Ranucci potrà tornare a condurre Report? I tormenti del “Cavalier Sigfrido” (che ora rischia di perdere il posto)
Il romanzone Ranucci-Lavitola continua. Se la Procura di piazzale Clodio non lo smoscia, anche nel palazzo bianco del vertice in zona Cristoforo Colombo (sede sostitutiva di Mazzini) l'estate di Sgfrido rimane incandescente. E comunque vada, questa Temptation-Report è la storia dell'estate. Ma non si prevede il lieto fine. Se Valter assicura che «alla fine finirò in carcere al cento per cento», Sigfrido si dice «tranquillissimo» - e sul fronte giudiziario ha ragione ad esserlo, perché è parte lesa - ma intorno a lui nel gruppo di Report crescono i sussurri del tipo «Report non è lui, siamo tutti» (Giorgio Mottola prenderà il posto di Ranucci come conduttore, nel segno della continuità ammesso che possa esistere), la sua madrina Milena Gabanelli non dice una parola a suo favore, i vertici aziendali come si sa vorrebbero disfarsi di lui e non da adesso e il Cavalier Sigfrido rischia di perdere il suo castello.
Il bacio
Il bacio con Valter del resto è di quelli imbarazzanti. Il dubbio che certe frequentazioni vadano bene come fonti ma non di più sta montando di qua e di là. E insomma, il Cavalier Sigfrido ama ed è amato, perché si è scoperto tra intercettazioni e autobiografia («La scelta» è il titolo) che è un tipo sexy e però che cosa c'è di più erogeno, per un divo tivvù, della televisione? Ecco, quella è il castello che il Cavalier Sigfrido può vedere allontanarsi con il procedere, pagina dopo pagina, di questo romanzone dell'estate. Nel quale si racconta tra l'altro, e questo è forse il capitolo più triste, di come un popolo di fedeli - chiamiamoli i sigfridiani o i reportisti, i sigfridosi o i reporterrimi - con questo caldo sta soffrendo terribilmente e non per i gradi atmosferici ma per il dubbio che Il Purissimo, L'Incorruttibile (non Robespierre ma Lui), Il Santo di Pomezia o di Campo di Carne (luogo di abitazione del giornalista, dove è stata messa la bomba vera o la bomba d'amore), il Beato di Teulada (dove egli registra la sua trasmissione) forse è un peccatore anche lui, e non un Incontaminato ma un Contaminatissimo a causa del compagno di fritture miste al Cefalù. Dove Ranucci si faceva sempre accompagnare da una donna bionda, il suo nome comincia con la L, e Lavitola dicendo «cherchez la femme» la considera una figura chiave di questa storia di amori e di inchieste, di successi e salite e di discese ardite.
Ora è stato azionato il Codice Etico, ossia un collegio di controllori Rai che devono appurare che le puntate di Report abbiano rispettato le regole di imparzialità, di correttezza e di deontologia professionale e di responsabilità civile del servizio pubblico, e Sigfrido sostiene di non aver paura di venire colto in errore. Ma se, eccolo lo slogan andante, «Report non va in vacanza», in vacanza dopo l'estate rischia di andarci Ranucci.
La non mia Africa
E certamente la nostra star non si recherà in Africa, o meglio in Camerun, perché laggiù svacanza - senza alcuna intenzione di tornare in Italia, temendo il carcere - Clesio Gomes Tavares, il «fratello di fatto», ma colored, di Lavitola e questa non è proprio più una compagnia raccomandabile agli occhi di Sigfrido. Il quale ha davvero una parabola esistenziale degna di uno sceneggiatone Rai da prima serata (non potevano mettere questa nei palinsesti, invece di tanti altri programmi?) con tre puntate forti.
Le puntate
La prima: l'Investitura dell'Eroe che sconfigge i potenti e i cattivi con il suo Verbo e la sua inoppugnabile Verità. La seconda: il Martirio, ovvero tutti contro di Lui perché Lui non perdona ma Lui vince il malaffare e l'imbroglio, sconfigge il Male. Ma il terzo capitolo è il più interessante e il più nuovo: la Caduta. O forse andrebbe intitolato il (presunto) Tradimento. Il fatto è che impazza in questa calda estate, anche in partibus fedelium, il dubbio atroce che i servizi di Report e del Purissimo fossero pilotati e non rispondessero soltanto alla sacralità del combattimento del giornalismo libero contro il mondo corrotto. Nell'universo di certa sinistra indignata sempre e comunque, naturaliter ranucciana o ranuccista o ranucciomane, nella quale fino a poco tempo fa non si faceva che dire «ci hanno tolto pure RaiTre ma per fortuna che rimane Sigfrido, anche se la Gabanelli era un'altra cosa», si sta insinuando il sospetto laico da serata in terrazzo e da chiacchiera dalle parti di Capalbio e di Sabaudia. Non è che Sigfrido è stato solo un'illusione? Il sogno scespiriano, anzi politicamente corretto, di una notte di mezza estate sarebbe che il romanzo di Ranucci-Lavitola sia un fantasy. Ma non sembra esserlo affatto.
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