Rettore, parroci e genitori: «Liberate il centro storico dai raid di questi teppisti»
È un gioiello di storia, arte e cultura nel cuore del patrimonio Unesco a Napoli eppure è ostaggio di violenza, degrado e abbandono. Il grido di aiuto per Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli è diventato una denuncia corale per segnalare «la gravissima situazione che ha reso la piazza e le aree limitrofe, zone ad alto rischio dove non è più possibile vivere e lavorare serenamente».
L’emergenza è già stata segnalata in passato ed è esplosa nuovamente «la notte del 18 luglio quando alcuni ragazzi sono stati accoltellati senza una ragione da altri ragazzini» come è stato denunciato nell’esposto presentato al Sindaco, al Prefetto, al Comune e al consiglio comunale di Napoli dalle associazioni per chiedere più sicurezza ma anche decoro e tutela per i cittadini e i commercianti.
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La denuncia
«Risse, pestaggi, accoltellamenti e sparatorie all’ordine del giorno» sono solo alcune delle criticità sottolineate nel documento che racconta l’ultimo raid di sangue, sabato notte, col ferimento di due ragazzini. Tra le righe, viene descritta «la presa del territorio» da parte di «bande di ragazzini che vagano in scooter prendendo a schiaffi i passanti e scorrazzano senza controllo» e il ripetersi sempre più frequente di «rapine, scippi e aggressioni». L’emergenza coincide sempre con il fine settimana, con «migliaia di minorenni e giovanissimi che si radunano in piazza facendo festini alcolici e drogherecci, con potenti casse audio, arrampicandosi a lampioni». La denuncia ripercorre una situazione che dalla pandemia ad oggi non è cambiata, degenerando con «attività che continuano a vendere alcolici a minorenni e violente risse pare per chi debba gestire lo spaccio». Così dall’emergenza sicurezza si passa al degrado «con le siringhe trovate nei vicoli limitrofi alla piazza, scene di sesso pubblico sempre più frequenti e taxi che si rifiutano di passare per la pericolosità della zona».
I firmatari
Ad acuire il degrado anche l’illuminazione carente e la mancanza di igiene urbana. Non è un caso che Ivan Ambrosio, presidente dell’associazione Decumano del Mare abbia comprato «una pompa di duecento metri per pulire tutta la calata San Cosmo e Damiano» dove gestisce un’attività. «La sopravvivenza del tessuto commerciale che garantisce legalità è ormai a rischio» spiega Ambrosio che ha firmato la denuncia insieme a Massimo Di Porzio, presidente di Confcommercio Napoli che sottolinea come «in una zona fuori controllo oramai siano le attività a fare da presidio di sicurezza ma ci vuole la presenza delle forze dell’ordine». Il grido di aiuto della denuncia è supportato anche dalla firma di Roberto Tottoli, rettore uscente dell’Università Orientale e don Salvatore Giuliani, parroco della Basilica di San Giovanni Maggiore. «L’emergenza della malamovida dura da anni, i fine settimana si scatena un delirio che culmina con i lanci di bottiglie» racconta don Salvatore che spiega quanto invece la piazza aspiri ad essere vissuta. «L’oratorio estivo ha accolto 120 bambini con 40 animatori – aggiunge il parroco - eppure non possiamo tenere la chiesa aperta di notte per accogliere i giovani, perché temiamo per la loro sicurezza».
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La proposta
«Denunciamo il completo abbandono dell’area che sta degradando ogni giorno di più, le attività stanno chiudendo e i residenti lasciano le loro case per disperazione». Il grido di Fabrizio Caliendo, presidente dell’associazione Artèteka che ha dato il via alla denuncia dove viene chiesto anche «un servizio a piedi preventivo delle forze dell’ordine» non tralascia la speranza. «Il territorio ha regalato a questa amministrazione molti progetti, siamo disponibili a finanziarli totalmente - spiega Caliendo - ma ci vuole collaborazione, il cambiamento è possibile solo con una azione sinergica». «Le istituzioni dovrebbero ascoltare il territorio, abbiamo messo insieme associazioni, parrocchia e università e siamo una grande risorsa», continua Caliendo che ricorda il «progetto culturale e di integrazione chiamato rigenerazione umana “Un palco per Pino” che è caduto nel vuoto, dunque l’amministrazione non interloquisce sui progetti per rigenerare l’area mentre la piazza è tornata ad essere un parcheggio abusivo e circolano alcol e droga».