Punto nascite, i sindaci di sette Comuni uniti contro la chiusura: la lettera a Stefani per un anno di proroga
CASTELFRANCO - Un anno in più per dimostrare che il punto nascite del San Giacomo può tornare a vedere aumentare i parti. È l'ultima carta giocata dai sette Comuni della Castellana per evitare la chiusura: una proroga fino al 31 dicembre 2027, con un piano di rilancio e la verifica dei risultati. La richiesta è stata inviata al presidente della Regione Alberto Stefani, perché si attivi con gli organismi nazionali competenti, e per conoscenza al ministro della Salute Orazio Schillaci. La lettera, firmata dai sindaci di Castelfranco, Altivole, Castello di Godego, Loria, Resana, Riese Pio X e Vedelago e spedita il 7 ottobre, è stata presentata ieri in municipio dalla sindaca Maria Ghimenton con gli altri amministratori del territorio. Assenti per impegni istituzionali i sindaci di Altivole e Vedelago.
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L'obiettivo
L'obiettivo è ottenere un riesame prima che la chiusura comporti la dispersione delle competenze e delle professionalità presenti. «Vogliamo fare quest'ultima battaglia a favore delle cittadine e dei cittadini del nostro territorio», ha spiegato Ghimenton. «Chiediamo una proroga perché crediamo che si possa invertire la tendenza». Per i firmatari, il calo non si spiega soltanto con la denatalità: negli anni sono venuti meno servizi richiesti dalle donne, come il parto senza dolore. «Castelfranco attinge a un bacino di circa 95mila abitanti e le nascite potrebbero essere sufficienti a rivalutare il punto nascita», aggiunge la sindaca.
I numeri contenuti nella lettera mostrano la distanza tra il calo dei parti e quello delle nascite. A Castelfranco si è passati da circa mille parti nel 2016 a 299 nel 2025, il 70% in meno. Nello stesso periodo i nati residenti sono diminuiti del 23,3% nel Comune e del 30,6% nei sette Comuni della Castellana; in provincia di Treviso il calo è stato del 24,4%. Per i sindaci, dunque, pesano non solo la denatalità, ma anche l'organizzazione dei servizi e l'informazione.
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Le criticità
Tra le criticità indicate ci sono l'assenza dell'epidurale, presente negli altri ospedali, il primario a scavalco tra più presidi, la chiusura della pediatria nell'estate 2024 e le discontinuità nei servizi materno-infantili. Comunicazioni non aggiornate sulla patologia neonatale avrebbero inoltre diffuso l'idea di un reparto in fase di smantellamento, spingendo alcune famiglie a rivolgersi altrove. I sindaci chiedono équipe stabili, servizi consolidati e una comunicazione capillare rivolta a gestanti e professionisti sanitari. «Il punto nascita di Castelfranco ha dimostrato qualità e competenze, anche nell'assistenza al parto naturale dopo un precedente cesareo e nel sostegno all'allattamento», ha sottolineato l'assessore Claudio Beltramello, richiamando i risultati del Programma nazionale esiti.
Il bacino della Castellana, con poco meno di 100 mila abitanti, esprime 550-600 nati l'anno: da qui la convinzione che sia realistico superare la soglia dei 500 parti annui. «La presenza di un punto nascita vicino alle famiglie le tranquillizza durante la gravidanza», ha osservato la sindaca di Riese Pio X Ombretta Basso. A Resana, ha riferito il sindaco Stefano Bosa, fino a qualche anno fa il 90% dei bambini nasceva a Castelfranco, mentre oggi la quota è scesa sotto il 40%, con molte donne che scelgono Camposampiero. Per il sindaco di Loria Alberto Battistella, «più siamo e più possiamo far sentire la nostra voce».