Quanto costerà iPhone 18 in Italia: i numeri che Apple non vuole farti sapere prima di settembre
Se state già mettendo da parte i soldi per il prossimo iPhone, forse è il caso di rivedere il budget. E di aggiungere qualche centinaio di euro in più. Perché quello che si profila per settembre 2026 non è il solito refresh annuale di Apple, ma un terremoto di prezzi che rischia di ridefinire completamente l’accessibilità dei prodotti della mela morsicata. Tim Cook lo aveva anticipato questa estate, quando Apple ha già alzato i listini di Mac, iPad, Apple TV, HomePod e Vision Pro.
Non era un fulmine a ciel sereno, ma solo il primo capitolo di una strategia che ora si prepara a colpire i prodotti di punta: iPhone, Apple Watch e AirPods. Proprio quelli che milioni di persone rinnovano ogni anno, quelli che si regalano a Natale, quelli che sono diventati lo status symbol tecnologico per eccellenza. I numeri che circolano negli ambienti vicini a Cupertino fanno tremare i polsi. iPhone 18 Pro potrebbe debuttare negli Stati Uniti a 1.299-1.399 dollari, contro i 1.099 dollari dell’attuale iPhone 17 Pro.
Parliamo di un salto di almeno 200 dollari, che in Europa si traduce storicamente in una conversione quasi alla pari: 1.299-1.399 euro. E spesso, guardando lo storico dei prezzi Apple nel Vecchio Continente, la conversione è persino peggiore. Quattrocento euro in più rispetto a due generazioni fa. Un aumento che non ha precedenti recenti nella storia di iPhone, almeno non con questa intensità e questa rapidità. Ma qual è la causa di questo tsunami di rincari? La risposta si chiama crisi delle memorie, un problema strutturale che sta colpendo l’intera industria tech e che Apple non può più assorbire nei propri margini di profitto.
La produzione di chip DRAM e NAND, le memorie che equipaggiano smartphone, tablet e computer, è in sofferenza da mesi. I grandi produttori come Samsung, SK Hynix e Micron non riescono a tenere il passo con la domanda, complice anche la corsa all’intelligenza artificiale che ha fatto esplodere il fabbisogno di componenti ad alte prestazioni. Il risultato è che i costi delle materie prime tecnologiche sono schizzati verso l’alto, e le aziende non hanno altra scelta che scaricare l’aumento sui consumatori finali.
Apple, che produce centinaia di milioni di dispositivi all’anno, è particolarmente esposta a questo tipo di dinamiche. E se fino a pochi mesi fa poteva ammortizzare gli aumenti grazie a margini storicamente generosi, ora la situazione è diventata insostenibile anche per Cupertino. Il messaggio è chiaro: o i prezzi salgono, o i prodotti non arrivano sugli scaffali. Ma c’è un altro aspetto della strategia Apple che merita attenzione, e che rappresenta forse la vera novità di questo autunno.
Di solito, quando viene lanciata una nuova generazione di iPhone, i modelli precedenti subiscono un taglio di prezzo standard: 100-150 euro in meno, per rendere più appetibili le generazioni passate e dare respiro a chi non può permettersi l’ultima uscita. Quest’anno, invece, lo scenario potrebbe essere radicalmente diverso. Le indiscrezioni parlano di prezzi che resteranno fermi o addirittura aumenteranno leggermente anche per iPhone 17, iPhone 16 e modelli precedenti ancora in listino. Tradotto: chi sperava di approfittare del lancio di iPhone 18 per accaparrarsi un 17 a prezzo scontato rischia di restare deluso.
E chi puntava su un iPhone 16 come alternativa economica potrebbe scoprire che non è più così economico. Questo cambia completamente le dinamiche di acquisto. Se anche i modelli vecchi mantengono prezzi alti, il divario con le nuove generazioni si assottiglia, e l’incentivo a comprare l’ultimo modello aumenta. È una mossa commerciale raffinata, che spinge verso l’alto l’intero mercato e che protegge i margini su tutta la gamma.
Sul fronte Apple Watch, il discorso non è molto diverso. Series 12 e Ultra 4, i modelli attesi per settembre, condividono con iPhone la stessa dipendenza dai componenti critici colpiti dalla crisi. RAM, storage, processori: tutto costa di più, e tutto si tradurrà in listini più salati. L’Apple Watch Ultra, in particolare, che già oggi parte da cifre importanti, potrebbe superare soglie psicologiche difficili da digerire per molti appassionati.

Più incerta, ma non immune, la situazione degli AirPods. A differenza di iPhone e Apple Watch, gli auricolari wireless non dipendono così pesantemente da RAM e memorie di archiviazione. Ma se Apple decidesse di uniformare i rincari su tutta la gamma di prodotti lanciati a settembre, anche AirPods Pro di terza generazione e AirPods Max di seconda generazione potrebbero vedere un aumento di prezzo. Meno drammatico, forse, ma comunque percepibile.
Quello che emerge è un quadro complessivo preoccupante per chi ama la tecnologia e segue con passione le uscite Apple. Non si tratta di una mossa isolata di Cupertino, di un capriccio aziendale o di un tentativo di spremere ulteriormente i consumatori. È il sintomo di un problema molto più grande, che affonda le radici nella geopolitica dei semiconduttori, nelle tensioni tra Stati Uniti e Cina, nelle difficoltà logistiche post-pandemia mai del tutto risolte e nella fame insaziabile di chip per applicazioni di intelligenza artificiale.
La crisi delle memorie sta ridisegnando i prezzi di tutto il mercato consumer electronics. Non colpisce solo Apple: Samsung, Google, Xiaomi, tutti i grandi player stanno alzando i listini o riducendo le specifiche tecniche per contenere i costi. Ma Apple, per la natura premium del suo brand e per i volumi che muove, rappresenta il termometro più visibile di questa trasformazione.