Codice della Strada, le obiezioni di ANIASA sulla riforma
Entra nel vivo la discussione attorno alla Riforma del Codice della Strada. L’iter è arrivato alla consultazione avviata dal MIT con operatori e associazioni di settore. Sotto la lente d’ingrandimento della revisione ci sono diversi temi, dalla guida in stato d’ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, alla patente B da 17 anni, fino a nuove regole per la circolazione dei motocicli. Tra i soggetti coinvolti nella consultazione c’è anche ANIASA, l’Associazione che rappresenta in Confindustria i servizi di mobilità che ha sollevato alcune perplessità.
Le perplessità di ANIASA
In particolare l’associazione parla di maggiori “rischi per la sicurezza stradale e nuova burocrazia per le imprese di noleggio”. Su quest’ultimo punto ad esempio, il nodo sono le responsabilità per il pagamento delle sanzioni, in particolare quando commesse da un locatario residente all’estero. Le nuove disposizioni prevederebbero infatti che, in caso di mancato pagamento delle sanzioni, le Amministrazioni possano rivalersi sulle società di noleggio. Secondo ANIASA però "il principio che sancisce la responsabilità di chi è alla guida dell’auto deve valere indipendentemente dal Paese di residenza del conducente, nel pieno rispetto del principio costituzionale secondo il quale “la legge è uguale per tutti”.
Le contravvenzioni ai chi noleggia
L’associazione di settore mette sotto i riflettori poi anche i numeri relativi a questo tema. Ogni anno infatti sono circa 3,5 milioni le contravvenzioni elevate a veicoli noleggiati, il 43% dei quali guidati da cittadini non residenti in Italia. Dall’accesso alle zone a traffico limitato al superamento dei limiti di velocità fino alla circolazione in corsie riservate ai mezzi pubblici, queste le principali infrazioni.
La visione di ANIASA
“Non si può trasformare una difficoltà amministrativa dello Stato in una responsabilità per l’impresa di noleggio – sottolinea il presidente ANIASA Italo Folonari –. Se un automobilista residente all’estero commette un’infrazione in Italia, deve essere messo nelle condizioni di pagare la sanzione e deve sapere che quella violazione avrà conseguenze effettive. Spostare sul proprietario del veicolo l’onere del mancato pagamento rischia invece di produrre l’effetto opposto: deresponsabilizzare il trasgressore e indebolire la funzione deterrente delle sanzioni. Si finirebbe per creare una sorta di ‘zona franca’ per chi commette infrazioni e non paga, mentre le imprese di noleggio diventerebbero il soggetto chiamato a farsi carico delle inefficienze del sistema”.
Le richieste al Governo
ANIASA dunque ha avanzato alcune proposte per cercare di eliminare questa nuova norma, facendo in modo che il nostro Paese si adegui alla Direttiva UE 2024/3237 sullo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza. In questo modo si potrebbe realizzare “un sistema ministeriale centralizzato per la gestione e riscossione delle sanzioni, evitando in questo modo di scaricare ancora una volta le inefficienze amministrative sulle imprese”.
Come modificare il Codice della Strada
Le proposte di ANIASA però non finiscono qui. L’associazione di settore chiede anche maggiore chiarezza sul mancato pagamento dei pedaggi autostradali, facendo ricadere la responsabilità su chi effettivamente ha in quel momento la disponibilità del veicolo ma anche una più snella gestione delle flotte con una comunicazione più efficace della disponibilità dei veicoli e norme più precise per la sublocazione dei veicoli tra operatori professionali.