Rifugi alpini, ecco i ristori per l’approvvigionamento idrico.

TRENTO. E' stata un'estate particolarmente complessa per i rifugi sul fronte dell'approvvigionamento idrico. Manti nevosi quasi inesistenti, ghiacciai in sofferenza, precipitazioni scarse, temperature elevate e siccità hanno messo in difficoltà le zone di fondovalle e ancora di più le strutture in quota. Le riserve d'acqua si sono ridotte ai minimi in anticipo rispetto alle passate stagioni e sono state attivate delle soluzioni d'emergenza.

Molte le strutture sulle montagne che si sono trovate a fronteggiare la scarsità d'acqua con gli appelli alle responsabilità nell'uso idrico per evitare gli sprechi ma anche servizi che sono stati ridimensionati (Qui articolo). C'è stato in diversi casi anche il ricorso all'elicottero per calmierare la crisi idrica (Qui articolo).

L’esposizione alla crisi idrica è forte, quest’anno più che in altre stagioni, e questo deve far riflettere", le parole a il Dolomiti di Raffaele Alimontavicepresidente dell’Associazione Gestori Rifugi del Trentino (che già all’inizio della stagione aveva parlato di "criticità"): "I manti nevosi sono scomparsi e le aree maggiormente colpite sono quelle dolomitiche, dove la maggiore permeabilità del terreno non permette all’acqua di creare bacini naturali.  I ghiacciai? Anche loro si sono ridotti” (Qui articolo).

Una situazione abbastanza trasversale dal rifugio Marco e Rosa De Marchi - Agostino Rocca al Bernina, che si trova a più di 3 mila metri, in Valmalenco (Qui articolo) al rifugio Dal Piaz, situato a 1993 metri di quota in località Servo a Sovramonte (Qui articolo), dal rifugio Achille Papa (Qui articolo) al rifugio Galassi (Qui articolo). Solo alcuni esempi di una stagione incerta e difficile. La Provincia di Belluno e il Club alpino italiano Veneto hanno avviato un percorso comune per definire un protocollo capace di affrontare la crisi idrica: "La sfida climatica richiede una nuova alleanza tra istituzioni, Cai, ricerca scientifica, gestori e frequentatori della montagna" (Qui articolo).

Corre ai ripari anche la Provincia di Trento con un intervento straordinario per sostenere la continuità dell’apertura delle strutture e il loro ruolo di presidio della sicurezza in quota. I ristori provinciali riguardano quei rifugi alpini che nel corso dell’estate sono dovuti ricorrere al trasporto aereo per far fronte alle carenze idriche.

La Giunta provinciale ha approvato oggi, venerdì 18 settembre, su proposta dell’assessore Roberto Failoni, i criteri per destinare i fondi, con un contributo fino a 10.000 euro per ogni realtà.

“Anche in montagna l’acqua è una condizione necessaria per tenere aperto", il commento di Failoni. "Se per portarla in quota serve un elicottero, non possiamo lasciare che questo costo ricada sui gestori. Con questa misura diamo un sostegno concreto a chi garantisce il servizio e la presenza dei rifugi in quota". 

La misura è stata resa possibile da uno specifico stanziamento per sostenere i rifugi inserito nella manovra di assestamento di bilancio. Il contributo è destinato ai gestori dei rifugi non raggiungibili via terra con veicoli a motore oppure attraverso linee funiviarie. Sono ammesse le spese sostenute per il trasporto con elicottero effettuato dal 20 giugno al 10 ottobre. Le domande devono essere presentate al Servizio turismo entro il 31 ottobre.

I criteri sono stati definiti dopo il confronto con le associazioni provinciali maggiormente rappresentative (la Società degli Alpinisti Tridentini e l’Associazione gestori rifugi del Trentino) che hanno espresso parere positivo.

"Abbiamo espresso un parere positivo a questa proposta perché l'estate è stata particolarmente difficile sul fronte dell'approvvigionamento idrico", dice Cristian Ferrari, presidente della Società alpinisti tridentini. C'è anche la disponibilità a ragionare sulla pianificazione di iniziative di tipo strutturale perché il problema ormai è di carattere permanente e non più solo episodico".

Si lavora per trovare soluzioni più stabili. "Da più di un anno siamo attivi per monitorare tutte le nostre strutture e per capire come incrementare la raccolta e il riutilizzo delle acque, anche quelle grigie, all'interno del rifugio", conclude Ferrari.