Qualiano, il giallo di Ruslan precipitato dal balcone e morto. La mamma: «L’hanno lasciato morire»
Composta, ferma, determinata. Il dolore è nella tensione delle mani che stringono lo smartphone dove scorre le foto del figlio. Iana, la mamma di Ruslan, il ragazzo di 24 anni di Qualiano morto martedì scorso dopo essere precipitato dal terzo piano di una struttura psichiatrica di Monterusciello, chiede soltanto verità. Troppe cose, a suo dire, non tornano nella versione fornita dai responsabili del centro.
Qualche pezzo in più di quella verità emergerà dall'autopsia che si svolgerà domani (oggi per chi legge, ndr) presso l'istituto di Medicina Legale del Policlinico di Napoli. Il resto lo faranno le testimonianze e il lavoro di Procura e carabinieri. «Mi hanno telefonato alle 16.35 dicendomi: “Venga signora, suo figlio non si sente bene”. Pensavo avesse la febbre o mal di testa o che fosse rimasto coinvolto in un'aggressione - racconta la donna -. Quando sono arrivata ho visto i carabinieri della stazione di Licola e ho avuto una brutta sensazione. Poi sono andata da uno dei quattro operatori che lo seguiva e gli ho chiesto dove fosse quando è caduto dal balcone. Mi ha guardata, non ha risposto e si è voltato, mentre il proprietario della struttura è scoppiato a piangere dicendo che per lui Ruslan era un figlio».
Gli interrogativi
C'è un buco, secondo Iana. Che dura almeno due ore. L'ultima volta il 24enne sarebbe stato visto nella mensa insieme agli altri ospiti, all'ora di pranzo. Poi da lì il buio, fino alla tragedia. «Non si capisce cosa sia successo dopo la mensa e come sia arrivato al balcone da cui è precipitato», si domanda disperata.
A destare ulteriori interrogativi sono alcuni particolari notati dalla donna sul luogo dell'impatto. «Ho chiesto di essere accompagnata dove era caduto mio figlio e ho visto una macchia di sangue scura, guanti di lattice, un defibrillatore e due lenzuola imbrattate. Ho l'impressione che il grumo sull'asfalto fosse già asciutto. Secondo me significa che la caduta è avvenuta prima delle 16. Tra l'altro quando sono arrivata sul posto avevano già chiamato i soccorsi, constatato il decesso e stavano portando via il corpo. Com’è possibile che sia avvenuto tutto in così poco tempo?».
L'altro aspetto della versione rilasciata dalla struttura che non convince Iana riguarda la videosorveglianza. «Ho chiesto di visionare le telecamere. Mi è stato detto che alcune non funzionano per tutelare la privacy del personale. Ho chiesto perché proprio quella dove è precipitato mio figlio non è attiva. La privacy vale per gli spazi interni, no? Non per quelli esterni. La struttura dovrebbe essere sorvegliata 24 ore su 24».
Iana mette poi da parte gli aspetti più macabri della vicenda e si abbandona al ricordo del figlio: «Ruslan era un ragazzo dolce, amato da tutti. Condivideva fino all’ultima caramella. L’ultima volta l’ho visto un mese fa: parlava poco, come se fosse sedato. Aveva molta fame e non riusciva a smettere di mangiare». Il giovane era seguito da quattro anni nel centro I.Fl.Han di Monterusciello. Qualche episodio di violenza dovuta alla sua forma di autismo, qualche disagio manifestato tra una terapia farmacologica e l'altra. Ma mai nessun incidente che lasciasse presagire la tragedia avvenuta il 13 ottobre. Un segnale, secondo Iana, era arrivato però a giugno scorso: «Volevano dimetterlo e trasferirlo in Puglia perché non riuscivano più a gestirlo e l’Asl di competenza non aveva più il medico. Io penso che non lo volessero più e che sia stato lasciato morire».