‘Ricordati ragazza’, la Camera alla Festa del Cinema di Roma con il film di Claudia Gerini sulle donne
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Domenica la presentazione a Roma. La regista: “Un percorso tra le tappe delle conquiste femminili”. Ascani: “Alimentiamo il fuoco della parità”

Claudia Gerini presenta il documentario sulle donne 'Ricordati ragazza'

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Roma, 23 ottobre 2026 – C’è ancora domani di Paola Cortellesi lo hanno visto tutti, è piaciuto a molti e ha fatto incetta di David di Donatello: di certo non è un film passato inosservato. Forse la forza di quella pellicola risiedeva proprio nella storia – anzi, verissima – alle sue spalle e nel lungo percorso che l'aveva resa possibile. Quella stessa storia, ma senza più il velo della fiction, la racconta oggi Claudia Gerini. Tra le interpreti più popolari del nostro cinema, firma qui la regia di ‘Ricordati ragazza’, docu-film che sarà presentato il 25 ottobre all’Auditorium Parco della Musica in occasione della chiusura della Festa del Cinema di Roma. Prodotto da Cinecittà e Rai Cinema, in collaborazione con la Camera dei deputati, il progetto si avvale di un solido impianto narrativo: “Ci saranno immagini d'archivio, immagini che abbiamo ricreato proprio per puntellare tutte le tappe di questa bellissima avventura che ci ha portato alla conquista del voto”, spiega la regista.
Un titolo azzeccato. Ci sono diritti che oggi diamo per scontati, dimenticandoci di quanto siano costati e, soprattutto, di quanto l'opera sia ancora incompiuta. La sfida della parità è tutta qua: le protagoniste di allora la raccontano, alle ragazze di oggi spetta portarla avanti.

In Inghilterra le chiamavano "suffragette", un termine dispregiativo inventato da un giornalista maschio che le donne in lotta per il voto trasformarono in un’orgogliosa rivendicazione, facendolo proprio. La storia inglese è nota (il diritto di voto sopra i trent'anni arrivò nel 1918, quello per tutte nel 1928), ma quella italiana lo è molto meno. La strada delle nostre "suffragiste" fu ancora più lunga e combattuta. Con Anna Maria Mozzoni iniziarono a reclamare il diritto di voto già nella seconda metà dell’Ottocento, raggiungendo un primo, parziale risultato nel 1890: l’eleggibilità e il voto nei consigli di beneficenza. Oggi sembra un traguardo ridicolo, ma allora fu una vera conquista. Nel 1906, la stessa Mozzoni, affiancata da Maria Montessori, ci riprovò sfruttando un vuoto normativo dello Statuto Albertino, che non vietava esplicitamente il voto femminile. Con un vero e proprio blitz, molte donne riuscirono a iscriversi nelle liste elettorali, prima che le Corti d’Appello intervenissero per cancellarle d’autorità. Nel 1925 Benito Mussolini concesse un limitato suffragio femminile in ambito amministrativo, riservato a poche categorie (le decorate, le madri dei caduti, le benemerite). Poca roba. Eppure, al potere maschile sembrò comunque troppo: l'anno successivo la riforma fascista abolì le elezioni locali, e a rimetterci furono di nuovo le donne. Basti pensare che, dal primo Parlamento unitario fino al 1945, la proposta di estendere il suffragio alle donne fu respinta per ben venti volte. Poi, la Repubblica aprì i cancelli. La Costituzione garantì l'uguaglianza e da quel momento tutto iniziò a cambiare. Non tutto e non subito, però. Gli ultimi ottant'anni hanno segnato passi enormi sulla strada di un obiettivo che attende ancora di essere pienamente realizzato. Come ricorda la vicepresidente della Camera, Anna Ascani: “Dobbiamo alimentare il fuoco della parità e dobbiamo farlo proprio stimolando nelle nuove generazioni l'idea che dipende anche da loro, perché la parità è un fatto che riguarda la nostra democrazia”. Il messaggio di questo lavoro di Claudia Gerini, esattamente come quello del fortunato film della Cortellesi, in fondo è semplice: il traguardo non è ancora del tutto raggiunto e i passi fatti sono sempre a rischio. I diritti, se non vengono praticati e non vengono difesi, finiscono per scomparire. Per questo, tante volte, anche se c'è il sole, è meglio rinunciare ad andare al mare e scegliere le urne.
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