quello di aumentare il wind shear, un tipo di vento che sfalda le tempeste, e quest’anno ha portato a registrare un solo uragano, Isaias, arrivato sulle coste di Florida e Alabama a ottobre, diventando l’uragano atlantico più tardivo dell'era dei rilevamenti satellitari, a partire dagli anni Sessanta.

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L’India quasi senza monsoni

In India invece le piogge monsoniche sono state il 13% sotto la media, valore che l'Indian Meteorological Department considera ancora “normale” se visto in un contesto medio generale ma che nasconde forti squilibri da zona a zona. Infatti se nel centro del Paese i valori sono in linea, negli stati a est e nord-est e sud si è verificata siccità ‘eccezionale’ con perdite di pioggia dal 24% al 26% in meno. E anche dove le precipitazioni sono state vicina alla norma, sono state però irregolari, alternando lunghi periodi secchi a episodi estremi, compromettendo i raccolti. E poi c’è il quadrante del Pacifico occidentale, dove tempeste come Maysak e Dujuan hanno causato alluvioni e frane. L'Agenzia meteorologica giapponese ha segnalato la formazione di 10 cicloni tropicali, il dato più alto in una stagione dal 1966, e sono attesi ancora altri tifoni nei prossimi mesi.

Il rischio del ‘Super El Niño

I cinque casi presi ad esempio degli effetti di El Niño di quest’anno si inseriscono in un quadro globale più ampio che, come riporta un articolo pubblicato oggi su Euronews, si manifesta quando le temperature del Pacifico orientale diventano insolitamente alte, in media ogni due-sette anni, e in genere alza la temperatura globale di circa 0,2°C. E anche se i numeri possono apparire piccoli, le conseguenze che possono provocare sono grandi manifestandosi come un ‘Super El Niño’. Tra queste c’è quella illustrata dal presidente del gruppo di esperti dell'Onu sulla natura, David Obura, che parla di “un livello aggiuntivo di rischio davvero spaventoso” per le barriere coralline che sono molto sensibili all’aumento di calore e sono già state colpite almeno altre 4 volte dal fenomeno di sbiancamento causato dal cambiamento climatico. E uno degli ultimi studi pubblicato da Obura su Nature indica che il 44% delle specie costruttrici di barriere coralline è minacciato di estinzione.

Negli scenari in cui il ‘Super El Niño’ potrà colpire c’è quello che riguarda le foreste, con il Forest Declaration Assessment che avverte che il rallentamento della deforestazione sarà difficile perché sta aumentando il rischio di incendi anche ai tropici. Un'altra conseguenza riguarda l’America Centrale colpita da una forte siccità in tutto il corridoio che va dal Messico a Panama. Mentre nell’America meridionale si verifica l'opposto, con le piogge hanno portato il fiume Iguazú a una portata sei volte superiore al normale, tanto che per sicurezza sono state chiuse le cascate tra Argentina e Brasile, una delle maggiori mete turistiche della zona, mentre il fiume Paraná ha raggiunto il 15 ottobre una piena di 4,7 metri costringendo all’evacuazione di intere aree in Paraguay e Uruguay. Ma le anomalie ambientali hanno ricadute anche sociali, e Alexander De Croo, responsabile dello sviluppo dell'Onu, ha diffuso la preoccupazione che il manifestarsi di un Super El Niño possa spingere milioni di persone nella povertà perché in svariate parti del pianeta sarebbe all’origine di fenomeni che portano all’aumento dei costi energetici, carestie, siccità, calamità naturali che avranno ripercussioni dirette sulle comunità locali ma anche sull’economia globale.