Quando non è obbligatorio mettere la cintura di sicurezza?

La sicurezza stradale rappresenta il cuore del nostro ordinamento. Ogni utente deve agire per salvaguardare se stesso e gli altri, seguendo il principio stabilito dal Codice della Strada. Molti si pongono un quesito specifico: quando non è obbligatorio mettere la cintura di sicurezza? L’articolo 172 risponde in modo puntuale a questa domanda. Esistono infatti situazioni legate a motivi di salute o a ruoli professionali che permettono di viaggiare senza questo dispositivo. Tuttavia, la legge non concede sconti sulla prudenza. Chi guida ha il dovere di assicurarsi che ogni passeggero sia protetto. In questo articolo esploreremo i casi di esonero previsti per legge, il valore dei certificati medici e le responsabilità che ricadono sul conducente. Capiremo inoltre come la giurisprudenza interpreta i momenti di sosta e quando il mancato uso della cintura riduce il risarcimento del danno.

Indice

  • Quali certificati servono per l’esenzione medica?
  • Chi lavora nella sicurezza deve allacciare la cintura?
  • Le cinture servono anche se l’auto è ferma in coda?
  • Il conducente è colpevole se il passeggero non è allacciato?
  • Si può contestare la multa per le cinture slacciate?

Quali certificati servono per l’esenzione medica?

Per non indossare la cintura per motivi di salute non basta un semplice foglio del proprio medico curante. La legge è molto rigida su questo punto per evitare abusi. L’esenzione è valida solo se si possiede una certificazione rilasciata dalla unità sanitaria locale (USL). I giudici hanno chiarito che certificati provenienti da altre strutture mediche o cliniche private non sono idonei a giustificare l’infrazione (Cass. sent. 16 giugno 2010, n. 14556).

Ad esempio:

  • un paziente con una patologia polmonare grave deve rivolgersi agli uffici della medicina legale della propria azienda sanitaria;

  • il certificato deve indicare la durata dell’esenzione e riportare il simbolo specifico previsto dalle direttive europee.

Se un automobilista viene fermato senza cintura e mostra un certificato di un ospedale privato, la multa resta valida perché non è stata seguita la procedura corretta prevista dal comma 8 dell’art. 172 del Codice della Strada.

Chi lavora nella sicurezza deve allacciare la cintura?

Esistono categorie professionali che godono di una esenzione speciale legata alla natura del loro lavoro. Tra queste rientrano gli appartenenti ai servizi di vigilanza privati che effettuano scorte (L 30 aprile 1992, n. 285). Questa deroga serve a permettere movimenti rapidi in caso di pericolo o attacco.

La giurisprudenza ha stabilito che questa norma prevale anche sugli obblighi generali del datore di lavoro di garantire la sicurezza dei dipendenti. In un caso specifico, la Suprema Corte ha escluso la colpa di una ditta per le lesioni subite da una guardia giurata durante un incidente su un furgone blindato senza cinture (Cass. sent. 17 gennaio 2014, n. 899). In pratica:

  • l’esenzione di legge per chi effettua scorte è una regola specifica;

  • se la legge dice che la cintura non è obbligatoria per quel ruolo, il datore di lavoro non è responsabile per la mancanza del dispositivo.

Le cinture servono anche se l’auto è ferma in coda?

L’obbligo delle cinture di sicurezza vale solo durante la marcia del veicolo. La funzione del dispositivo è quella di evitare urti interni o la fuoriuscita dall’abitacolo in caso di collisione o frenata brusca. Quando il mezzo è fermo e non vi è pericolo di urti improvvisi, la norma non si applica.

I giudici hanno spiegato che non si deve tenere la cintura allacciata se il veicolo è fermo in fila, ad esempio in attesa di entrare in un parcheggio (Cass. sent. 23 aprile 2007, n. 9674). In questa situazione:

  • non vi è moto continuo:

  • non ci sono riprese veloci della marcia:

  • la logica della sicurezza non richiede il blocco del corpo al sedile.

Appena l’auto riprende il movimento normale nel traffico, l’obbligo torna immediatamente attivo.

Il conducente è colpevole se il passeggero non è allacciato?

Il conducente ha una vera e propria posizione di garanzia verso chiunque trasporti. Egli deve imporre l’uso della cintura e, se il passeggero si rifiuta, deve rifiutare il trasporto o non iniziare il viaggio (Cass. sent. 28 febbraio 2003, n. 9311). Questa responsabilità riguarda sia i bambini che gli adulti.

In sede penale, se un passeggero muore o rimane ferito perché non era allacciato, il guidatore risponde di omicidio o lesioni colpose (Cass. sent. 28 gennaio 2010, n. 3585). Il controllo non deve avvenire solo alla partenza, ma deve persistere durante tutto il tragitto. Non è valida la scusa secondo cui il conducente deve guardare la strada e non può controllare i passeggeri: il comportamento di chi è a bordo è sotto il suo diretto controllo.

Tuttavia, se un passeggero maggiorenne si slaccia la cintura all’improvviso e all’insaputa del conducente durante la marcia, alcuni giudici di merito tendono ad attenuare questa responsabilità (Corte d’Appello Napoli sent. 13 luglio 2011, n. 2669).

Si può contestare la multa per le cinture slacciate?

Il verbale scritto dagli agenti di polizia ha un valore di piena prova (art. 2700 cc.). Se un poliziotto attesta di aver visto il conducente senza cintura durante un affiancamento, quella dichiarazione fa fede fino a prova contraria molto complessa, ovvero la querela di falso (Cass. sent. 12 giugno 2009, n. 13739).

La contestazione è possibile solo per fatti che l’agente non ha visto direttamente o per contraddizioni evidenti nel testo del verbale (Cass. sent. 24 luglio 2009, n. 17355). Non basta dire che la visibilità era scarsa o che si trattava di una sensazione dell’agente. Se la polizia vede e affianca il mezzo, la percezione è considerata oggettiva (Cass. sent. 16 giugno 2010, n. 14556).

Il mancato uso della cintura ha pesanti effetti anche sul risarcimento economico:

  • se le lesioni subite sono aggravate dalla mancanza della cintura, l’indennizzo viene ridotto;

  • si applica il concetto di colpa concorrente del danneggiato (art. 1227 cc);

  • il risarcimento viene decurtato della percentuale corrispondente alla responsabilità della vittima (Corte d’Appello Taranto sent. 20 gennaio 2014, n. 42).