Quando Berlusconi consegnò a Baresi il Pallone d'Oro. E quell'ultimo giro di campo
I campionissimi del grande Milan capitanato da Franco Baresi sfilavano dalle scalinate della tribuna rossa di San Siro (quella d'onore) sulle note di 'The Final Countdown' degli Europe. Il Milan decennale 1987-1997 allenato dal tandem Sacchi-Capello sconfisse 5-1 gli All Stars di Romario, Zico e Careca. In campo c'erano Cinque Palloni d'Oro. Il sesto era pronto ad honorem per il capitano dal numero 6
CALCIO IN LUTTO, È MORTO FRANCO BARESI - LA CARRIERA
Sua Emittenza Berlusconi aveva lasciato di corsa la Bicamerale per correre a San Siro. Per quel giorno, il giorno dell'addio al calcio di Franco Baresi, aveva studiato non solo un grande show, ma un grande show televisivo. E allora eccoli i campionissimi del grande Milan capitanato da Franco Baresi sfilare dalle scalinate della tribuna rossa di San Siro (quella d'onore) sulle note di 'The Final Countdown' degli Europe, il terreno di caccia del Milan dell'utopia berlusconiana. Li annuncia uno a uno Gerry Scotti, un Baresi di Mediaset, mai andato via. Sembra un dream team. Anzi, lo è per davvero. Van Basten e Gullit, Rijkaard e Ancelotti. I Galli, Giovanni e Filippo, Mussi, Colombo, Donadoni, Rossi, Desailly, Baggio, Weah, Massaro, Stroppa, c'è anche Edgar Davids. Lentini, Carbone, Virdis, Simone, Nava. Le All Stars schierano — tra gli altri — Preud'homme, Bergomi, Beppe Baresi, il fratello; e poi Hierro, Redondo, Romario, Michel, Careca, Zico. C'è da stropicciarsi gli occhi. Baresi sta per salutare il calcio. In campo giocano cinque Palloni d'Oro. Il sesto lo ha in mano Silvio Berlusconi: è per Franco Baresi.
Non l'ha mai vinto, Franco. Era arrivato a un pugno di voti da sua altezza Marco Van Basten, nel 1989. Davanti a Rijkaard. Un podio, due colori, "allora il presidente Berlusconi mi regalò una versione originale del Pallone d'Oro" — disse Franco qualche tempo fa al Giornale. L'altro arrivò nel giorno della partita di addio: un miliardo e 392 milioni delle vecchie lire di incasso destinato all'Unicef. Stadio pieno. Maglie all'asta (quella di Van Basten battuta a 15 milioni) e un Pallone d'Oro — appunto — donatogli da Berlusconi al centro del campo "per colmare l'unico vuoto rimasto in una bacheca stracarica di trofei".
6 rossonero
In panchina Sacchi-Capello, insieme. Il Milan decennale targato 1987-1997 vince 5-1, Van Basten non segna ma corre sul campo; due anni prima, al suo di addio, non avrebbe potuto giocare. Una corsa, niente di più, con la camicia rosa, il cappotto di renna e le lacrime di un popolo. Gol di Hierro, Baresi — ovviamente —, Weah, Lentini, Baggio e ancora Weah. A due dalla fine il cambio: si alza un 6 luminoso. È rosso, come quello della sostituzione di chi esce. Su un tabellone nero. Due colori, non potevano che essere quelli.
Prima dell'uscita nelle quinte del calcio, Baresi fa il giro di campo. Il volto rigato dalle lacrime. Uomo di poche parole, figlio di altri tempi, di quando le bandiere non solo esistevano ancora, ma erano una cosa seria. Il braccio alzato in segno di saluto è il sinistro, quello dove porta la fascia. Il destro, quello, serviva per chiamare il fuorigioco. Sempre. Con un senso del tempo e dello spazio che ha scomodato anche cineasti di fama mondiale (Herzog, tedesco come 'Kaiser Franz', Beckenbauer). Durante il giro canta Mina. '6 grande, GRANDE, GRANDE'. Per l'occasione, si poteva anche azzardare una parafrasi di una delle voci più divine di sempre. Il 'ti amo, poi ti odio, poi ti amo' diventa un unico filo, rosso. Anzi rossonero: 'ti amo, poi ti amo, poi ti amo, poi ti amo'.
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