Puntura di vespa nei campi, rischia lo choc anafilattico: «Ho visto tutto bianco e il trattore è uscito di strada. Devo la vita a un vicino»
FIUME VENETO (PORDENONE) - Una puntura di una vespa che avrebbe potuto costargli la vita. Vittima del fastidioso e pericoloso insetto, l’imprenditore agricolo Fabio Facca, 73enne di Bannia di Fiume Veneto, titolare della società agricola che porta il suo nome, in via San Vito. È andato molto vicino ad uno choc anafilattico alcune sere fa. Ha rischiato parecchio, ma la situazione non è degenerata solo grazie all’intervento di un vicino che si è accorto che l’uomo stava molto male: ha allertato i soccorsi chiamando il numero unico di emergenza 112.
L’intervento
Una volta sul posto, i sanitari, dopo avergli somministrato il trattamento per evitare complicanze e per alleviare rapidamente i sintomi, l’hanno trasportato all’ospedale di Pordenone per tutti gli accertamenti diagnostici del caso. L’uomo è stato dimesso il giorno dopo.
Il racconto
A commentare l’accaduto proprio Facca, presidente dell'associazione Pro Rivatte, volto e portavoce di diverse iniziative civiche locali, tra cui la petizione per la rotatoria lungo il rettilineo tra Bannia e San Vito al Tagliamento. L’imprenditore agricolo ha già ripreso a lavorare nelle sue proprietà e nella bottega – Spaccio Facca -, dove si trovano frutta e verdura di stagione di produzione propria, tutto a km0 e da agricoltura sostenibile certificata.
«Mi è andata bene, sono andato quasi in choc anafilattico. Sono andato nel campo che si trova in via San Vito a Bannia, come altre volte, ad impostare l’impianto per irrigare la vigna la mattina seguente. Ho sollevato un pozzetto, c’era un nido di vespe e una di queste mi ha punto sulla spalla. Al momento non mi sembrava una puntura così forte, quella delle zanzare mi fa più male, e mi sono detto “non è niente”. Dopo pochi minuti, cinque o sei, sono risalito sul trattore per rientrare a casa, erano circa le 20. Ma non mi sentivo bene, ho iniziato con un formicolio alle braccia, mani e poi la lingua. Ero in mezzo ai campi da solo, in una strada secondaria, e mentre continuavo a guidare non mi sentivo più sicuro. Ho cercato di chiamare mia moglie ma il telefono mi è caduto. Mio figlio era impegnato in un altro impianto per irrigare. Arrivato all’incrocio, ho visto improvvisamente tutto bianco, ho cercato di accostare il trattore, dal centro strada piano piano ho finito la corsa su una scarpata e il trattore si è appoggiato al palo della luce. Non avevo più forze e sudavo tantissimo».
La paura
«È arrivato in mio soccorso un residente che aveva visto la scena. È grazie a lui, che ha allertato i soccorsi e poi agli operatori sanitari, che sono qui e posso raccontare questa disavventura. Per fortuna mi è successa all’interno di una strada secondaria, se solo mi fossi trovato sul stradone di San Vito non so come sarebbe andata, perché ci sono fossi profondi, tanti alberi, e traffico».
Un episodio che lasciato sconcertati la comunità e i tantissimi clienti dell’azienda agricola. D’altronde lo choc anafilattico è una reazione allergica improvvisa e molto grave, potenzialmente fatale se non si interviene immediatamente. I sintomi includono stordimento, vertigini, collasso o perdita della conoscenza, ipertensione, battito accelerato, difficoltà respiratorie. In questi casi l’unico farmaco in grado di far regredire lo choc e salvare la vita della persona è l’adrenalina: chi è consapevole di avere allergie potenzialmente gravi è bene che porti sempre con sé i prodotti per far fronte all’emergenza. «Voglio ringraziare quella persona che vedendomi in difficoltà ha chiamato i soccorsi, il suo intervento in sinergia con l’arrivo dei sanitari è stato fondamentale per salvarmi la vita».